
venerdì, aprile 28, 2006Il viaggio Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita Camminando si apprende la vita (Rubén Blades)
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da alexdio alle ore: 13:40 | commenti (5)
mercoledì, aprile 26, 2006Tommy Emmanuel alla Stazione Birra Questa non è una recensione. Non potrei permettermelo perchè non ho le potenzialità (tecniche e di conoscenza) per poter descrivere nel dovuto modo l'esibizione del grande chitarrista Tommy Emmanuel, che ho avuto la fortuna di vedere in concerto lunedì 24 Aprile a Roma. Dopo 5 anni è tornato ad esibirsi nella capitale l'artista australiano, considerato uno dei massimi "fingerpicking" (particolare tecnica di esecuzione della chitarra acustica) in circolazione. Il locale che ha ospitato l'evento era "Stazione Birra" di Morena nei pressi di Roma, a pochi passi dall'aeroporto di Ciampino. Un vecchio capannone da archeologia industriale (ex fabbrica di birra) trasformato in una odierna birreria molto ampia e con una grande spazio centrale per ospitare concerti. Emmanuel ha stupito per i suoi virtuosismi trascinando il pubblico con oltre due ore e mezza di concerto, proponendo i suoi successi (come quelli di Only, il disco che mi ha affascinato e mi ha fatto avvicinare a questo chitarrista, sin dal primo casuale ascolto) ed alcune cover di successo impreziosite dalla raffinata tecnica dell'artista australiano. Dopo il concerto si è intrattenuto con i fans, dispensando con rara disponiblità, autografi sugli strumenti dei chitarristi in erba e foto ricordo con tutti i temerari rimasti in attesa nel locale nonostante l'ora tarda. Esperienza veramente positiva anche grazie ai miei compagni di viaggio che mi hanno permesso di vivere una serata per me diversa e decisamente emozionante.
Bellissime foto della serata su http://www.stazionebirra.it/tommyemmanuel.htm (Grazie ad Alberta per la segnalazione) Scritto
da alexdio alle ore: 20:50 | commenti (5)
sabato, aprile 22, 2006Il cammino Forse piangevamo insieme quella mattina. Io e te. Eravamo sconosciuti, ma non alla nebbia. Chissà quanti come noi avrà visto la grigia e pungente nebbiolina di un'alba di una primavera di questo mondo. C'è tutto un mondo vicino al mare. La chiglia di una peschereccio che volgeva la schiena alle onde sembrava avere più vita di me. E lei volse a me la schiena, per vivere altri sogni, per rituffarsi nella vita che le avevo rubato. Sentivo la sua mano nella mano di un perfetto idiota e affondavo la mia nella sabbia ancora umida di una pioggia che non cadde più per noi. Me ne stavo lì con i gomiti affondati in quell'atmosfera melmosa che non sapeva di inverno nè d'estate. Solo il mare conobbe i miei pensieri. Quando spuntasti dalla nebbia, e i tuoi cedevoli passi e la tua cravatta storta già puntellavano le mie angosce. Nemmeno uno sguardo, mentre sparivi nella nebbia, mentre il sole si apriva un varco a pugni per scaldare mille sassolini giallastri. E cominciai a percepire le onde di quell'acqua che aveva come sempre raccolto i miei pensieri e ancora aveva portato in fondo al mare quel racconto mai nato. Basta saper guardare attraverso la nebbiolina grigia di un mattino di primavera per capire qualcun'altro ha già tracciato il mio cammino di domani. E me ne sono tornato sulla stradina, con le mani sporche di sabbia in tasca. E corsi già ad inseguire un altro perchè.
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da alexdio alle ore: 22:28 | commenti (6)
venerdì, aprile 21, 2006Pasqua lampedusana
Divertente, ancorchè condito di un sano italico provincialismo, l'articoletto che
"La Sicilia" (nella cronaca di Agrigento) a firma di Elio Desiderio, dedica ad un sempre
più "papale" Claudio Baglioni. E c'è spazio per riparlare di Lampedusa, questa
volta non per commentare nuovi sbarchi o per l'ennesima polemica politica sul
centro d'accoglienza, ma per calarsi nella levità di una festicciola popolare, quasi d'altri
tempi. Certo non manca la polemica che infioretta il caso-Baglioni (presunto abusivismo
edilizio, cui aveva creduto solo Striscia la Notizia francamente) con la politichetta locale.
