mercoledì, ottobre 26, 2005

SABATO NOTTE ORE 3:00
CLAUDIO BAGLIONI
IN CONCERTO
NAPOLI - PIAZZA PLEBISCITO

Scritto
da alexdio alle ore: 21:57 | commenti (6)
venerdì, ottobre 14, 2005
Tutti Qui
da oggi in radio il nuovo singolo di
Claudio Baglioni
Da oggi su tutte le radio sarà possibile ascoltare "Tutti Qui", inedito di Claudio Baglioni, che si potrà contemporaneamente anche acquistare in tutti i negozi digitali. Il 4 novembre esce un Best Of di 3 CD.
Da oggi su tutte le radio sarà possibile ascoltare "Tutti Qui", inedito di Claudio Baglioni, che si potrà contemporaneamente anche acquistare in tutti i negozi digitali. Il nuovo brano e' stato composto appositamente e da il titolo ad una raccolta, la prima dell'artista, che uscira' il 4 novembre e che conterra' in tre CD i "classici"del repertorio di uno degli artisti più amati e seguiti del panorama musicale internazionale, a coprire un arco di tempo che va dal 1967 ad oggi. Ed e' da qui che nasce il singolo "Tutti qui": come riflessione sul senso di questi anni di parole e di note e sul particolare potere delle canzoni di "anticipare o fermare il tempo". Anticiparlo -spiega Baglioni- perché "parole e note possono spingerci più avanti del punto nel quale ci troviamo" e "farci vivere, con l'intensità del presente, cose che presenti non sono"; fermarlo perché, riascoltando queste canzoni ci accorgiamo che la musica è una "macchina del tempo in grado di proiettarci istantaneamente nel passato, restituendoci intatti fatti, luoghi, colori, profumi, voci, sensazioni, emozioni".
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Scritto
da alexdio alle ore: 14:16 | commenti (9)
lunedì, ottobre 10, 2005
TUTTI QUI
 
Per ascoltare 30 secondi del brano in anteprima esclusiva, il link è:
http://www.i.tim.it/cda/pagine_libere/timn_pagina_libera/0,,649,00.html
poi cliccare su:
i.Music Store, Baglioni, Musica, Tutti qui
Scritto
da alexdio alle ore: 19:03 | commenti (7)
sabato, ottobre 08, 2005
Desidero ringraziare il sig. Antonino Meli, che ha pubblicato la
"Lettera aperta a..."
sul sito: www.isoladilampedusa.it
al seguente link: http://www.isoladilampedusa.it/articoli/lettaper.htm
Alex
Scritto
da alexdio alle ore: 01:28 | commenti (3)
giovedì, ottobre 06, 2005
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Lettera aperta ad Antonino Meli
Gentile Sig. Meli,
ho letto con attenzione il suo articolo “Viaggio senza ritorno”, così come ho sempre seguito con interesse le sue corrispondenze da Lampedusa (in parole e immagini) sul sito Isoladilampedusa.it. Non era strano, anche considerando che ho imparato ad amare l’isola sulla quale lei vive e su cui ho voluto tornare quest’anno per assistere alla terza edizione di O’ Scià, dopo che la seconda edizione (ancora con la sordina impressa credo volutamente da chi la organizzò) lasciò delle emozioni irripetibili nel mio animo. L’articolo che lei scrisse lo scorso anno sottolineava giustamente l’importanza dell’evento e ne delineava gli aspetti per così dire più “poetici”.
“Viaggio senza ritorno” è, a mio modesto avviso, un “j’accuse” a volte propositivo altre volte un pò rassegnato contro chi ha reso possibile la situazione che l’isola, con i suoi complessi problemi, vive attualmente.
Scorrendo i suoi assunti che, le premetto, sono in larga parte condivisibili, ho potuto tuttavia riscontrare alcune imprecisioni che mi hanno lasciato un pò perplesso.
Cerco di andare con ordine.
