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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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venerdì, aprile 27, 2007

Il Gran Finale

Abbiamo finito di percorrere i chilometri per le strade d'Italia e in questo
tempo in cui i ricordi iniziano piano piano a riemergere e a disporsi come
perline su in filo tanto fragile quanto bello da portare al collo.Perchè sul
collo ci sarà quel filo da portare in giro nella nostra vita, quella che
verrà, al posto del pass, e significherà qualacosa per noi che non sappiamo
smettere di trasmettere. Sarà il nostro modo di dare un senso a questi
viaggi. Ritorneranno agli occhi pian piano tutti i posti in cui siamo stati
e di ciascuno rimarrà un pezzo di emozione vissuta per comporre questo
puzzle.
"Tutti qui" per me è stato qualcosa di diverso da un semplice tour. "Tutti
qui" è stato rivedere persone perse da anni e da cui la vita mi aveva
separato; è stato vivere il tempo ritrovato a pieno dopo un tempo buio di
tunnel polverosi e strade sassose; è stato prendere in mano con coscienza un
pezzo di vita tornato a galla; è stato vedere nei posti più lontani quegli
stessi visi che vederli sanno darti sicurezza, perchè è lì che maturi la
consapevolezza che il tuo passaggio ha lasciato un sorriso, un abbraccio, un
bacio, una carezza, un semplice ciao fatto con la mano, un occhiolino
strizzato ai lati del cuore, un messaggio nella notte sulla strada di casa.
"Tutti qui" è stato canzoni già sentite milioni di volte, ma che hanno
saputo bussare alle porte dell'anima con coraggio. E con lo stesso coraggio,
perchè non siamo eroi, ma coraggio ne dobbiamo avere per dare uno strattone
a chi vuol trattenerci, a chi cerca di impedirci di essere noi stessi, ci
siamo messi in viaggio.
In fondo non speravo di trovare sorprese, ma ne ho trovate tante. E questo
mi ha insegnato, se ancora ce n'era bisogno, che bisognerebbe partire sempre
con un bagaglio privo di aspettative, con occhi di bambino, con l'umiltà di
saper prendere anche il solo fatto di esserci come un regalo. E questo mi ha
ripagato.
Da Rieti, passando per Caserta due volte, Eboli, Treviso, Roma, Pescara,
Trieste, Milano, ancora Roma per concludere il mio "Tutti qui", è stato un
susseguirsi di percorsi diversi e per questo sempre nuovi. E a chi dice "ma
sono sempre le stesse canzoni" rispondo che, forse, vivere sempre le stesse
canzoni così, provando a cogliere e a guardare con gli occhi spalancati cosa
può esserce OLTRE un semplice e banale concerto, è meglio che viverne una
sola e non poter mai raccontare un domani com'era...
Non voglio raccontare del concerto romano, altri hanno detto e diranno
meglio. Voglio portare con me nel baule che si chiude, con difficoltà piano
piano, lasciando sempre trasparire la lucina di un ritorno, chissà dove,
chissà quando, le immagini che ora si presentano nitide, di quelle sorprese
inattese di questo immenso viaggio del cuore: Claudio che il 22 dicembre
suona sugli spalti del palaeur e ritrovarsi seduti accanto a lui, senza
saper esattamente cosa fare; poi il balconcino di Centocelle, quello del
ritorno a casa, il groppo alla gola, il sudore felice, la spensieratezza di
un pomeriggio spontaneo lontano dalle luci e dalle gabbie; e, infine, il mio
personale saluto, sulle note di Tienimi con te l'ultima sera a Roma, quando
Claudio ha fatto il giro del quadrato, a salutare tutti con un lieve tocco
di mano. Sento la mano che scivola via, lì mi accorgo che è finita e vederlo
andar via è dura da mandar giù, ma lì so anche che "il sogno ora finisce e
non finisce niente". Perchè il sogno lo dobbiamo costruire noi.
Alex

...Ora che il nostro viaggio ferma qua

e c'è un miraggio nuovo a illuderci

fare naufragio sulla realtà

e scrivere un messaggio e attenderci...

