Descrizione Blog

E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

Sulla coda del tempo...

oggi
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003

Quanti hanno sognato

*loading*

On air

Arrivederci o addio - Claudio Baglioni

Links

Claudio Baglioni per poi cliccarci su...

I Blogs in cui viaggio

E non ci perderemo nel cammino... i blogs "rimbaglioniti"....

Non smettere di trasmettere

[Blog Pager]

Tienimi con te

Altro

Indexed by the FreeFind Search Engine.

venerdì, marzo 31, 2006

Le tue parole, quelle sparse, senza musica, sono rimaste a lungo abbandonate come legni lasciati sulla spiaggia.

Ogni tanto la schiuma le porta con sè, le fà vibrare assieme alle onde.

Ma tornano ad essere richiuse in un lungo tempo, impolverate e nude, tra le pagine di un libro.

E nemmeno un petalo di rosa essiccato dal tempo fa loro compagnia.

Ecco, in quel tempo lungo, sento che sto perdendo qualcosa di me stesso e della vita che rimane.

Ed aspettare il mare...

martedì, marzo 28, 2006

Appunti di O’ Scià

 

C’è un luogo che sembra fatto come un anfiteatro. Solo che le sue gradinate sono spuntoni di roccia, la sua cavèa è una spiaggia di sabbia fine ed un pò appiccicosa, la sua platea è una lingua di mare che fugge via verso l’infinito, il suo nome è un nome soave, materno, di protezione. Ed allora quale luogo migliore per mettere in scena una rappresentazione i cui spettatori sono attoniti quanto sereni e i cui attori sono prima impauriti e poi felici. Non c’è bisogno di essere puntuali, bisogna arrivare molto prima sul luogo dove la natura va in scena. Sapere che l’anfiteatro muterà le sue fattezze durante il giorno, ma solo esteriormente, perchè dentro di sè già contiene nutrimento e consolazione per l’animo. Non è una festa, non un evento straordinario, il motore della gente che cala dalle rocce, sbancando terrapieni di polvere con mezzi a motore di fortuna o semplicemente a piedi dagli attigui anfiteatri. È qualcosa di talmente ordinario da lasciare perplessi, è la natura che parla. Vedere un fiume che dalla sorgente va verso il mare è forse qualcosa di straordinario? La natura è sempre stata cosi, immutata ma non immutevole, amorevole e benevola ma anche vindice e crudele. Siamo noi che, atomi di un immenso che non si sa bene dove inizi e dove finisca, non ci accorgiamo che non siamo mai simili ad un attimo prima e pur tuttavia mai vogliamo cambiare. Le mani amorevoli lasciano la presa. Cala un silenzio che pare finto ma che affascina e spaventa. Disegnano strane orme sulla sabbia, sono le tracce che conducono alla libertà e che nessuno dovrà mai seguire. Eppure mille occhi le precedono. E mille mani silenziose sembrano volerle spingere verso il mare. La corsa della vita. Si lasciano le catene e bisogna sapersela cavare soli. Trovare l’orientamento, seguire un percorso proprio. Fermarsi. Cadere. Ripartire. C’è chi soccombe e chi vola. Tutti alla fine avranno avuto un senso ma non tutti saranno riusciti a trovarlo. E’ il teatro della vita. Il nostro essere per una volta spettatori di un sogno. E vederle sparire dove l’acqua diviene grigio cenere è come fare spazio dentro di sè. E invidiarle per un pò. Le tartarughe e la loro libertà, al tramonto.

 

lunedì, marzo 27, 2006

Si può amare un luogo che ci è stato per tanti anni sconosciuto. E stava lì, nell'eterna bellezza antica. Ha cullato il mio desiderio di libertà. Ha testimoniato la mia capacità d'amare. Ha dato un senso alle mie solitudini. L'ho lasciato con l'amaro nel cuore. Un giorno pensai di poterlo vivere per sempre. Un richiamo del sangue che sentivo nelle vene tremanti, ancora mi sta parlando. Ma il tempo passato sembrava riaprirsi, nel momento dell'addio. E si chiudevano gli alberi, i tappeti di erba secca, le aspre pietre sulle forre, la neve sporca. E il grigio fumo che mi permeava le ossa è diventato fumo nell'anima. E non sono stato capace di piangere per non darla vinta alla vita. Come quei pastori che si abbeveravano stanchi alla fonte dell'illusione, tornerò a cercare l'amore anche nel senso di un addio.

"Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via"

(Settembre - G. D'annunzio)

sabato, marzo 25, 2006

Il mare non dimentica la conchiglia poggiata sulla sabbia.

La lascia lì, a godersi il suo sole finche sarà possibile.

Ma il mare ha un cuore grande.

La spiaggia assolata finirà per essere il suo fondale di notte.

E lì faranno l’amore, nel buio del cuore.

giovedì, marzo 23, 2006

Lungo il mare

Chissà come sarebbe stato il lungomare, se veniva l'estate.

Ho avuto paura di immaginare gli scogli e allora sono andato a cercare la sabbia.

Ma poi ho pensato che avrei dovuto avere paura anche della sabbia e non ho trovato più gli scogli.

Le immagini scorrevano su un film di una bolla di sapone, tremolanti.

E poi un film degli anni 50, di quelli in bianco e nero, con le palme e le auto dal muso grande.

E pioggia, pioggia, e poi vento caldo e pioggia e sabbia sul parafango e sui paraocchi della vita.

Una notte pessima, sudavo sotto le coperte e la porta a vetri non si chiudeva.

Stavo in un luogo che era un non-luogo, poteva essere ovunque.

Ma è incredibile di come quando si è nei non-luoghi, i pensieri non sono mai non-pensieri.

No, quelli sono sempre pensieri.

Mi affacciavo, fumando l'ultima sigaretta, e ascoltavo i goccioloni di pioggia nerissimi che cadevano tra gli aghi di pino.

Se avrò paura del tunnel del metrò, non troverò più la sabbia.

Ma se avrò paura ancora e poi paura ancora, non troverò piu quel maledetto tunnel.

Con la paura si vince la paura, forse.

Senza paura.

Così ce ne saremmo potuti andare, lungo il mare, se veniva l'estate.

 

mercoledì, marzo 22, 2006

Ancora sui sogni...

Ci sono anche i sogni che appaiono quasi come una punizione per non aver avuto il coraggio di affrontare la realtà.

Quelli che  vorremmo non aver mai fatto e che pugnalano nella notte le misere certezze costruite, castelli di sabbia che si sgretolano al sole.

Quelli che, tradendo i nostri finti comportamenti, e mettendoci di fronte al solito specchio, quello che non mente, la nostra anima, ci riportano nel buio.

Si anche questi sono sogni. Ma non ho mai capito a chi appartengono.

Una volta mi hanno raccontato un sogno, uno dei tanti:

Ho fatto un sogno orribile.

Ero tra la folla.

Qualcuno mi acceca con la luce di un faro (riesco anche a vedere quel qualcuno ma non so chi sia) e poi mi spara.

Non sentivo dolore, ma era evidente che fossi ferita.

Mi mettono sul sedile di un’auto per portarmi in ospedale e piangendo dico che non volevo morire, era presto per me.

Non so poi come sia finita.

Dentro di me è come se avessi saputo di sapere di avere una missione che non avevo ancora compiuto, quindi non potevo morire.

Mah! Ma perchè poi hanno ferito proprio me?

E con intenzione.

E come finisce non si sa mai.

Perchè siamo chiamati a vivere.

Ma più viviamo e piu ci attanaglia il senso dell'attesa perchè domani continua a non arrivare mai.