Lei paragona ad uno “sciame di fameliche cavallette il popolo del concerto”. Forse è un eccessiva generalizzazione. Ho visto anche io con i miei occhi le “cavallette”, ho visto scene da farmi rabbrividire e provar vergogna, io che mi “onoro” di far parte del variegato mondo dei fans di Claudio Baglioni (ed è vero che a volte dovrei invece disonorarmene perchè scene similari non le ho viste solo a Lampedusa). Nonostante ciò bisogna dirla tutta: i cestini dov’erano? Io mi reputo una persona civile ed alla fine delle tre serate ho preso il mio sacchetto con i rifiuti e l’ho portato con me, ma ho dovuto gettarlo non certo nelle vicinanze della spiaggia ma in uno dei rari cassonetti posto a centinaia di metri dal luogo del concerto. Ciò non giustifica è vero il malvezzo di lasciare tracce del proprio passaggio come le orde barbariche, però va detto anche ho visto gente abbandonare i propri rifiuti perchè non trovava i cestini per i rifiuti. Mancavano inoltre le toilettes. Diciamo che non sarebbe stata una cattiva idea, a mio avviso, piazzare non più di 3 o 4 bagni chimici nelle vicinanze della spiaggia per impedire il flusso nei bar viciniori, peraltro non sempre graditissimo dai rispettivi gestori. Il corridoio di sicurezza creato al centro della spiaggia (l’unico) era alquanto bizzarro, dato che vi stazionavano poliziotti e volontari della protezione civile in piedi, immobili, suscitando le proteste di chi non vedeva assolutamente nulla. Quindi diciamo che le “fameliche cavallette” tutto sommato alla fine sono riuscite a mantenere un comportamento accettabile. Non mi risulta che lo scorso anno, con la sistemazione delle sedie, che per lo più portavano nelle prime file persone anziane e notabili vari, la spiaggia a fine evento risultasse più pulita.
E veniamo alla problematica senz’altro più complessa “clandestini” con tutte le sue implicazioni sociali, politiche, economiche sulla vita dell’isola che lei inquadra perfettamente in un giusto equilibrio accoglienza/diritto dell’isola a vivere.
Va detto, per amore di verità che Biagio Antonacci non è stato affatto l’unico a ricordarsi dell’importanza degli uomini che abitano l’isola. Più che il discorso generico di Antonacci mi ha colpito ciò che hanno fatto Marco Masini e Gianni Morandi, i quali hanno trascorso qualche ora a toccare con mano i problemi di cui si facevano portavoce. Non dimentichiamo ancora le dichiarazioni rese da Morandi che ha testualmente detto durante la seconda serata:”Sono qui per testimoniare con Claudio e gli altri artisti la situazione di disagio sia dei clandestini che degli abitanti dell’isola di Lampedusa”. Gigi D’Alessio ha voluto invece dare un respiro più ampio, parlando dei problemi del “nostro Meridione”, che sia io che lei (anche io sono meridionale come lei) di certo abbiamo ben presente. Bisogna infine sottolineare che Claudio Baglioni ha pensato, e fortemente voluto, andando incontro a innumrevoli difficoltà, questo evento non certo per beneficiare la sua casa discografica ma PER la gente di Lampedusa, come ricordato ancora una volta in tutte le dichiarazioni che hanno preceduto il concerto. Credo che per lui parlino i fatti ma non è mai superfluo ricordare ancora una volta che è grazie alla sensibilità dell’artista e dell’uomo Claudio Baglioni che questo evento è nato e si è svolto. Per cui non può passare un messaggio del tipo “nessuno se ne frega, a parte Antonacci”, perchè non appare rispecchiare la verità di ciò che è stato detto e fatto.
Vorrei spezzare una lancia a favore dei giornalisti, cosa piuttosto inusuale per me, ma affermare che i giornalisti “forse parleranno del lancio di un ultimo album di uno oppure l’altro BIG della musica italiana”, mi pare anche questo piuttosto avventato. Non ho trovato infatti traccia di strumentalizzazione a fini commerciali o particolaristici di questo evento nella corposa rassegna-stampa in cui, su un canovaccio piuttosto stantio e omologato, si sono innestate anche considerazioni interessanti e non banali, ma sempre riguardanti tutto meno che la promozione degli artisti coinvolti. E’ questo non è poco, nel nostro panorama giornalistico nonchè musicale. Io intravedo sempre in agguato il pericolo di strumentalizzazioni ma credo che Claudio Baglioni sia conscio di questo pericolo avendo più volte ribadito che "O' Scià si farà finchè ci saranno le condizioni". E' penso che sia ingiusto sfruttare il vento di O' Scià per soffiare su altre bandiere.
