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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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martedì, novembre 21, 2006

Ho fatto correre i tasti per lunghissimi minuti, come ad inseguire degli spazi da colmare. Fissavo lo schermo come inebetito e ripensavo ad una notte in cui parlai delle mie ossessioni. Avevo scritto tutto ciò che ho provato, rivivendole. Poi ho sollevato lo sguardo, fissando il muro che mi separa dal mondo e dal tempo. Ho digitato ancora qualche stanca parola. Ed ho cancellato, con un gesto, tante volte ripetuto. Mi risuonano suoni metallici, mentre spio lo schermo e lo vedo inghiottire l'ennesima parte inespressa. E nessuno saprà mai il motivo.

venerdì, novembre 10, 2006

Segni

Ti ho persa mia piccola poesia,

scritta in un luminoso giorno di maggio,

non sapevi dove ti avrei messa,

stavi lì su un foglio stropicciato,

persa nelle ombre di una tasca bucata.

E da lì forse sei fuggita via,

per sottrarre l'aria agli alberi,

per volare su di un'onda di velluto,

per vivere la tua vita semplice e vera,

per prenderti piogge e grandini sul viso.

Non potevi parlarle, sentire i suoi respiri,

domare le sue notti di lacrime e fiele,

sentire il tocco delle sue mani ambrate,

facendoti cullare nelle linee della vita,

nè avresti mai potuto morire in una scatola buia.

Ti sei rubata la vita che volevo donarle,

la morte che avrei voluto sottrarle,

e come un biglietto nella bottiglia di mari sconosciuti,

a un vecchio saggio parlerai di noi,

e non avrai altre parole per cibo che la nostra sabbia bagnata.

