
giovedì, giugno 29, 2006Macerata - Serata di magìa Avrei voluto scrivere qualcosa sull’evento a cui ho avuto il piacere di assistere giorni fa a Macerata. Ma più volte ho provato a riordinare i pensieri senza riuscirci. Mi spiace per chi si aspettava una cronaca dettagliata del concerto. Per quello forse i quotidiani e i più bravi dicitori sono stati sufficienti. Resta qualche parola che mi risuona in mente da quella lunga serata, poi tramutatasi una notte insonne di afa e di eccitazione emotiva. E senza porre tempo alcuno tra la fine e l’inizio di un ritorno. Un viaggio senza soluzione di continuità. Un viaggio lungo, difficile per le condizioni atmosferiche proibitive, caldo opprimente, stanchezza di una settimana lavorativa sulle spalle. Toccata e fuga in mille chilometri di follia. Quella lucida, che fa star bene. L'entusiasmo di partire, di prepararsi a vedere volti amici, l'incertezza di come sarà questa ennesima avventura. L'attesa, sempre quella, immutabile nella sua ritualità un po’ sciocca. La partenza con un nuovo compagno di viaggio, uno zainetto per contenere tutte le cose ed i perché, dopo le piccole disavventure fiorentine. Lo Sferisterio è un luogo magico, posto al centro di una città del tutto peculiare e unica nel suo genere architettonico. La facciata, elegante ed austera racchiude una perla di acustica e d'arte, per il “diletto pubblico” come recita l’iscrizione che troneggia in alto. La piazzetta adiacente allungata verso l’alto, è un salottino, in cui una cappa d’afa opprimente non smorza entusiasmi e note perse nel tempo a cavalcare le voci chiassose di bambini che giocano allegri.
Il teatro protagonista dell’evento assieme a Claudio Baglioni, spettatore di note e attore in una rara unità tra musica e parole. Nella notte di Macerata il revival che è forse più attuale che mai, omaggio assoluto alla musica italiana, a quei grandi a volte colpevolmente dimenticati, da De Andrè a Bindi, passando per Endrigo, Tenco e Gaber. E poi il legame con Domenico Modugno, con Lampedusa, con la canzone napoletana, magistralmente interpretato con Dolcenera. Nuove generazioni di voci che incantano e si incantano di fronte alla voce di Claudio che fa vibrare corde a volte nascoste in fondo all’anima.
E nessuno può restare indifferente. Quasi il timore di disturbare le atmosfere soffuse, di luci, di note, di una voce calda e vibrante ai suoi livelli tonali più eccelsi. Senza strafare a tutti i costi, ma con grande umiltà e professionalità, quelle di un artista che tutte ne ha viste, e tanto o forse troppo ha dato in pasto di sé, ma che ha ancora voglia di mettersi in discussione e di imprimere i suoi sigilli indelebili alla cultura del nostro paese. C’è spazio per un premio, conferito dal Rettore dell’Università di Camerino al cantante che ha saputo unire le generazioni, che ha dato voce ai giovani di ieri e alle donne e agli uomini di oggi e di domani e si pone, umile e dignitoso (ma proprio per questo umanamente più grande) in ascolto dei giovani d’oggi col loro bisogno di risposte. Un Claudio Baglioni meno simpaticamente cialtrone del solito, con le spalle a doversi portare il fardello delle sue apparizioni fugaci in televisioncine e televisionette che non ne hanno scalfito la capacità di emozionare.
Il suo saper essere serio ma non serioso, in momenti come quello vissuto tra gli archi dello Sferisterio, ne fa apprezzare ancor più le doti di comunicatore, anche solo di sguardi corrucciati, intensi e buffi e soprattutto veri. In bilico fra la voglia di apparire dettata solo a volte dalle forze esterne ed ineluttabili dello star system, e la capacità innata di stupire. Con le sue canzoni eterne e pur sempre da scoprire in una diversa intonazione, in un diverso arrangiamento, in un timbro di voce che sa comunicare emozioni nuove, di cui a Macerata, ha dato un solo timido finale assaggio con “Mille giorni di te e di me”, Claudio tiene a sé legato un pubblico trasversale. E ne è la dimostrazione il calore tributato dal pubblico fine ed esigente e niente affatto assuefatto a modelli pre-confezionati, presente alla manifestazione. Quasi defilato, come sui quattro assi di palco montati su una spiaggia di un’isoletta lontana o come timido cavaliere di un camion che girava la periferia romana, è richiamato più volte dal presentatore per offrire qualcosa di più.
