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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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venerdì, marzo 30, 2007

Bisogna saper tornare nel proprio recinto ogni tanto, lasciarsi chiudere tra le porte senza vento, che ti sbattono in faccia un momento ritrovato.

E la gente continuerà a non capirci niente, perchè siamo solo noi, soli, su questa strada.

O forse non capiamo più niente noi.

Ma importa veramente chi ha ragione?

Tanto lo so che la mia ragione è il torto di poter sognare.

martedì, marzo 20, 2007

Trieste 11 Marzo 2007 - Tutti qui
C'è stato un vento tiepido che ci ha accompagnato, ci ha spinto le ali nei piedi incerti, a salire lungo le erte della vecchia città dormiente.
Ci ha portati ancora una volta a ritrovarci, nel dolce sapore di un incontro, nell'amaro calice da bere che era già tardi per restare.
Ci ha spinti lungo la brulla costiera, sul serpente snodato tra le forre del Carso insanguinato ma verde ancora per una nuova primavera.
Ci ha parlato tra le foglie spazzate di azzurro e di nubi rossastre di un tramonto.
Ci ha spinti a fare scale, salire sulle terrazze, scendere nelle cantine, restare lì fermi a mezz'aria a guardare da un parapetto arruginito di sudore.
Ci ha aperto il cuore sui silenzi, la mente sui perchè, il corpo alla vita.
Ci ha alitato la sua voce, tenuti stretti in un abbraccio, ha asciugato poi le nostre lacrime stranite per esserci stati ancora.
Ci ha detto, infine, che sarà più bello tornare, quando risalirà a soffiarci dalle rocce, e ci porterà verso il mare.
Alex
 
PS: Grazie a chi ha fatto con me, questo viaggio nel vento...
 
...Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
 
(da "Trieste" - Umberto Saba)

mercoledì, marzo 14, 2007

"Seduti con le mani in mano..."

Cominciammo a scrivere un romanzo, fatto di carta leggera come una folata di vento e ci ritrovammo lì...seduti con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò... Passavano i treni carichi di pendolari e quella carta che sembrava sbiadirsi, tornò a prendere un colorito più autentico, color pastello di due guance rosa, color carne di due labbra screpolate, il colore di un sole caldo. E poi umido nelle ossa, e alzare gli occhi al cielo di un tramonto tardivo e star fermi a guardare scivolare un aliante dopo l'altro, seguendo la pista del cuore. Su di noi l'alito di un sogno, continuare a scrivere fino a fondo pagina, tra l'amaro sapore di un caffè, come la vita, e il triste declinare del giorno, come le stazioni. Le stazioni della vita non sono tutte uguali, a volte ci si ferma a riflettere su cosa fummo, perchè ci accadde ciò che non meritavamo. E starsene lì, su quella panchina mezza viola e mezza sporca, forse aveva un senso. Qualcuno ha capito che non valeva la pena farsi del male per una vita che non apparteneva ad altri che agli altri e che era meglio star ad accompagnare i treni e gli alianti sul cuscino del tramonto. In fondo è stata quella la pagina più bella, scritta per un romanzo che nessuno mai leggerà ma che sta li tra le mani e parlerà di noi. E il senso è quello: girare sempre la pagina, e scoprire cosa ci sarà domani, altre strade da incrociare, altre mani da tenere, altri baci inattesi, altri silenzi, altri sorrisi. E la fortuna di essersi incontrati, seduti con le mani in mano, quella, portarla sempre con sè.

 

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