martedì, novembre 07, 2006

Tutti qui - Caserta, 3 e 4 novembre 2006
Una due giorni meteorologicamente gelida, ma ne è valsa ancora una volta la pena. Siamo andati, ancorassieme, con ancora nelle orecchie la calda eco del raduno reatino, a vedere questo inizio di tour, con la curiosità di sempre e, perchè no, con i dubbi, le ansie, le sane curiosità, l'eccitazione di un nuovo viaggio che sta per cominciare, i soliti zainetti sulla spalla.
Sono stati due concerti a mio avviso molto diversi, che nell'insieme hanno contribuito ad un bilancio positivo.
La prima data, una macchina ancora imperfetta, con qualche sbavatura di troppo, i soliti gestacci del cantante-Baglione al fonico, o non so a chi, incertezza anche "di scaletta" con alcuni episodi di mancata comprensioni tra Claudio e la band (come in E tu come stai?) e persino maglie della security poco strette con qualche invasione di campo dell' esuberante di turno poco gradita dall'artista. E' vero che l'acustica del Palamaggiò fosse imperfetta, non più di quella di tantissimi palazzetti italiani (vedi anche Rieti), ma si sono avvertite tutte le incertezze di una "prima vera" (le due date reatine apparivano più come date zero, per tipo di pubblico e struttura, a mio avviso). Poche parole e tutta musica per tre ore di filato: a memoria, mai un concerto baglionico fu cosi "stringato" nei tempi (anche se va detto che altri cantanti in 180 minuti ci fanno stare larghi almeno due concerti!).
Ma è stata forse proprio l'essenzialità, la dote di questo concerto che mi ha colpito, come coronamento di stagioni di mega-eventi di stampo circense e hollywoodiano cui il "nostro" ci aveva abituati e che alla lunga possono anche andare in cantina per cedere il passo a un diverso modo di intendere l'incontro con il pubblico, più diretto, senza schermi scenografici, ma comunque mantenendo il grande impatto visivo. Ottimi i virtuosismi luminosi, per un palco quasi minimalista se paragonato allo standard baglioniano, su cui si intrecciano egregiamente i movimenti del cantante nei vari quadri della scena (i 4 angoli del palco che racchiudono di volta in volta la band) rappresentativi di altrettamenti momenti dello spettacolo, i medley dell'aria, dell'acqua, del fuoco e della terra.
Il cantante entra in scena, al buio e chiama via via a raccolta i suoi compagni d'avventura sulle note di Tutti qui alternando pezzi eseguiti in versione intregrale come l'inossidabiule e coinvolgente Strada facendo, la corale Noi no, la soffusa Avrai illuminata dal tiepido abbraccio di centinaia di fiammelle accese dal pubblico.
Il medley dell'aria si apre con una giocosa Porta portese, mantenendo un tono leggero non certo per la scelta dei pezzi, ma senz'altro per la musica che sottolinea un'atmosfera rarefatta e "ariosa" appunto sino all'altrettanto giocosa Serenata in Sol che stupisce per la freschezza dell'arrangiamento.
I passaggi da un mini-blocco di pezzi intregrali ai medley e viceversa sono sottolineati da effetti acustici e visivi forse non resi a pieno dai rimbombi della struttura ma che sono suggestivi in quanto colti nel mistero del buio, mentre i numerosi schermi che prima del concerto avevano intrattenuto il pubblico, spingendolo anche a cantare, con il video orchestrale e in bianco e nero delle canzoni di Quelli degli altri tutti qui, mostrano via via immagini suggestive in tono con i temi dei medley.
Si passa al medley dell'acqua, forse il meno scontato in tema di arrangiamenti, con una particolare versione di Con tutto l'amore che posso, difficile da intuire all'attacco, e una toccante Io dal mare. E l'acqua che scorre sui video in forma di onde, di cascate, di ruscelli, lega le canzoni: dal Tevere che andava lento lento sino al mare, attraversando anche i laghi gemelli delle Ragazze dell'est,  le lacrime di Quei due (durante la quale l'artista "amoreggia" con un contrabbasso), sino alla metaforica Acqua dalla luna, con tanto di tamburo.
Colpisce ancora una volta per le limpide doti vocali la versione di Buona Fortuna, la prima parte "a cappella" e poi con l'ingresso dei musicisti, subito prima del medley della terra, in cui tornano e spiccano le sonorità etniche di Vivi e Le vie dei colori, accanto a versioni più ritmiche persino di pezzi come I vecchi e l'inossidabile Un pò di più.
La seconda parte del concerto inizia in modo scoppiettante e il pubblico inizia ad alzarsi in piedi, il cantante al centro del palco, su cui stazionano decine di bauletti colorati e strumenti e microfoni qua e là, domina la scena lanciando verso l'alto il suo Cuore d'aliante. Note di note, con la necessaria illuminazione blu è l'ultimo momento per rilassarsi prima del medley del fuoco, quello proposto in anteprima al raduno di Rieti, quello che dà le scariche di adrenalina al pubblico. Con Cinque minuti e poi, la prima serata, Claudio vuol omaggiare l'ultimo lavoro scegliendo il pezzo più rappresentativo di Quelli degli altri tutti qui, ma forse le strane difficoltà vocali e musicali (il giorno prima da Morandi l'esecuzione era stata impeccabilmente valida) gli faranno preferire, nella serata del bis, la più sicura Tienimi con te.
Travolgente come sempre è Via, in cui i giochi delle trombe imbracciate dagli "uomini di fatica" del palco anticipano solo ma non sostituiscono l'assolo finale del bravo batterista Pisetti.
Il momento più toccante è rappresentato dal medley della storia del cantante, in cui i grandi successi, quelli tanto amati e a volte odiati, si susseguono mentre scorrono sul video le istantanee di un album di ricordi che vede Claudio appena nato, studente, strimpellatore di periferia e poi artista di successo, manifestarsi nel suo polimorfismo quasi catturando lo sguardo dello spettatore ancor più dei giri che fa fare alla sua tastiera sul palco mentre canta e suona all'impiedi. 
Il finale vede Claudio assoluto protagonista della scena, e Io sono qui, annunciata da un simpatico gioco di chitarre elettriche che salgono di tonalità fino a lanciare l'inconfondibile attacco del pezzo, precede Mille giorni di te e di me e l'apoteosi de La vita è adesso, in cui il pubblico lascia definitivamente le postazioni a sedere per saltellare e salutare non senza rammarico la fine del concerto.
Un concerto che tutto sommato non offre spunti particolari di novità, se non di breve durata e quasi per intenditori delle sette note, ma che tuttavia convince per la coralità e l'essenzialità.
Un Claudio che non ha voluto stupire a tutti i costi ma che, da sè, reggendo a buoni livelli vocali tre ore praticamente ininterrotte di spettacolo non può che affascinare sia chi, per la prima volte assiste ad una sua performance sia gli aficionados che pur non trovando motivi di immensa novità scenico-musicale possono apprezzare in un corpus unico 40 anni di carriera, attraversati da un tocco di freschezza e sempre con immutata maestrìa.
Alex

 

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