Del resto "appropriarsi" di un così illustre cittadino, al di là dell'affetto dovuto all'artista di
tutte le generazioni, a volte può anche servire per far parlare di sè. Ma tant'è, il cantante
si trova a suo agio nei panni del re-mida della canzone italiana (con ben due tripli cd in
classifica) e delle sorti lampedusane, ormai pare sempre più inscindibilmente legate alle sue.
O forse è il contrario? Non importa molto in fondo. Mi auguro sempre che il rispetto sia
reciproco, autentico e soprattutto foriero di emozioni per gli anni a venire.
Alex
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"Baglioni accolto come un re" L’artista capitolino scendendo dall’aereo si è inginocchiato baciando il suolo lampedusano ricevendo l’abbraccio della gente. Gli isolani, hanno ricevuto il loro idolo, Claudio Baglioni con bandiere e megafoni al ritmo delle canzoni più celebri dell’artista romano. Appena sceso dall’aereo, alla vista dei lampedusani che erano lì
ad attenderlo, prima si è commosso, poi si è inginocchiato baciando per terra. Un gesto che ha mandato in visibilio gli isolani, che hanno applaudito l’artista portandolo in trionfo per le strade dell’isola per ore, a bordo di un camion preparato per l’occasione a mo di carro carnevalesco, addobbato con bandiere, poster di Baglioni e altoparlanti. Abbiamo parlato di questo singolare evento con Filippo Mannino presidente della associazione culturale Alternativa Giovani: «Baglioni è considerato dai lampedusani come una preziosa icona incastonata nell’isola.
Dopo tre anni di concerti che hanno pubblicizzato positivamente Lampedusa,
facendo anche arrivare sull’isola migliaia di turisti (fuori stagione),
Baglioni non può essere che amato da tutti. Purtroppo, a Lampedusa c’è anche chi tenta sempre di rovinare le poche cose belle che abbiamo. Durante il periodo pre elettorale, qualcuno ha creduto giusto divulgare una notizia falsa montata ad arte, per destare l’interesse dei media. La notizia di Baglioni abusivo a Lampedusa - dice Mannino - ha messo a repentaglio il rapporto fra il cantante e Lampedusa con i suoi abitanti. Si è trattato di un maldestro tentativo di mettere in cattiva luce agli occhi degli
isolani l’artista romano, facendolo passare per un distruttore di bellezze naturali. Chiaramente gli è andata male perché l’effetto è stato contrario, in tutti i sensi, prima nel senso elettorale (i voti che ha preso la coalizione del
denunciatore sono risultati essere quelli di sempre) e poi, tutti i lampedusani
hanno compreso la verità . La villa in questione, non solo non è di proprietà di
Claudio Baglioni ma è stata costruita oltre 25 anni fa e non adesso,
come invece hanno voluto fare credere». Fonte www.lasicilia.it
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da alexdio alle ore: 18:13 | commenti (4)
giovedì, aprile 20, 2006Viaggio di andata e ritorno Sono tornato dopo l'ennesimo tempo di viaggio. Tante nuove cose da vedere, nuove persone da incontrare. Ho visto lunghi binari a raccontare di un addio. E mani piccole a catturare il senso di una vita che a me sfugge ancora. Ho sentito il fischio dei freni sui binari che raccontava ancora un altro addio. E ho navigato su paludi di zanzare, acque torbide e scalciato sassolini polverosi senza un perchè. E ho sentito il profumo di un'estate ancora assente, ma che già solcava il mare. Mare di colore scuro, ma lo stesso mare di qua e di là, che parla sempre con la stessa voce. Ho giocato in uno spazio dove tutto era piccolo, e c'era una casetta di tela stinta, un nanetto di resina dai colori pastello, un cavallino