Ma Claudio aveva già offerto il suo meglio, interpretando canzoni immortali e dimenticate, lustrate dalla sua voce placida e pulita e la gioia di tutti, anche di chi lo ha seguito da tutta Italia con la passione di sempre, era già ampiamente ripagata. Sul palco a presentare questi testi immortali, così come a ricevere l’ennesimo premio, e poi quando al termine è letteralmente fuggito via per non rubare la scena agli altri artisti, ha mostrato ancora una volta, di poter rispondere a chi, per troppo affetto forse, vorrebbe piegarlo alle proprie esigenze. E se sono passati decenni, non si direbbe. Viviamo questo tempo ancora per metterci in viaggio e per restare in ascolto di Claudio, oggi più che mai uomo libero tra il desiderio di apparire e la capacità di stupire. A.
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da alexdio alle ore: 19:27 | commenti (9)
martedì, giugno 27, 2006Artisti di strada, forse figli di una musa minore o di una strada imboccata contromano o forse solo figli di nessuno, mi colpiscono con i loro racconti, le loro poesie, i loro pensieri sparsi, mentre sgomito pigiato fra giornali svolazzanti di una umida aria sudaticcia d'afa e di deserti umani. Sono i deserti del metrò, pezzo di ferro senza ruote che rincorre le sue fermate, tutte uguali, sempre le stesse e dai colori cosi rabbuiati da sembrare diversi. Mi tuffo nelle parole stampate su librettini di carta velina, per non accorgermi che un'altra fermata è alle mie spalle e che la prossima sarà ancora la premessa dell'ennesimo stillicidio di pensieri inutili. Inutili perchè non troveranno mai risposta le mie domande. E sfoglio distratto quelle paginette con le loro storie surreali. E ci sono coppie che si raccontano i sogni al mattino, vecchi barboni che hanno perso per sempre i loro sogni avvizziti, amori orali in ascensori grigio-metallo, e poi pazzi enigmisti, studenti fuori sede ingoiati dal magma della città violenta. Mi distrae lo sbuffo delle porte semoventi, mentre un cane ciondola nel tunnel pedonale per sfuggire al caldo opprimente, ma alla fine non resterà molto di una mattinata di pensieri duri da mandar giù come sassi. Tranne questa poesia, che ho letto più volte. In quel tunnel. Sottovento I pensieri ondeggiano in testa, come veli mi accompagna il tuo riflesso, sui vetri azzurrati mi domando il motivo per cui il ritorno è sempre più malinconico sarà l'imbrunire o il fuoco tra le pieghe del tempo ma là sotto tutto arde ed è un istante realizzare quanto è scivolato via dal bordo del bicchiere e dalle pagine senza inchiostro mi piacerebbe ritrovarti e camminarti a fianco ma lieve e leggero come succede in quelle giornate di grazia ventose e cariche d'acqua dove tutto si affretta mentre io respiro, calmo e mesto tutta la grigia nostalgia intorno.
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da alexdio alle ore: 16:09 | commenti (3)
lunedì, giugno 26, 2006CLAUDIO BAGLIONI - IL NUOVO TOUR
Si parte da Caserta il 3 Novembre
"Tutti qui": da novembre per la prima volta in tour tutta la sua storia e tutta la sua musica Si chiamerà "Tutti qui" e partirà dal Palamaggiò di Caserta, Venerdì 3 novembre (prevendite biglietti dal 3 luglio) il nuovo tour di Claudio Baglioni nei palasport delle principali città italiane. Tre ore di grande musica dal vivo, con una selezione mozzafiato tratta dalle due super-premiate (6 dischi di platino!) raccolte "Tutti qui" e "Gli altri, tutti qui", gli unici due cd tripli della storia del pop ad aver scalato, contemporaneamente, le classifiche dei dischi più venduti. Il meglio del meglio dei quarant’anni di carriera di uno degli artisti più seguiti e amati, in uno show irripetibile nel quale –per la prima volta- alcuni brani vivranno del fascino delle edizioni originali.
I biglietti sono disponibili sul circuito ticket-one collegandosi al sito http://www.! ticketone.it oppure nelle abituali prevendite. Informazioni sulla tournèe di Claudio Baglioni sono disponibili sul sito ufficiale dell’artista http://www.patapan.it oppure su http://www.friendsandpartners.net/
INFO LINE 02/4805731.