I clandestini vengono accolti a Lampedusa da 15 anni, questo è indubitabile. Trovo che la gente di Lampedusa sia accogliente, tollerante, splendida, ma bisogna conoscerla e farsi conoscere a fondo, mantenendo la pazienza di ascoltare e col necessario rispetto per i luoghi, perchè come tutti gli abitanti delle isole è gelosa della sua autonomia. Io ho assistito agli sbarchi quasi giornalieri in questi giorni vissuti sull’isola, che mi hanno toccato profondamente, mi hanno scosso, mi hanno fatto riflettere perchè lontane dalla mia realtà cittadina (peraltro fatta di problemi altrettanto gravi e pesanti...non viviamo nelle città del bengodi ahimè come lei dipinge...nella mia città la benzina è la più cara d’Italia tanto per riprendere una sua considerazione). Ho anche visto intolleranza verbale nei confronti dei clandestini, ma su questo non mi sento di esprimere un giudizio, non abitando sull’isola. Il problema è di difficile risoluzione, concordo con lei, e noto da ciò che lei scrive che probabilmente manca l’unità di intenti e di proponimenti auspicabile. Da un lato si afferma che i cittadini hanno espresso la volontà di mantenere lo statu quo con il centro d’accoglienza esistente pienamente in grado di far fronte all’emergenza, dall’altro vi sono le proposte forse un tantino utopistiche che vanno nella direzione opposta (la nave attrezzata al largo etc.). Non so se sono contraddizioni o voglia di spostare semplicemente il problema da un’isola ad un’altra. Voglio concludere dicendo che non spetta ai cantanti mettere in atto proposte o proporre a loro volta strade alternative da intraprendere. Non è giusto far passare una manifestazione dal respiro così ampio come O’ Scià come un’accolita di artisti che è venuta ad autopromuoversi senza fare proposte. Vogliamo anche dire che gli artisti sono venuti gratis? Io lo sottolineerei.
Claudio Baglioni scrive nel suo libro “Senza Musica”: “La speranza è che che questi fiati si uniscano in un vento capace di sgombrare menti e cuori dalle nubi che li avvolgono e di aiutare chi lo deve fare a costruire una prospettiva in grado di garantire un futuro di dignità a quanti vivono a Lampedusa e la dignità di un futuro a quanti a Lampedusa approdano”. Sì, è vero questa è una speranza, ma è meglio una speranza che una falsa promessa, anche con una carta in più lasciata sulla spiaggia.
Cordialmente
Alex
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Viaggio senza ritorno
Un sogno come Woodstock oppure l'inferno del Darfur?
Di Antonino Meli
Hanno gli occhi bianchi,nel buoi senza luna, e camminano pesanti lungo una promessa di speranza, ed hanno l’orrore della morte nel pensiero, e nel cuore la paura del domani. Sembra incredibile come il destino di Lampedusa vada ad incrociarsi con eventi storici internazionali, ponendola al centro dell’attenzione suo malgrado. Anche ò scià 2005 ha posto l’isola ancora una volta al centro dell’attenzione per poi lasciarla ai suoi problemi,come i rifiuti sulla spiaggia dopo il concerto…e quando si spegne l’ultimo riflettore Lampedusa torna a se stessa con una spiaggia più sporca di prima, i suoi infiniti problemi ed il suo vento che la batterà d’inverno.
Come uno sciame di fameliche cavallette il “popolo del concerto” ha lasciato traccia di se in ogni luogo:ho visto gettare rifiuti per terra a meno di UN METRO dal cassonetto dei rifiuti,ho visto abbandonare di tutto sulla spiaggia della Guitgia, domani la colpa sarà SOLO dei lampedusani.
Ò scià è certamente un evento musicale di portata straordinaria e l’importanza degli ospiti ha creato la giusta risonanza che un messaggio come quello ascoltato in questi giorni, a più riprese ,da parte di tutti gli artisti.
Tutti hanno ribadito quanto già si sa:
Lampedusa è un’isola italiana tra l’Africa e l’Europa
Il traffico di uomini deve cessare
E’ necessario aiutare e accogliere i Clandestini
I media diffondono informazioni spesso inesatte e catastrofiche
E’ necessario aiutare economicamente l’Africa.