imbrigliato che pareva più felice di me, e c'erano i passettini che si rincorrevano sulle margherite schiacciate. Ho calpestato la sabbia, ho sentito il calore di un altro abbraccio ancora, ho visto facce sorridenti che sapevano come sconfiggere il buio. E mi sono rabbuiato. Cupo, guardavo le immagini scorrere su uno schermo finto, mi pareva di stare lì su un camion giallo o in una macchinina minuscola, gialla anch'essa. Era il giallo del sole che non c'era. Ed avevo la sensazione che non ci sarà più quel sole giallo e stavo lì come inebetito a guardare i saluti, e non facevo niente che potesse riportare indietro il nastro del tempo. E ci pensavo tra piccole goccioline di sabbia che affogavano gli ultimi aliti di respiro sul vecchio parabrezza. E ringraziavo chi mi aveva capito, mi aveva tenuto la mano invisibile, chi aveva misurato i miei silenzi in metri di cuore. Ho vissuto cosi un viaggio di andata e ritorno. Andata e ritorno, come le onde del mare, sotto le nuvole che portano i miei pensieri.
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da alexdio alle ore: 14:02 | commenti (3)
domenica, aprile 16, 2006
Giotto, Resurrezione (Capella degli Scrovegni, Padova) Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo [...] e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
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da alexdio alle ore: 13:03 | commenti (5)
venerdì, aprile 14, 2006Arrivederci o addio Due ragazzi si baciano. Il semaforo verde. Lei sale sul predellino. Lui agita la mano. Fischia il capostazione. Dentro la carrozza. Signori si parte! Uno sguardo che rincorre il vento. Vetri sporchi di impronte di qualcuno. Corrono gli alberi sbilenchi. E non sanno se sarà un addio.
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da alexdio alle ore: 16:38 | commenti (4)
martedì, aprile 11, 2006De vulgari gettonibus Mi sono accorto che ho gettoni nei cassetti, nelle tasche, dietro i mobili, nel cruscotto dell'auto. A volte ritrovare un gettone avanzato riporta indietro nel tempo. Gettoni telefonici (oggetti, ormai di archeologia della comunicazione): quelli scanalati che da bambini infilavamo nei telefoni della SIP per avvisare la mamma che saremmo arrivati tardi a casa. O quelli che cercavamo di recuperare sbatacchiando le gettoniere per arrotondare la paghetta settimanale. Nostalgia di quel passato? Poca. Gettoni dei videogiochi: quelli mi avanzano sempre, non so perchè. Ne ho sempre presi in numero maggiore di quelli necessari per passare una mezzoretta a giocare a Space Invaders o a Pacman ed ecco che a distanza di anni riaffiorano ovunque. E mi chiedo da quale videogioco non sono stati inghiottiti. Operazione mnemonicamente impossibile, ma affascinante. Gettoni dell'autolavaggio: qui siamo alla follia mia. Premesso che io non lavo l'auto nemmeno se piovono le rocce meteoriche dal pianeta Marte, considerando anche che confido sempre nelle piogge acide per la loro capacità di biodegradare lo sporco accumulatosi sulla carrozzeria, mediamente ogni due anni solari mi reco all'autolavaggio e acquisto una auantità di gettoni imbarazzante che puntualmente mi avanzano in saccoccia. Eh si, perchè dopo tutto l'auto, una dignitosissima Peugeot 206, non ha bisogno del balsamo per le spazzole tergiscristallo! Gettoni di presenza: quelli non mi sono mai piaciuti. Ho sempre vissuto con disagio il dover a tutti i costi presenziare. Eppure anche io mi rendo conto a volte di farlo. Il gettone di presenza è la morte della volontà o il necessario pedaggio da pagare per il nostro istinto di autoaffermazione?