Di seguito le date finora confermate:
NOVEMBRE 2006
3 Venerdì Caserta Palamaggio'
6 Lunedì Andria (BA) Pala Andria
9 Giovedì Palermo Palasport
13 Lunedì Acireale (CT) Palasport
16 Giovedì Taranto Palamazzola
20 Lunedì Eboli (SA) Pala Sele
22 Mercoledì Perugia Palaevangelisti
25 Sabato Livorno Pala Algida
27 Lunedì Genova Mazda Palace
DICEMBRE 2006
4 Lunedì Verona Palasport
7 Giovedì Bologna Palamalaguti
9 Sabato Treviso Palaverde
12 Martedì Milano Datch Forum
13 Mercoledì Milano Datch Forum
16 Sabato Firenze Mandela Forum
19 Martedì Roma Palalottomatica
20 Mercoledì Roma Palalottomatica
il tour continua...
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da alexdio alle ore: 18:03 | commenti (3)
giovedì, giugno 22, 2006Partenze Un nuovo compagno di viaggio e un pò di vento. Senza ciò che ero e con ciò che forse non sarò mai. Ma sempre con qualche sogno perso da ritrovare. Contatti lenti, implacabili, segni dal passato. Fiori che non sbocciano, lì con me, nello zainetto. Andiamo, è ora di riprendersi la polvere di un'illusa stanchezza. E quando non si riesce a spazzarsi dentro, bisogna partire. Massacranti strade sterrate, a piedi. Mari da sorvolare, terre nuove da scoprire. Come isole deserte, ma se fossi ancora solo? Sarebbe uguale, mi porterei con me il mio sogno. Sempre. Ma col mio nuovo compagno di viaggio che un giorno perderò. Del resto, aspettare altrove è sempre meglio che aspettare qui.
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da alexdio alle ore: 23:45 | commenti (8)
mercoledì, giugno 14, 2006Baglioni sarà al Musicultura Festival: il 23 Giugno all'Arena Sferisterio di MacerataDopo vari incontri il grande cantautore romano ha accettato l’invito del direttore artistico del Musicultura Festival comunicandoglielo personalmente. Da anni i due sono legati da profonda amicizia e reciproca stima e da anni Claudio Baglioni fa parte del Comitato Artistico di Garanzia. La sua è stata da sempre una presenza caratterizzata dalla grande generosità e dalla competenza artistica. Come si può dimenticare quando nella XI Edizione essendo già stato ospite della prima serata, venendo a mancare nel terzo giorno la presenza di Fabrizio De Andrè per motivi di salute, lui ritornò da Roma sul Palco di Musicultura per sostituirlo con una modestia ed una bravura tipiche soltanto dei grandi.
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da alexdio alle ore: 12:49 | commenti (6)
giovedì, giugno 08, 2006Ieri, ora, domani E saper trovare anche, tirato fuori da una tasca logorata, in una carta accartocciata dalla sabbia e dal sole, un modo diverso di veder le cose. Con gli occhi di allora, gli occhi di una giovinezza inquieta, gli stessi che ora guardano domani che non c'è ancora e forse mai. Ma non importa in fondo, se cogliere un attimo solo sa restituire la pienezza di quel tempo. Per questo si vive, anche per riafferrare, con le mani tremanti e viscide di tutta la pioggia caduta in una piccola stanza, lo scampolo che nascondeva il futuro che sarebbe venuto. E tenerlo davanti a quegli stessi occhi, che ora guardano indietro, quando girava un pezzo di vinile su un piatto polveroso e - abbassa quel volume torna in te smetti di sognare perchè il tuo domani è già segnato sarai come tutti e diverso da nessuno avrai tutto quello gli altri vogliono - e fermare il respiro un attimo e piangere chino su una sediola più bassa e spalle curve ma cuore in alto. E persino capire dopo i lunghi anni dell'attesa che certi domani erano già lì, scritti nero su bianco, ondeggianti tra le note, a parlare un linguaggio sconosciuto e affascinante. Codice d'altro tempo, memoria di un ciclo di futuro che era stato già altrove, ma non ancora accanto. Sprofondando, con la paura di sempre, in un addio dopo l'altro ed un altro ancora, e cassetti sempre da chiudere e mai uno spiraglio di luce attraverso le ante chiuse e nemmeno spalancate un poco. Il parapetto da cui saltare giù stava lì ma cosa c'era oltre se non un'altra scala da