Ieri sera durante l’ultimo concerto stavo riflettendo sul fatto che UNO solo tra gli ospiti di Claudio,Biagio Antonacci, ha detto che Lampedusa ha molti di problemi e non può continuare a portasi dietro il fardello di punto d’approdo per migliaia di disperati…perchè ha un mare straordinario ed una vocazione turistica come poche località italiane. Com’è possibile che solo uno tra gli ospiti di Claudio Baglioni si è ricordato che in questo luogo vivono UOMINI che dipendono totalmente dal turismo,che questo in futuro potrebbe dipendere dalla capacità o meno di risolvere l’afflusso d’ immigrati.
E’ un peccato che nessuno abbia affrontato il problema reale e cioè:Come mai esistono i clandestini? Forse perché devono sfuggire ai massacri fratricidi? Ma chi arma le mani di questi uomini? Anche i nostri antenati fuggivano dall’Italia alla volta dell’America e più recentemente dalla Sicilia (Lampedusa compresa) verso l’Italia, ciò che sembra incredibile è che questo avviene ancora,e mentre si tengono meeting nella nostra isola su come risolvere il problema dell’immigrazione clandestina, alcuni miei concittadini fanno i bagagli alla volta di Rimini per fare in quel luogo IL PESCATORE.Ma come l’Italia ci crede ricchi sfondati e dei nostri concittadini sono a loro volta emigranti in terra di immigrazione? I nostri emigranti fuggivano per la guerra e la fame, gli emigranti d’Africa scappano attraverso il deserto per sfuggire ai massacri fratricidi ed alla fame…infondo è la stessa cosa se si accetta il fatto che FORSE chi arma quelle mani di violenza sono gli stessi paesi meta dei clandestini? Sono questi i problemi radicali di cui parlava Geldof?
Certo ci si può riempire la bocca di belle parole ed usare anche un po’ di vena poetica per addolcire l’amaro pasto, ma mentre si realizzano i live 8 (straordinaria manifestazione) pensiamo un solo momento a tutte quelle vite che rischiano la loro esistenza per attraversare il deserto prima, ed il Mediterraneo poi. Pensiamo al fatto che esistono trafficanti di uomini bene organizzati che sfruttano il fenomeno dei clandestini, come mai nessuno viene arrestato? E’ improponibile il fatto che i clandestini giungono in Italia DA SOLI!!!
Lampedusa è,come dice Geldof,tra l’Africa e l’Europa…pensavo mi fosse sfuggito qualcosa e invece io ci vivo da anni e lo so!! Sono certo di sapere poche cose, ma questa era una cosa che sapevo visto che in questa isola ci sono nato come tutti gli altri miei concittadini..certo si può affermare che è un’isola come Lampedusa..ed avrei aggiunto dalla forma di Cuore,dov’è nata la VITA…a poche miglia da noi, madre terra a cui la stessa Lampedusa appartiene.
In questo posto sbarcano i Clandestini da oltre 15 anni, li abbiamo sempre accolti come UOMINI senza mai un solo gesto di violenza anche semplicemente accennata, li abbiamo sfamati e rivestiti quando nell’isola non c’era traccia di una sola organizzazione che si prendesse cura di quegli uomini…ma di questo OVVIAMENTE nessuno si ricorda mai. Noi siamo uomini di mare da sempre in lotta con le angherie del clima, della pesca misera e del lungo inverno…e di uno Stato latitante per un popolo che ha deciso di FARE DA SOLO; è questo il motivo di tanta meraviglia quando visitiamo,solo per motivi di salute, le vostre città colme di mille servizi e comodità…in cui tutto costa meno,a cominciare dalla Benzina!!! Eppure siamo sempre pronti a dividere quel poco che abbiamo con chi non ha nulla, lo facciamo e basta. Lo abbiamo già fatto e lo facciamo da 15 anni.
Ò scià è una bellissima parola del nostro dialetto, ed oggi è il nome di una manifestazione che vuole promuovere l’unione tra popoli diversi; mai argomento fu così affascinante e bello. In queste isole,però, in passato sono giunti da ogni luogo:Grecia,Malta Tunisi e Libia. Venivano per la pesca di pesce o spugne in tutta tranquillità senza alcuna protesta o limitazione da parte nostra, potevano comprare cibo e rifornimenti; invece i nostri marinai quando passavano il limite delle acque denominate “Mar Mellone” venivano sequestrate o allontanate con le armi dalle vedette tunisine…forse dagli stessi uomini che più tardi sbarcavano nella nostra isola per la prima volta…ma in cambio ricevettero aiuto e furono sfamati. Questa però non è la strofa di una bella canzone,è la verità!!
