
giovedì, luglio 14, 2005
...dolci a confronto...
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da graceTS alle ore: 09:20 | commenti (23)
martedì, luglio 12, 2005Claudio Baglioni Senza Musica Bompiani Editore
Senza musica non si può proprio vivere. Sembra questo il messaggio che Claudio lascia, tra le pagine di un libro che può essere letto tutto d’un fiato e poi ripreso e scorso nei momenti di calma. Per cogliere un messaggio così ovvio all’apparenza quanto profondo, bisogna lasciarsi guidare dalle parole, tirando le fila dei singoli attimi di riflessione che si snodano in un percorso durato almeno un trentennio. Bisogna avere la capacità di sorridere di annedoti fini a sè stessi. E sopratutto bisogna soffermarsi sui silenzi che anche la parole sanno dare. Bisogna avere la finezza di non dare peso eccessivo a caratterizzazioni socio-politico che un uomo come Baglioni non ha mai saputo o voluto dare al suo pensiero fatto arte. La musica è la vera protagonista di questo collage di pensieri sparsi, sfida paradossale di un titolo che lascia presagire altri significati. Perchè laddove le parole non riescono a giungere, non riescono a generare quelle immagini di un’anima che ama, che si turba, che viaggia, che sorride, che manifesta tutta la sua presenza ad una vita che non può che “essere adesso” ed è incapace di guardare e credere al domani, lì può la musica. La musica, fonte di vita espressiva ma anche ricezione di uno scambio di emozioni da uno a tanti. La musica che si dona, ma anche quella che si riceve.
Non si trova a suo agio, l’autore, nei panni del poeta a tutti i costi. Ma poesia emerge dalle pagine che descrivono gli inizi di una vita personale e artistica quasi pasoliniani. Ma Claudio non parte con un handicap. Non tutti infatti hanno già in sè stessi la voglia di emergere, di non essere ingabbiato fra le maglie di un pauroso anonimato. Non viaggia frenato, pur se gli ostacoli si frappongono impietosi fra sè e il volo sognato. Capisce quando è il momento di annusare “il vento nuovo” ma sopratutto sa interpretarlo e, volgerlo a suo favore nella totale autoconvinzione della sua realtà onirica. Ed è musica quel vento che ognuno si augura di avere sulla pelle e ancor di più spingendo l’anima a veleggiare lontana, almeno una volta, lungo il difficile corso dell’esistenza: “Il vento nuovo, annusato in quella notte di Cracovia passata insieme a ragazzi di tutte le latitudini, aveva girato. Aveva girato davvero.”
Claudio si interroga sul valore espressivo della canzone, forse non autentica poesia, anche nelle sue più alte manifestazioni artistiche di chi la produce. Ecco ancora la musica, inscindibile piattaforma di un mare espressivo altrimenti vuoto per chi non è capace di far specchiare sè stesso in un insieme di parole, faccia di una medaglia, ma fondamentale. E quando non si è soddisfatti, quando la ricerca di sè batte la fiacca, ecco che appare l’impellente bisogno umano di mettersi in viaggio. Alla ricerca di sonorità nuove con le quali far vibrare le corde dei ricordi e con le quali, attraverso visi nuovi, immagazzinare energie. Fosse anche soltanto per tornare a porsi altre domande. “Si torna a casa a respirare calmi e ci si trova alle prese con la quotidianità; quella propria e quella di tutti. La tua te la risolvi come meglio puoi, come ti riesce. Ma l’altra?...Oggi il cielo è pieno di rancori...”. Le domande sulla fame, la guerra, la miseria, su dove stia andando a finire il mondo, tra una tournèe e l’altra, tra un guardarsi dentro e una consapevolezza che “anche una canzone possa aiutare a capire e a scegliere”.
Claudio manifesta tutta la sua difficoltà a interpretare questi temi, cosi alti ma così ignoti che a volte l’uomo non ne comprende la reale portata. E senza musica è difficile calarsi nei panni di chi grida in un deserto d’amore, finendo per fare la parte dell’ infinitesima voce roca che entra in un coro che nessuno mai ascolterà. Ed interrogarsi sempre su di sè forse aiuta a trovare anche una dimensione più autentica con gli altri, sempre con la consapevolezza che siamo “sospesi tra un insopprimibile bisogno e una paura d’amare che non riusciamo ad allontanare”.
Il libro si fa leggere in modo anche lieve, aneddoti semiseri che lasciano il sorriso sulle labbra, dopo temi di grande spessore. Ma si colgono dei lampi, qua è là, di un acume pensieroso che sa illuminare. La paura che dà speranza. Su un trenino che va ad Ostia, così come nel buio di un teatro per capire il senso di un cubo che diventa metafora della vita e ancora la voglia di penetrare le cose “al mare no, non puoi essere vicino, dalle sue parti, devi starci dentro o al massimo accanto”.
E quest’uomo che si sente così stretto nei panni di un poeta e che si pone al riparo da chi lo vuole santone o profeta, quasi un pontefice di una setta che non c'è più (il tanto vituperato "baglionismo"), autorizzato a parlare tra pochi altri di qualunque cosa, ci lascia la testimonianza che, forse più che senza musica, è senza amore che non si va da nessuna parte “Love is the answer”, anche se tante volte è bello accontentarsidi un ramo tagliato da cavalcare come si faceva da bambini “Ne abbiamo fatta tanta di strada e tanta ancora ne abbiamo da fare. E che sia sempre lieve come se avessi ancora quel ramo tagliato a condurci lontano. Per questa strada che resta, buona fortuna. Ce n’è sempre bisogno e non basta mai”. Alex Scritto
da alexdio alle ore: 20:32 | commenti (7)
lunedì, luglio 11, 2005
11 Luglio 2005 Claudio Baglioni in concerto a Madrid
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da alexdio alle ore: 09:53 | commenti (3)
venerdì, luglio 01, 2005La voce Una sera di inizio estate, come tante ce ne sono. Una di quelle sere dove vai a prendere un gelato sotto casa, quando il sudore fa della tua maglietta chiara una seconda pelle. Oppure una sera dove ti prendi una pausa dai pensieri e te ne vai ad una festa, credendo di poter scoprire visi amici e facce sorridenti, ma invece non vedi altro che buio. Te ne stai solo aspettando che passi la prima folata di vento, che finisca il primo bicchiere, che cessi quel confuso chiacchierare di non si sa bene chi e su non si sa bene cosa. Non immagini agli incontri del caso, alle sorprese che il destino ti prepara. Non pensi, mentre ti sollevi da una sedia anonima seguito dagli sguardi distratti di uomini e donne che guardano ma non vedono. Provi a sfidare il destino. Basta poco per lanciarsi oltre la barriera. Respiri. Ma non sai che ti verrà tolta per sempre la libertà. La libertà di regalare 20 e una rose. Quella di far scorrere il tuo tempo su un altro polso. Quella di far finta di essere vero ma sei solo veramente finto. Passano attimi e anni che ormai non sai piu distinguere ma sempre è con te una voce, una sera di inizio estate. Ti parla attraverso i vetri da cui non udisti altro che pianti. Sta lì, anzi qui. Scritto
da alexdio alle ore: 00:30 | commenti (5)
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