salire. E le forze andavano e venivano come le lancette sulle ore. Erano lunghi interminabili stracci di tempo che lasciavano il posto, subito o subìti, ad attimi inequivocabili. Ora, tutto intorno, con le pieghe del tempo che squarciano un sorriso, un grazie da dire e un grazie da mandar giù. Ma non si sa da chi. Ed ora, che tutto il fiato non c'è più, avere voglia di andare a conoscere il mare. A. Ore a pancia sotto quando il pomeriggio si sbriciolava in polvere d'inverno e un treno elettrico girava e se si rovesciava ci soffriva un po’. Quando la musica della fine delle trasmissioni invadeva la cucina e una tristezza sottile un panno gocciolante s'impadroniva di lui. E non sapeva dargli un nome. E del suo piccolo petto. Nel petto un canto un canto nella gola la gola in un collo un collo da ragazzo un ragazzo fra tanti ragazzi in una piazza una piazza nell’aria nell’aria uno sparo uno sparo nel petto. (Oltre...i gusci) Scritto
da alexdio alle ore: 21:58 | commenti (5)
mercoledì, giugno 07, 2006Ondate Mentre girano nella testa suoni dolci che evocano un passato mai vissuto eppure presente a sè stesso oggi, solo ora e qui ed in nessun altro luogo., ripenso a quanto la vita può abbreviare il tempo che ci resta prima di salpare. Pare vi siano alterne fasi che, ad ondate serrate, decise, si snodano sul percorso e che non ti danno attimi per asciugarti gli spruzzi di schiuma dal viso intorpidito dalla calma piatta. In una di queste improvvise accelerate del tempo, è come se venisse a mancare la capacità di ricucire una lontananza, di riportare indietro anche le lancette di un sogno o di un incubo, di capire, lucidamente, che qualcosa o qualcuno ti sta portando via qualcosa o qualcuno. E vedi chi ti sta accanto che ha paura, che si consuma lentamente in una folle giostra che mai potrà fermarsi. Bisogna saper aspettare il ritirarsi della marea per capire che si può scendere solo per prendersi un po di vento sulla faccia. Non riesci ad entrare nei pensieri di chi sta accanto. Ricordo un tempo quando mi domandarono con un silenzio ed io capivo. Quando mi pregarono con un gesto ed io ero sempre pronto ad indossare la giacca dei miei perchè, dei miei forse, dei miei chissà per beccarmi il mio vento sulla faccia e mi riparavo nascondendo il viso. Quando nascondi il viso, nessuno vuol leggere il cuore. Ora, in questo tempo che corre, con queste zaffate violente di ritmi aumentati in modo innaturale, non servono più giacche nè nascondimenti. Ora puoi renderti conto che pian piano un'altra folata di vento o un'onda anomala si porterà via qualcos'altro di te o qualcun'altro da te. E niente si può aggiungere a queste onde perchè esse portano la vita, comunque.
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da alexdio alle ore: 18:17 | commenti (5)
lunedì, giugno 05, 2006
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da alexdio alle ore: 14:25 | commenti (4)
sabato, giugno 03, 2006Rotte A volte le parole sanno indicare la rotta. Ma sono tante le direzioni da prendere insieme, per uscire dal lungo tunnel lastricato di coriandoli finti, puzzle di immagini che si staccano uno ad uno come l'intonaco scacciato dalla muffa umida su un vecchio muro. E mi prendono in giro cadendomi sugli occhi. Vedo per un attimo colori e luci e sorrido. Sto cercando una mèta che non esiste. "Non ti buttare via, abbi cura di te, tu sei importante, sii felice, sei una persona splendida". E mille e mille frasi senza senso, mentre non c'è più est, dove tutto inizia e sud, dove la vita vive e ovest dove tutto finisce, e nord, dove soli, si sogna. Mi piacerebbe girare la bussola, un giorno dopo l'altro, e cambiare i punti cardinali con un soffio. E girare, girare, girare tutto intorno alla mia àncora che tiene salde le mie caviglie qui ed in nessun altro luogo.Per poter svegliarmi al mattino e fiutare il giusto Nord, e andare. O aspettare un vento forte, ad indicare il porto da cui salpare e forse uno in cui gettare di nuovo l'àncora. O non