Ho trovato quel gettone in tasca l'altra notte. Era il gettone della partita che non giocammo. Del bacio che non ci demmo. Del rancore che non ci dichiarammo. Del mistero che non svelammo. Della strada che non percorremmo. Della pioggia che non ci lavò le lacrime. Del sole che non ci baciò il viso. Era il gettone più prezioso, ma noi giocammo testa ed uscì croce. Scritto
da alexdio alle ore: 14:34 | commenti (6)
domenica, aprile 09, 2006Scienza e Fede: esiste una sintesi? Durante l'incontro preparatorio della XXI Giornata Mondiale della Gioventù (che si celebra oggi a Roma), una domanda rivolta da un giovane di una parrocchia romana al Santo Padre Benedetto XVI, mi spinge a riflettere su uno dei temi più affascinanti con cui l'intelletto umano è chiamato a misurarsi. Domande cui l'essere umano non ha mai cessato di porsi, tornano prepotenti in questi giorni in cui abbiamo avuto più viva che mai la percezione della forza del male. **********************************************************************************************************************
Le chiedo di aiutarci a comprendere meglio come la rivelazione biblica e le teorie scientifiche possono convergere nella ricerca della verità. Spesso si è indotti a credere che scienza e fede siano tra loro nemiche; che scienza e tecnica siano la stessa cosa; che la logica matematica abbia scoperto tutto; che il mondo è frutto del caso, e che se la matematica non ha scoperto il teorema-Dio è perché Dio, semplicemente, non esiste. Insomma, soprattutto quando studiamo, non è sempre facile ricondurre tutto ad un progetto Divino, insito nella natura e nella storia dell'Uomo. Così, a volte, la fede vacilla o si riduce a semplice atto sentimentale. Anch'io Santo Padre, come tutti i giovani, ho fame di Verità: ma come posso fare per armonizzare Scienza e Fede? Il grande Galileo ha detto che Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio matematico. Lui era convinto che Dio ci ha donato due libri: quello della Sacra Scrittura e quello della natura. E il linguaggio della natura – questa era la sua convinzione – è la matematica, quindi essa è un linguaggio di Dio, del Creatore. Riflettiamo ora su cos’è la matematica: di per sé è un sistema astratto, un’invenzione dello spirito umano, che come tale nella sua purezza non esiste. E’ sempre realizzato approssimativamente, ma - come tale - è un sistema intellettuale, è una grande, geniale invenzione dello spirito umano. La cosa sorprendente è che questa invenzione della nostra mente umana è veramente la chiave per comprendere la natura, che la natura è realmente strutturata in modo matematico e che la nostra matematica, inventata dal nostro spirito, è realmente lo strumento per poter lavorare con la natura, per metterla al nostro servizio, per strumentalizzarla attraverso la tecnica. Mi sembra una cosa quasi incredibile che una invenzione dell’intelletto umano e la struttura dell’universo coincidano: la matematica inventata da noi ci dà realmente accesso alla natura dell’universo e lo rende utilizzabile per noi. Quindi la struttura intellettuale del soggetto umano e la struttura oggettiva della realtà coincidono: la ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura sono identiche. Penso che questa coincidenza tra quanto noi abbiamo pensato e il come si realizza e si comporta la natura, siano un enigma ed una sfida grandi, perché vediamo che, alla fine, è “una” ragione che le collega ambedue: la nostra ragione non potrebbe scoprire quest’altra, se non vi fosse un’identica ragione a monte di ambedue. In questo senso mi sembra proprio che la matematica - nella quale come tale Dio non può apparire - ci mostri la struttura intelligente dell’universo. Adesso ci sono anche teorie del caos, ma sono limitate, perché se il caos avesse il sopravvento, tutta la tecnica diventerebbe impossibile. Solo perché la nostra matematica è affidabile, la tecnica è affidabile. La nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia. E così vediamo che c’è una razionalità soggettiva e una razionalità oggettivata nella materia, che coincidono. Naturalmente adesso nessuno può provare - come si prova nell’esperimento, nelle leggi tecniche – che ambedue siano realmente originate in un’unica intelligenza, ma mi sembra che questa unità dell’intelligenza, dietro le