Questa è la storia,questa è Lampedusa; quella magnifica lingua di terra bruciata dal sole in cui vivono 5000 anime italiane dimenticate dallo stesso STATO che “ha sposato” ,come afferma Claudio Baglioni ,ò scià 2005. Trovo corretto mettere le cose al loro posto, adesso possiamo osannare Claudio Baglioni e tutti i suoi ospiti davvero straordinari. La musica,come sempre, vuole essere strumento di comunicazione tra i popoli, è stato di più:riflessione. Decine di giornalisti sciuperanno fiumi d’inchiostro per descrivere ò scià 2005, per parlarvi dei duetti incantevoli tra un’artista ed un altro…forse parleranno del lancio di un’ultimo album di uno oppure l’altro BIG della musica italiana…lasciamolo fare a chi ,senza ombra di dubbio, conosce bene quel mondo fatato delle sette note. Forse il mio articolo di questo anno è stato meno poetico di quello dello scorso anno,ho voluto raccogliere il messaggio di tutti gli artisti:Accogliamo i clandestini. Peccato che noi lo facciamo da anni.
Lampedusa torna al suo inverno dopo l’ultimo colpo di coda d’estate, lo fa in punta di piedi e nel solito silenzio che l’accompagnerà fino alla prossima estate. All’apertura del terzo giorno di concerto è intervenuto il Sindaco,Dott.Sebastiano Bruno Siracusa, per i saluti ed i ringraziamenti, ma anche per ricordare che Lampedusa ed il suo popolo hanno avuto la medaglia d’oro per il comportamento assunto durante la crisi dei Clandestini. I lampedusani hanno espresso la loro opinione attraverso due manifestazioni pubbliche in Agosto e Settembre del 2003 ribadendo che il centro di accoglienza permanente resti esattamente dove si trova e nulla venga toccato nella Valle delle Imbriacole. Dunque facciamo qualche proposta,questa volta per iscritto,vediamo ciò che succede o succederà: Visto che i natanti dei Clandestini sbarcano comunque,perché non mettere una BELLA E GROSSA NAVE ATTREZZATA che li prelevi dai porti esteri e li trasporti in SICILIA dove esistono centri di accoglienza e medici idonei;in questo modo si eviteranno le tragedie del mare e si contrasteranno le organizzazioni che speculano sul traffico di vite umane. Durante la manifestazione di ò scià NON E’ STATA FATTA UNA SOLA PROPOSTA, tutti vogliono salvare Lampedusa con l’uso della musica…bellissima e poetica iniziativa,grazie tutti bravi al concerto ma quando questo finisce la musica i problemi restano sulla nostre spalle grandi come macigni a trasformare il nostro futuro. La manifestazione ha riservato,attraverso i suoi ospiti, straordinari momenti di poesia quando le promesse di un mondo migliore,cadevano sopra di noi come coriandoli di speranza non diverse da quelle fatte ed ascoltate a Woodstock Festival nel 1969: “3 Day of Peace & Music”
Quante storie piccola isola del sud, dai pirati del mediterraneo ai navigatori intrepidi che solcano i mari su zattere la cui vela altro non è che un dipinto della Vergine, passando per un Principe che non la voleva, fino alla guerra; quando divenne punto d’importanza strategica internazionale e poi ancora quando lanciarono due missili mancando il bersaglio,per non parlare delle varie specie protette che orbitano intorno alla sua terra da secoli. Luogo che fece innamorare Mimmo Modugno e poi Claudio Baglioni. Luogo dove il cantante romano iniziò a lanciare un messaggio d’amore:ò scià, luogo dove giunse Bob Geldof creatore di live 8.
Mia cara Lampedusa sei stata troppe cose nella tua lunga vita, come una donna meravigliosa, troppi uomini importanti si sono innamorati perdutamente di te, sarà per quel morbido pomeriggio quando il sole colora di rosa le piccole onde lungo la riva mentre file di gabbiani volano verso Ponete e tutto ciò che hai sono due pugni di sabbia bianca tra le mani e la voglia di restare li per sempre.