 


lunedì, aprile 23, 2007

"Tour dei balconi 2007: io c'ero"
Così recitava, questo pomeriggio, la maglietta indossata dallo staff di Claudio.
Ho avuto il privilegio di assistere a questo evento, partendo senza pensarci due volte, con la data di Milano ancora sulle spalle e la data di domani a Roma che mi attende...
In via dei Noci, a Centocelle, c'è un camion grande che sbarra un lato della strada e dietro la gente che aspetta. C'è nell'aria un non so che di emozionate.
Quando alzo gli occhi e vedo quel balconcino al 4° piano, sì, mi emoziono. C'è un piccolo microfono "scotchato" sulla ringhierina arruginita e, delle signore affacciate che guardano in basso la piccola
folla che va assiepandosi all'ombra di due platani che rilasciano i loro pollini di primavera. Eh sì perchè in via dei Noci, di noci nemmeno l'ombra. C'è un mixer audio tra i due alberi e signore che guardano incuriosite
l'apparato del fonico, con al collo i pargoli appena racimolati da scuola. Ci sono i pensionati del quartiere, le massaie con le loro sporte della spesa (molte lasceranno, oggi, i mariti digiuno), i ragazzini con gli zainetti sulle spalle. Ci sono io col mio zainetto che non so dove guardare, per catturare ogni istante di un pomeriggio che si annuncia da ricordare. Fa caldo in via dei Noci, i termometri segnano 29 gradi. Sul terrazzino della palazzina, al primo piano, tra piante di gerani scostate , ci sono gli strumenti al completo e microfoni e cavi e uomini della security che vanno e vengono. Tante televisioni, c'è pure il "Mollicone" Vincenzo, pallido come un cencio e di ritorno sul luogo del suo servizio a mostrare i luoghi di Claudio. Ci sono i giornalisti con i taccuini che intervistano chi possono, dalla signora del palazzo al pizzicarolo, ma purché dichiarino sotto giuramento che ricordano il piccolo Cucaio che da qui partì in volo per abbracciare le sette note e le settanta date. C'è un atmosfera di festa. Alle 13.30 in punto partono le note di "51 Montesacro" e Claudio con la chitarra inizia ad intonare le prime parole del suo viaggio di note rimbalzanti tra le palazzine della suburbia romana, è emozionatissimo, la voce stenta ad uscire, guarda con i lucciconi agli occhi quella piccola folla che lo guarda incuriosita. Prende coraggio, esegue uno dopo l'altro per intero i pezzi che vogliono essere  il suo omaggio alla sua terra natìa, "Con tutto l'amore che posso", addirittura "Piazza del Popolo", "Porta Portese" e scalda i cuori romani. E' commosso e un tantino imbarazzato, si asciuga il sudore e qualche lacrima, dopo aver detto che è contento di essere a casa e che non suonerà più nei palazzetti. Il suo viaggio terminerà domani nella sua Roma, con infine le due date da recuperare.
Superata l'emozione iniziale che è la stessa di tanti, giù in strada, me compreso, ricorda che quando era bambino mancava la tettoia sul balcone e che avrebbe voluto portare tutti e sei i muscicisti li su quel piccolo angolino affacciato sulla via, ma non ci sarebbero stati tutti insieme e non avrebbero potuto suonare. La gente si diverte ad ascoltarlo raccontare i suoi anneddoti.
Scende al primo piano ed ha inizio un vero e proprio concerto, con "Strada facendo", "Noi no" passando per "Via", "Mille giorni di te e di me", "Io sono qui", il solito medley di "antichi" successi e poi tanti aneddoti divertenti tra un pezzo e l'altro.
Anche la signora Teresa, che gentilmente ha ospitato il caravanserraglio baglioniano sul balcone di casa, stralunata per l'improvvisa celebrità è chiamata da Claudio al microfono. La simpatica vecchietta che Claudio definisce "grandissima amica di mia madre che però si è nascosta da qualche parte", prende la parola imbarazzata e salutando alla maniera papale, invita tutti a venirrla a trovare la prossima volta sotto il balcone, sottolineando però "quando torna Claudio!". Claudio sorridente la rimbrotta "non si metta a fare discorsi dal balcone che porta male" e poi dice a tutti i presenti di tornare tutti i giorni alle ore 14.00 "che la signora Teresa farà un discorso".
Claudio saltella sul terrazzino mentre esgue impeccabile il suo concerto da strada, saluta con la mano tutti coloro che lo cercano. Dalla strada, dai balconi in alto. Persino un cane sul davanzale assiste all'happening e un piccolo di pochi mesi che la mamma impietosa porta al sole romano per salutare il cantante.
Fa caldo, si suda ma si salta sulla vita e Claudio dice "il futuro è quello che conta", forse perchè è consapevole di essere giunto ad un suo personale bivio di artista ma ancor più di uomo.
Oggi, vederlo affacciato e divertendosi nel farlo, è stato come trovare un Baglioni più umano dopo il confezionamento preciso delle sue settanta-date-settanta. Sotto il balcone di Centocelle non c'era un canovaccio da seguire, c'erano occhi bambini che con tanta nostalgia guardavano al passato, e aprivano forse per l'ultima volta sotto casa, quell'imenso baule dei ricordi, ma con la forza di augurare a sè stesso e a quanti lo abbiamo in questi anni seguito con passione, "buona fortuna" per guardare al futuro perché in fondo, anche quando le note cesseranno, il sogno rimarrà sempre.
Alex
 

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