gettarla mai più. A. "Domani e poi domani quei giorni continueranno a splendere per conto loro, come se io fossi ancora qua o come quando morirò, ora o tra mille anni indifferenti e uguali, e per ogni domani separati da me, irrecuperabili come il suo sguardo. "Perchè sei rimasto, che cosa ancora ti trattiene?" E potevo dirgli la cosa assurda? Potevo dirgli ritrovare uno solo di quei giorni intatto com'era, ritrovare una mattina per caso uscendo con la barca me stesso - al punto di partenza e rimettere tutto a posto da quel punto. Fino all'estate scorsa, ultima estate, ogni giorno ostinato rispondendo al messaggio, ai colpi del maglio dal mare, e sapendo che insieme la luna e il sole vanno nel cielo di mezzogiorno, che il mare è senza avventura, che il tempo passa e sale con l'acqua sulle mura del palazzo, e un giorno, tra mille e mille anni uguale a questo, oggi è una bella giornata, dirà un raggio sulla parete." (da Ferito a morte - Raffaele La Capria) Scritto
da alexdio alle ore: 18:51 | commenti (4)
giovedì, giugno 01, 2006Sfogliando le pagine di un romanzo di John Steinbeck, ho trovato questi versi, tristi, ma bellissimi. Non so chi li abbia scritti e per chi. So che meritano di essere letti e, forse un pò ricordati. Per capire quanto sia difficile lascir morire brandelli di vita.
Crisantemi neri
Ora
Se vedo nell'anima mia la bella dai seni simili a cedri,
Tutta color dell'oro, col volto quali le stelle notturne,
Che la illuminano; col corpo rischiarato dalla fiamma,
Ferito dalla sfolgorante lancia d'amore,
La mia prima, in ragione dei suoi giovani anni,
Allora il mio cuore è sepolto vivo nella neve.
Ora
Se la mia fanciulla dagli occhi di loto tornasse da me,
Stanca del dolce peso del giovane amore,
Ancora la darei a queste assetate braccia gemelle
E dalla sua bocca berrei il greve vino,
Come un'ape vacillante, pirata che svolazza con grazia
Ruba il miele al nenùfaro.
Ora
Se la vedessi giacere tutta occhi grandi
E per il collirio il margine della sua guancia
Allungato fino all'orecchio luminoso, e col pallido fianco
Sofferente per la febbre della mia lontananza,
Allora il mio amore per lei sarebbe ghirlande di fiori, e la notte
Un amante dai capelli neri sul seno del giorno.
Ora
I miei occhi stupiti di non più vedere, creano, creano
Volti della mia fanciulla perduta. O riccioli d'oro
Che sfiorate guance come piccole foglie di magnolia,
O candida, morbida pelle, dove
Le mie povere labbra abbandonate hanno scritto eccellenti
Stanze di baci, e non ne scriveranno più.
Ora
La morte mi manda il tremolìo di palpebre incipriate
Su occhi folli e la pietà del suo gracile corpo
Rotto per la stanchezza della gioia;
I piccoli fiori rossi del seno saranno il mio conforto
Muovendosi sopra i veli, e per il mio dolore
Umide labbra di corallo che un tempo io dissi mie.
Ora
Chiacchieravano nei due bazar della debolezza
Di colei che fu sì forte nell'amarmi. E piccoli uomini
Che comperano il grasso intorno agli occhi; eppure
Nessun Principe della Città del Mare l'ha presa,
Per portarla al suo tetro letto. Piccola solitaria,
Tu ti stringi a me come una veste; fanciulla mia.
Ora
Amo occhi neri e lunghi che carezzano come seta,
Sempre, sempre occhi tristi e ridenti,
Le cui palpebre danno un'ombra così dolce quando si chiudono
Da far pensare a un nuovo e bello sguardo di lei.
Amo una fresca bocca, sì, una bocca profumata,
E ondulati capelli, sottili come fumo,
E dita leggere, e riso di verdi gemme.
Ora
Ricordo che mi rispondesti così piano,
Quand'eravamo un'anima sola, con la mano nei miei capelli,
E al ricordo che ardeva s'arrotondavano le tue labbra vicine:
Ho veduto le Sacerdotesse di Rati fare all'amore al calar della luna
E poi in una sala coperta di tappeti, con una lucente lampada d'oro,
Stendersi noncuranti in un angolo per dormire.
(tradotto dal sanscrito da E. Powys Mathers)
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da alexdio alle ore: 11:49 | commenti (8)
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