due intelligenze, appaia realmente nel nostro mondo. E quanto più noi possiamo strumentalizzare il mondo con la nostra intelligenza, tanto più appare il disegno della Creazione. Alla fine, per arrivare alla questione definitiva, direi: Dio o c’è o non c’è. Ci sono solo due opzioni. O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto - la priorità della ragione è anche priorità della libertà – o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale - la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità. Non si può ultimamente “provare” l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del Cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione. Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci. Ma il vero problema contro la fede oggi mi sembra essere il male nel mondo: ci si chiede come esso sia compatibile con questa razionalità del Creatore. E qui abbiamo bisogno realmente del Dio che si è fatto carne e che ci mostra come Egli non sia solo una ragione matematica, ma che questa ragione originaria è anche Amore. Se guardiamo alle grandi opzioni, l’opzione cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana. Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorità della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore, e che questo amore è Dio. Scritto
da alexdio alle ore: 14:42 | commenti (3)
sabato, aprile 08, 2006Appunti di O' Scià Oggi, mentre l'aereo planava sull'isola, ho pianto. Non so dire esattamente perchè. Appena ho intravisto la sagoma dello scoglio gigante a forma di falce adagiata sula mare di tenebra, non appena ho potuto scorgere dall'alto la forma delle rocce, spigoli spruzzati dalle bianche carezze delle onde, e ho visto tutti i tetti delle casine gialle e rosa sotto i miei occhi, l'amaro e dolce sapore della nostagia mi ha pugnalato. Piangere di nostalgia senza nemmeno essere giunti. E' strana la vita, a volte hai davanti le cose che sbeffeggi voltando gli occhi ed il cuore altrove e solo dopo un tempo ti rendi conto di come esse erano tutto di te. E' il tempo in cui le abbandoni. E' così ci si fa beffe di sè per la maggior parte del poco tempo che Dio ci fa vivere. L'emozione di un incontro, una forte emozione. Come rivedere l'amata perduta. Forse percepisci che non sarà più lo stesso ma, per un attimo te ne freghi, e sei felice. Questa notte la luna è piena. I raggi che l'astro emette tagliano, come spade, il cuore. Forse non è un caso, pensavo guardando la porzione di cielo illuminato a giorno che all'isola appartiene di diritto, che in tutti restanti pezzi di cielo vivono nubi e vento e tempesta e pioggia. Non è un caso che soltanto qui,. in questo angolo d'Italia e d'Africa, uno squarcio forzato da una mano benevola, regala all'anima dolci carezze. Spira la brezza di O' Scià, stanotte... Lampedusa, la notte del 18 Settembre 2005
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da alexdio alle ore: 18:54 | commenti (1)
mercoledì, aprile 05, 2006Il grande scrittore milanese, recentemente scomparso, Giuseppe Pontiggia, mi ha fatto riflettere con questo che può essere considerato un vero e proprio “decalogo del bibliomane”, su quanti possono essere i motivi (più o meno “nobili”) che mi spingono all’acquisto di un libro. Certo, questo decalogo forse si riferisce al vero “bibliomane”, colui che talvolta va alla ricerca di rarità e prime edizioni, io mi ritengo forse un modestissimo bibliofilo, dedito all’impoverimento delle mie finanze per perseguire il criterio dell’espansione (vedere punto 10 !). Cosa ricerchiamo veramente in un libro? Quali speranze o risposte crediamo di trovare, sfogliando le pagine di un libro, che altre persone, altri mezzo di cultura o informazione, altre immagini della mondo non possano darci? Io non so esattamente cosa voglio nel momento in cui mi “impossesso” di un libro (pagandolo, beninteso J ). Ma so quasi per certo che ne riceverò doni per l’animo che poco altro potrebbe donarmi in dosi cosi leggere, indolori, prive di contropartita e soprattutto con modi così privi dell’invadenza propria di ogni altra forma di comunicazione. Del resto, se non i miei inanimati recessi non sono pronti a farsi illuminare dalle parole del libro, basta chiudere le pagine e riporre il volume che tornerà a parlare al momento opportuno. O già parla all’anima. A.
