Descrizione Blog

E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

Sulla coda del tempo...

oggi
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003

Quanti hanno sognato

*loading*

On air

Arrivederci o addio - Claudio Baglioni

Links

Claudio Baglioni per poi cliccarci su...

I Blogs in cui viaggio

E non ci perderemo nel cammino... i blogs "rimbaglioniti"....

Non smettere di trasmettere

[Blog Pager]

Tienimi con te

Altro

Indexed by the FreeFind Search Engine.

giovedì, settembre 21, 2006

Il suonatore Jones

La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.

Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto
.

E.L. Masters - Antologia di Spoon River

mercoledì, settembre 13, 2006

BAGLIONI AL PARLAMENTO EUROPEO
Lieve, quasi in punta di piedi, straordinario nei toni misurati, questo intervento di Baglioni pubblicato da "Famiglia Cristiana", in occasione del concerto tenuto al Parlamento Europeo, che abbiamo potuto ascoltare in streaming tramite il web.
Stupisce (o forse no), per la profondità dei temi trattati con grande intelligenza, anche in risposta alle polemiche dei giorni scorsi.
Un argomento, questo, difficile da trattare, senza cadere nella retorica banalità la cui eco siamo ormai avvezzi a "tollerare".
Alex
===========================================================

"VOCE" DI CHI NON HA VOCE

Pubblichiamo il testo dell'intervento di Claudio Baglioni alla Conferenza
internazionale sull'immigrazione che si è tenuta il 13 settembre a
Bruxelles, nella sede dell'Europarlamento.


Vengo senza bandiere, senza colori, senza tessere di partito. Senza
pretendere di suggerire visioni politiche, senza forzature ideologiche,
libero da orientamenti pregiudiziali. Vengo come ambasciatore di domande,
non come possessore di risposte. A chiedere, non a portare soluzioni.

Vengo nel cuore istituzionale d'Europa, nello spirito di "O-scià" (la tre
giorni di musica dal vivo sulla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa, che,
giunta quest'anno alla sua quarta edizione, è in programma il 28, 29 e 30
settembre, ndr.), per sollecitare istituzioni, forze politiche, media e
opinione pubblica a una riflessione autentica, profonda e non di circostanza
su un dramma che riguarda il presente, ma anche l'equilibrio e lo sviluppo
futuro del nostro continente e dell'intera area del Mediterraneo: il dramma
dell'immigrazione clandestina.

"O-scià" non è qui per porre un problema di solidarietà o formulare un
generico appello alla carità o alla fratellanza. È qui per parlare di
diritto, economia, sicurezza. Per chiedere all'Europa di garantire a tutti -
anche ai migranti: minori quasi sempre "invisibili", donne, uomini - quei
diritti universali e inalienabili che sono propri di ogni uomo, senza
esclusioni, né eccezioni; di concorrere a costruire opportunità di
sopravvivenza, lavoro e sviluppo per quei Paesi dai quali sono più forti le
spinte migratorie; di farsi esportatrice di pace, libertà, sicurezza e
stabilità per tutte quelle aree che vivono un insostenibile e preoccupante
deficit di tali valori.

Alle porte dell'Europa, che ha tutto e può tutto, bussa chi ha nulla e può
nulla. Lo abbiamo fatto anche noi, quando eravamo poveri e senza
prospettiva. E non esiteremmo a rifarlo se si rendesse di nuovo necessario.

A ciò si aggiunge il fatto che, oggi, la società globalizzata non ammette
più oasi verdi, zone franche o compartimenti stagni. Se, quindi, da un lato
c'è l'urgenza di puntare a rimuovere le cause di quell'immigrazione volàno
di disagi, tensioni e squilibri, dall'altro c'è bisogno di una legislazione
aperta e intelligente, capace di regolamentare accessi e presenze, anche in
considerazione di precise lacune ed esigenze delle economie continentali. Da
noi la domanda di manodopera di imprese e famiglie (lavoro stagionale,
domestico, assistenza ad anziani e malati) cresce, e, con essa, cresce il
bisogno di combattere piaghe quali il lavoro nero e lo sfruttamento di donne
e minori.

Perché l'Europa? Perché Lampedusa non è una zattera rocciosa alla fonda in
un tratto di mare più vicino all'Africa che all'Europa. È un quartiere di
Bruxelles. Un quartiere periferico, certo; per molti aspetti, forse, tra i
più disagiati dell'intera Unione. Ma lì vivono cittadini europei come tutti
gli altri. Cittadini che dovrebbero godere almeno di pari diritti (visto che
non si può parlare di pari opportunità) rispetto a chi vive a Parigi,
Londra, Berlino o in qualunque altro piccolo o grande Comune d'Europa.
Perché il diritto non si misura in chilometri e non diminuisce con l'
aumentare della distanza che ci separa dal cuore delle nostre istituzioni.

L'immigrazione clandestina è, dunque, un problema europeo ed esige una
risposta europea.

"O-scià" è qui per sollecitare tale risposta. Ma lampedusano ed europeo -
nell'intenzione almeno - è anche chi bussa alle nostre porte nella speranza
di trovare ciò che nella sua terra gli è negato: libertà, pace, salute,
lavoro. In una parola: futuro. Non lo chiede formalmente, certo. Non ne
avrebbe il tempo. In nessun caso. Lo chiede di fatto, nel modo più urgente e
drammatico. Abbandona tutto - terra, casa, famiglia, affetti - e impegna
tutto per rischiare la vita in mare aperto, su un relitto sul quale nessuno
di noi metterebbe piede, nemmeno se fosse saldamente ancorato in porto.
Cerca di eludere i controlli e raggiungere, a qualunque costo, l'estrema
periferia sud di Bruxelles: Lampedusa, appunto. Riusciamo a immaginare una
domanda più pressante e definitiva? Non è una semplice richiesta di aiuto. È
un urlo lacerante, che risuona dal Mediterraneo al Mare del Nord. Possiamo
continuare a fingere di non udirlo?

È singolare che, parlando di clandestini, ci si soffermi sempre sui problemi
costituiti dal loro ingresso e non ci si interroghi mai sulle ragioni del
loro fuggire dai Paesi d'origine. Perché? La domanda non è mia. È di papa
Benedetto XVI, formulata lo scorso ottobre, in occasione della Giornata
mondiale del Migrante e del Rifugiato. Credo sia la domanda fondamentale.

In certe condizioni, migrare non è una scelta. Al contrario: lo fa chi non
ha scelta. In presenza di un'alternativa, nessuno rischierebbe tanto.

Ebbene, l'Europa politica è chiamata a lavorare per costruire quell'
alternativa. Se non per solidarietà, per necessità. Chiudere le porte non è
solo inaccettabile dal punto di vista etico: è anche tecnicamente
impossibile e, per molti aspetti, può risultare addirittura economicamente
controproducente. La cronaca quotidiana lo dimostra. In Europa e in tutto il
mondo. Per questo "O-scià" - che quest'anno ha ottenuto anche il sostegno
ideale dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e di
Amnesty International - è a Bruxelles, per chiedere politiche illuminate e
lungimiranti in grado di ristabilire il diritto, garantire pari dignità e
pari opportunità a chi c'è e a chi arriva e costruire le condizioni
politiche, sociali ed economiche per le quali migrare torni a essere un'
opportunità e non una scelta obbligata per la sopravvivenza.

Un compito difficile, certo, ma - come la storia dimostra - non impossibile.
Anche perché, quando la causa è alta, l'uomo si scopre capace di coprire
qualunque distanza.

Claudio Baglioni

>