Antonino Meli
Lampedusa, 26 Settembre 2005
dal sito: www.isoladilampedusa.it
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da alexdio alle ore: 15:48 | commenti (2)
martedì, ottobre 04, 2005
Appunti di O' Scià
La sagra del pesce
Lampedusa - 19 Settembre 2005
Lo scoglio che sembra planato dal cielo sul mare blu notte si rianima dopo le 22. Per le viuzze strette sciamano i motorini e tutti si riversano in via Roma, l’arteria principale (io sostengo suscitando sdegnate ironie, l’unica strada di Lampedusa). La strada percorre in senso longitudinale lo schema ortogonale delle strade del centro abitato, tagliando il versante che degrada verso la costa Sud dell’isola sino al minuscolo aeroporto, e le balze scoscese che guardano verso Nord e che tra valloni e strade poderali conducono non si sa bene dove, si aprono nell’affascinante nulla semi-desertico. Il punto d’arrivo di via Roma è il cosidetto “Belvedere”, un terrazzino cintato da una balaustra di marmo che si affaccia sulla piccola baia del porticciolo turistico. Il punto di arrivo è solo virtuale, perchè via Roma la si percorre non una, ma due, cinque anche dieci volte, andando avanti e indietro, lasciandosi trasportare dalla fiumana di gente che facendo lo slalom fra i mezzi a motore che imboccano tranquilli i sensi vietati, si infila tra le mille bancarelle o si attarda nei negozietti di souvenirs. Sul muricciolo di marmo vi sono tante scritte a pennarello nero, quelle solite che si vedono anche sui muri delle nostre città, fidanzatini che si dichiarano amore eterno, turisti che vogliono imprimere sulla pietra il segno del loro passaggio, strani segni tribali. Una scritta ha catturato il mio interesse, la riporto fedelmente: “Cara Lampedusa, le tue spiagge e il tuo mare ci hanno incantato per 4 lunghi giorni...ma la tua via Roma ci ha rotto le balle! Sunnu quaccriu ionna chi facemu avanti e arreti!”. La traduzione è superflua, un divertente esempio di chi è capace anche di parlare con un’isola. Ma per parlare con Lampedusa bisogna conoscere il suo linguaggio, ma soprattutto essere in grado di fare silenzio dentro di sè e stare ad ascoltare. Per una volta bisogna star zitti per comunicare.
Una piccola discesa da via Roma conduce al porto vecchio, dove attraccano i traghetti provenienti dalla madre Sicilia, scaricando ogni mattina il necessario alla vita degli isolani e i pensieri cupi di chi vuole isolarsi per un pò dalla vita frenetica. Barche vecchie e malconce, sembrano rifiutate persino dalle rimesse che costeggiano il molo, ma anch’esse prenderanno il mare, come i gabbiani che volteggiano attorno alle paratie delle imbarcazioni della Guardia Costiera.

Un giardino di palme, forse l’unico dell’isola, a pochi metri dal molo fa da teatro alla Sagra del Pesce. Quattro banchi recintano un rettangolo all’interno del quale trovano posto una ventina di volontari e, vista la ressa, volenterosi isolani. C’è chi frigge il pesce, chi taglia il melone giallo, chi distribuisce crackers perchè ormai il pane è già esaurito, chi allinea i piatti di carta davanti ad un famelico muro umano urlante. E’ l’esatto opposto del mercato del pesce, la sagra. Mentre al mercato chi urla è il venditore, qui urla il cliente. La ragione è semplicissima, si mangia e si beve gratis ed allora, tra spintoni e improponibili scioglilingua dialettali, si lotta arditamente per conquistare un piatto di fritto di paranza, una birra calda, un pò d’acqua. Il bene più prezioso è il vino bianco, ma conquistarne un bicchiere è un miraggio. La lotta si fa dura, dopo un pò ci si rende conto che con una discreta raccomandazione, si può riuscire a “svoltare” la serata. Non tanto per mangiare gratis, cosa peraltro non disdegnabile, ma se non altro per vivere appieno la festa di popolo, per sentirsi parte di quello spettacolo in scena, da attori e non semplice spettatori. Il pesce frigge in enormi calderoni di olio bollente, e non appena viene tirato su e messo nei piatti la folla inizia a premere