
venerdì, agosto 25, 2006Sul Corriere della Sera di ieri Claudio Baglioni è intervenuto personalmente
Baglioni replica al «Secolo»: la tre giorni di musica a Lampedusa è un modo Scritto
da alexdio alle ore: 13:31 | commenti (3)
domenica, agosto 20, 2006E sembra non ci sia più nulla da dire. Più nulla da comunicare al mondo. Il mondo che non legge, che non capisce, quello che gira sempre e comunque. Lanciare un messaggio in una bottiglia, nel mare, sogno di un qualcosa da avvenire, da venire, sogno di saper come finire e non chiedersi mai più perchè quando si dovrà cominciare.E non ci separeranno le lame di vento che hanno tentato di impedire il mio peregrinare fra isole cosi sole da apparire macchie d'oasi nella sabbia sterminata di un deserto. E nemmeno le parole cosi sciocche, senza senso alcuno che quello di ferirsi. Forse il tempo, quello solo potrà annullarci, chiuderci, in quella bara di cristallo, trasparente come il mio cercare, cercare e mai trovarti veramente. Ci sta provando ma anche il tempo suda le sue pene. Perchè sono io qui, a combattere la mia battaglia, ancora una volta immensamente solo.
Scritto
da alexdio alle ore: 00:22 | commenti (5)
giovedì, agosto 03, 2006La barca Ester Ho riportato a casa l'immagine di una barca. Mi è parso, non appena i miei occhi si sono posati sullo scafo dal colore incerto e corroso dalla salsedine di tanti estati e inverni in mare, uno di quei relitti abbandonati che dormono a pancia in giù, stremati da lunghi viaggi clandestini. Tnate ne vidi di simili. Il motore stentava a partire, tossendo, nella baia davanti all'isola, un filo di gas per superare il vascello dei pirati-turisti, a solcare la patina oleosa del mare azzurrino. Troppo bollente per essere un mare. Troppo freddo per essere del tutto amico, come in tanti tempi in cui dalla bassa scogliera gli dipingevo ombre dinanzi con gli occhi velati. Si udivano pianti e risate di bambini che morivano nel sole ed anche quella luce diafana del primo mattino sembrava allontanarsi con essi, man mano che quell'assurdo legnetto riverniciato male sollevava i suoi lombi come uno stantuffo moribondo sulle prime ondicelle solitarie. Su un fianco, avevo intravisto, avanzando sul molo scalcagnato e grattato dal sale, quasi nascosto il suo nome. “Ester” si chiamava, come il personaggio biblico, “colei che nasconde”, “luce nascosta” ed anche “mirto”, la pianta delle virtù che è però molto amara. Forse mi nascondeva qualcosa quella barca, o mi rivelava, o di me si burlava. Eppure mi ha fatto, per un breve tempo, veleggiare senza vela, volare senz’ali, correre senza fiato per andare. La sedia cigolava attorno e una vecchia tanica arancio, da cui traboccavano fili d’olio, ondeggiava gracchiando. E poco gas per andare avanti. L’acqua cristallina lambiva delle rocce appuntite come coltelli biancastri e chiazze di nafta rappresa su cui tanti gabbiani grigi si son posati. E chele di granchio rinsecchite e valve di noci ormai stinte. La barca impotente e stempiata faceva lo slalom fra meduse violacee grandi come un pugno. Poi in una secca di ghiaietta e sabbia, gli scalmi arrugginiti hanno accolto, saldi, due remi. E’ bello vederli rifrangere nel mare, pare che si spezzino e che gli sforzi per riportare la rotta siano vani del tutto. E come è difficile a volte, domare anche la calma più piatta, se non si sa dove andare. E la barca non lo sapeva e il rematore nemmeno.E quando è tornata a riposare al molo assolato del primo pomeriggio, una vecchia gomena ne ha stretto i fianchi alle sue sorelle e cosi l’ho lasciata. Guardandomi un po’ di volte indietro, nei passi sudati.
Scritto
da alexdio alle ore: 23:29 | commenti (9)
|
![]() |
>