E mai una risposta che sia una è buona per far tacere la coscienza che sogna.

martedì, marzo 21, 2006

La fine di un sogno non è mai l'inizio di un altro.
La fine di un sogno è comunque continuare a farlo vivere.
Con una immagine.
Con una parola.
Con un battito d'ali inutile.
Ora sto capendo che è proprio vero che il sogno è sempre.
Il sogno finisce e non finisce niente.
Perchè proprio perchè è sogno, esso vivrà anche senza i suoi protagonisti in qualche angolo del mondo, sopravvivendo alla nostra fine.
Sognare è vivere di niente.
Ma è pur sempre vivere.
Alex
 
 

venerdì, marzo 17, 2006

Perché non abbia mai fine

E la speranza è una notte troppo lunga.

Il letto un nido caldo e i due come pugili che si abbracciano sfiniti l'hanno girato più volte seguendo i quattro angoli della solitudine.

Il letto è in un ventre di balena.

Alberi si fanno incontro presentimenti ombre fantasmi della strada figure fisionomie care da prendere e lasciare.  

 

 

 E tutto torna e tutto passa anche le cose cambiano per vivere e vivono per cambiare il mare si alza e si abbassa e mai una goccia si va a perdere.

 E una storia è già finita quando c'è più paura di perdersi che voglia d'aversi così diversi sulla soglia dell'abbandono.

 Cambiano gli attori le scene cambiano le battute e i battuti.

 E la banda sfila via.

 Il suono si sfalsa si distacca si dissolve.

 Battono i tamburi battono più lontani.

 Il tempo se li riprende senza aspettare.

 Si nascose in lei e la nascose al resto per non farsi trovare.

 Furono l’invidia del mondo.

 Avrebbero vinto mai contro un miliardo di persone'?

 Lei in piedi lui a levarsi dolente.

 Imputato alzatevi.

 Non ha più una mano giusta per le carezze.

 Non sa più bestemmiare ti amo.

 Non le lascerà un motivo né una colpa

 Occuperà il suo armadio e il disordine dei fogli.

 Chiuderà la porta come piaceva a lei a far star bene la sua assenza.

 La vedrà passare negli occhi del cane del rimorso fedele per sempre.

 

Si staccheranno un po’ come si unirono senza far niente perché niente c'è da fare se non fuggire lontano dove non ci si può pensare più.

Finendo prima che l'amore finisca e li finisca perché non abbia mai fine.

Liberi finalmente e non saper che fare.

Le presenterà un amico il ricordo di lui.

Il ricordo di un attimo di eterno.

La perderà rassegnato costretto a ripensarla.

 

Finendo prima che l'amore finisca e li finisca perché non abbia mai fine.

Perché non abbia mai fine.

Perché non abbia mai fine.

Perché non abbia mai fine.

Perché non abbia mai fine.

Perché non abbia mai fine.

sabato, marzo 04, 2006

Credo di aver capito cosa lo spinse a farle quella strada domanda quel giorno. Le chiese di un libro di profumi, di omicidi inutili, di ingiustizie giuste, di vicoli attraversati da un uomo abominevole. Non potevo immaginare che quell'uomo dall'aspetto informe, privo solo in apparenza di un sentimento che non fosse per l'odore di una fogna di una cloaca a cielo grigio-aperto o di un fiore di cannella sulla pelle di una vergine, desiderava di essere lui o forse ero stato proprio io. Emergevano impressionanti flashback di vita dalle pagine che odiai. Ma quanto ci ho messo a capirlo. Sono passati i mesi, tutti uguali ma mai così diversi, il colore uniforme dell'estate, dell'autunno e dell'inverno. La primavera sarà uguale e salirà ancora il grido di un'altra vergine scannata con la lama della paura e del rimpianto. E accompagneranno i fiori  e l'acqua che cade goccioloni dai tetti incrostati di umido e di veleno la consapevolezza che non siamo meno miseri della miseria. Guardo un bambino biondo che gioca attraverso i vetri. Sarà un santo o un assassino? Forse anche lui lascerà cadere un fazzoletto lungo la sua strada. O morirà nel crollo di una torre. E se amerà sarà un infelice. Non so chi fosse quello strano importuno, ma mi piacerebbe chiedergli se ha visto mai un collo bianco e un ricciolo illuminato dalla luna, senza mai averne letto un rigo. 

>