Sull’acquisto dei libri
Non acquistare i libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. E me ne sono pentito. Da allora penso sempre alla ipotesi della sera. Fidati degli aspetti cosiddetti superficiali: la copertina, la grafica, l’impaginazione, il titolo. Parlano come certe etichette sobrie di vini nobili. Mi è accaduto, seguendo le apparenze, di scegliere al buio e di scoprire per questa via autori, libri, editori. Sono solo i superficiali, diceva Wilde, che non si fidano della prima impressione. Tra un libro di Einstein e un libro su Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti. Se un libro di attira veramente, non badare al prezzo. È il modo più sicuro di fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all’angoscia per un acquisto mancato. Rinvia i propositi di moderazione alla chiusura di ogni mostra, asta, e occasioni simili, così come i propositi di dieta alla fine di ogni pranzo. E parti da un progetto di spesa più elevato del ragionevole, così avrai la sensazione di aver risparmiato. Non indugiare nell’acquistare i libri che ti interessano. Ogni bibliomane sa che proprio quei libri ti vengono sottratti, mentre guardi altrove, da mani occulte e rapaci, che l’edizione nel frattempo si è esaurita e sarà difficile trovarne una copia anche in antiquariato. Fidati del risvolto di copertina. Quanti sono i libri che non ho preso dopo averlo letto. Scegli quei libri che farai vedere a un altro come te, perché possa condividere il tuo piacere o provare una tonificante invidia. Queste fantasie non si realizzano quasi mai, ma orientano spesso le scelte dei bibliomani. Quando il prezzo ti turba, pensa alla parola magica, alibi di tutti gli affari irreali: investimento. Quello che Forster auspicava per i personaggi dei romanzi, l’espansione, pensalo per la tua biblioteca. Scritto
da alexdio alle ore: 22:23 | commenti (6)
lunedì, aprile 03, 2006Rileggendo i vecchi sogni Ecco, si aprono gli occhi, ancora le pieghe di vani sorrisi, riluccicano stanchi di una notte non vissuta, al mattino. La mano sulla schiena, non la mia, cartone sulla pelle ancora ambrata delle nostre lune piene. Sorrisi, complicità, indifferenza, ancora tanto amore. La tavola imbandita di profumi neutri. Attorno, voci, le solite, quelle che non vogliono capire nè spiegarci. Il corpo pesante affonda nel lenzuolo sudato, l’acqua della mia anima si riversa e si asciuga. Non ho il diritto di pensare ancora. Non devo provare a capire, se è un sogno reale o una realtà sognata. Ritorno, e non c’è più quella mano. Ma anche la schiena è andata via. Ricomincia il giorno, profeta del prossimo semaforo rosso. Quello a cui mi femerò di nuovo, senza il diritto di pensare.
...noi morimmo per far vivere altri due...
(sognato in una notte d'estate di un anno fa...)
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da alexdio alle ore: 23:22 | commenti (2)
domenica, aprile 02, 2006Ci manca, oggi come non mai, la Sua voce. La Sua voce di condanna. Il Suo alito di speranza. Manca una Luce, la sola che per tanti anni si è accesa. Il vuoto che ha lasciato è immenso. E ancora domande... A.
"Che male hanno fatto questi bambini per meritare tanta sofferenza? Da un punto di vista umano non è facile, anzi forse è impossibile rispondere a quest’interrogativo inquietante. Solo la fede ci aiuta a penetrare in un così profondo abisso di dolore. Facendosi “obbediente fino alla morte e alla morte di croce”, Gesù ha assunto su di sé la sofferenza umana e l’ha illuminata con la luce sfolgorante della risurrezione. Con la sua morte ha vinto per sempre la morte." (Giovanni Paolo II, discorso Quaresima 2004) Scritto
da alexdio alle ore: 19:43 | commenti (3)
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