selvaggiamente, urlante. “O’ pupuzzo, o’ pupuzzo” si grida per attirare l’attenzione di coloro che detengono il potere (cioè i piatti con il cibo), ma in realtà è solo un paravento perchè il “pupuzzo”, cioè il bambino, magari ha già la pancia piena. Il padrone di casa impietosito dalla nostra impossibilità da turisti di arrivare al tanto agognato pasto gratuito, riesce con pochi gesti a strappare una birra e un piatto di pesce fritto. La raccomandazione serve sempre. Ma lo spettacolo che va in scena è bello, il tempo di mangiare con le mani e ci si rigetta nella calca, non tanto per fame ma per stare ancora al centro del palcoscenico. Al centro del quadrato una vecchia barca a remi contiene le bibite immerse nel ghiaccio, ed attorno i volenterosi-volontari si contendono le urla della folla e gli improperi, ma incuranti vanno avanti e cercano di accontentare tutti (almeno coloro dotati di un viso conosciuto o di una salda raccomandazione).Sulla strada che porta al centro, c’è un muretto dove sono adagiati piatti di carta contenenti lische di pesce, semi di melone, tovagliolini di carta, e poi bottiglie di birra svuotate. Si resta lì ancora un pò a godersi dall’esterno lo spettacolo, e a pochi metri da noi vediamo Claudio Baglioni che scende lento dalla mercedes grigia, accostata in seconda fila, con un sorriso a 32 denti, camicia nera e pantalone bianco, come da copione.

L'atmosfera sembra rilassata e tranquilla, inizia a scambiare battute con le persone che gli si fanno incontro, passeggia lentamente verso il giardino dove ancora la folla pressa sui banchi per ricevere quanto gli spetta. Scattano i primi flash, c’è tempo per accontentare tutti, una stretta di mano, un sorriso, una freddura, una foto ricordo. Quando la gente si fa più pressante, Claudio viene invitato a raggiungere i pescatori e quando entra all’interno del quadrato, la folla inizia ad acclamarlo. È strano vederlo aggirarsi fra i pentoloni e i pescatori infarinati che gli stringono la mano dopo averla asciugata con riguardo sul grembiule ormai sozzo. Un pescatore baffuto lo accompagna a salutare alcune persone e gli porge un bicchiere di vino, mentre tutti gli altri pescatori riprendono il loro lavoro incuranti.
E così comincia il giro del quadrato, una parola, un flash, una pacca sulla spalla per tutti, c’è un’atmosfera rilassata e gaia. Noto un non so che di “papale” in tutto ciò, tanto più che addirittura una signora porge a Claudio una bambina adagiandola in piedi sui banchi e lui, tra l’imbarazzato e il divertito la bacia e non sa bene se deve rimetterla giù o lasciarla lì, povera creatura innocente!

E’ quasi lui a salutare la gente e non la gente a cercare lui, e cosi fa anche con me, la folla urla e non riesce a sentire la domanda che gli faccio, e con grande gentilezza mi chiede di ripetere, non lasciando la mia mano, quasi per paura di perdere un incontro, un gesto, una parola, un sorriso. Ogni incontro con quest’uomo riesce a riservare una sorpresa. E’ difficile per lui uscire dal quadrato, si vede che vorrebbe trattenersi, ma la folla è ora diventata incontenibile ed è molto difficile uscire da quel marasma. La macchina è bloccata da gente, motorini, altre auto che vengono avanti nei due sensi. Una signora sembra voglia entrare nella mercedes, è troppo tardi ormai per vedere il sorriso rilassato di Claudio, troppo caos e la macchina riparte per i vicoli di Lampedusa.
Il giorno dopo racconto tutto alla padrona di casa che era andata via dalla sagra solo pochi minuti prima che giungesse il gradito ospite. E delusa mi dice: - Bagghiòni venne? E ccu fece?”. Avrei voluto rispondere: - Venne dal mare, sorrise tra la sua gente, e andò via, di nuovo verso il suo mare.

O' Scià...
Ce n'est pas le latin
Ce n'est pas l'esperanto
Ce n'est pas l'americain
Ce n'est pas le francais
C'est une langue qui sort du coeur
C'est la langue de l'amour
Scritto
da alexdio alle ore: 21:16 | commenti (6)
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