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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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giovedì, giugno 30, 2005

Non c’è soltanto il mercato: salviamo la dignità dell'Africa 

di CLAUDIO BAGLIONI

come identità, libertà, cibo, salute, lavoro, famiglia, figli, terra, casa, scuola, futuro. Quelli che consideriamo diritti irrinunciabili e inalienabili, per centinaia di milioni di persone come noi, non sono nemmeno speranze. Sono sogni. Anzi incubi. L’incubo di una vita che non ha alcuna possibilità nemmeno di sfiorare la soglia della dignità. Di queste cose abbiamo brevi lampi di coscienza. Durano lo spazio di un servizio di telegiornale; la coda d’emozione suscitata da immagini “forti” o da statistiche che hanno dell’incredibile.
Del resto «cosa possiamo fare?». E’ il mercato. Mercato, globalizzazione, competizione. Non sembrano nemmeno invenzioni umane. Sembrano divinità. Divinità cieche e insaziabili, per ingraziarsi le quali il popolo della terra non può far altro che offrire sacrifici. Sacrifici umani, evidentemente. E dato che questo Mercato vive e si alimenta di differenze e squilibri, per renderlo più florido e più capace di produrre ricchezza, occorre generare squilibri e differenze: produrre povertà. «Mors tua, vita mea».
Non è così. O abdichiamo al senso di essere uomini e alziamo bandiera bianca, o dobbiamo ammettere che governare il mercato è possibile. Non un problema di strumenti; un problema di volontà. Se le cose non cambiano non è perché mancano idee, capacità o risorse. E’ perché gli interessi che premono perché tutto resti com’è sono più forti di quelli (che pure esistono) che spingono per il cambiamento. E’ questa l’equazione da ribaltare. Prima nelle coscienze individuali, poi in quelle collettive. Quindi nelle scelte di politica economica e sociale di parlamenti e governi. Soprattutto dei governi di quei Paesi come la “vecchia Europa” e le altre grandi potenze industriali che “possono” e, dunque, hanno l’obbligo di concorrere a risolvere quei problemi rispetto al sorgere dei quali non sono privi di responsabilità. Il mercato è sovranazionale, certo. Ma non soprannaturale. Passare da un mondo nel quale l’uomo vive per il mercato a uno nel quale il mercato è fatto per l’uomo per tutti gli uomini è possibile.
Questo vogliamo dire, sabato 2 luglio, agli 8 paesi che decidono delle sorti degli altri 200. “Live 8” non è la risposta. E’ la domanda. Domanda di valore e di senso. Domanda di un’altra economia che globalizzi e reinvesta gli utili, ridistribuisca le risorse e, finalmente, promuova ed esporti valori come libertà, solidarietà, sviluppo, salute. Un’istanza etica universale non più rinviabile, per la quale facciamo appello a tutta la forza di cui solo certe parole sono capaci: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando la sera cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo».

da "Il Messaggero" di oggi

mercoledì, giugno 29, 2005

 

martedì, giugno 28, 2005

e un po' di colori... per riempire gli spazi tra bianco e nero...

domenica, giugno 26, 2005

Silenzio

Ho scacciato via la polvere dalle scarpe, calpestando erbacce. Ti ho cercata per le strade. Su una sedia meditando un silenzio irreale. Rimaneva un suono strano sotto la tettoia. Il suono del silenzio vero. Era silenzio già prima. Ma pareva come se le farfalle avessero smesso di volare, le formiche di camminare, le foglie di smuoversi, le radici di crescere, il vento di soffiare. Ed è stato più silenzio di prima. Mentre ti ho cercata. Come prima, uguale uguale. Ma più silenzio attorno.

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sabato, giugno 25, 2005

LIVE 8

Questo è l'elenco aggiornato degli artisti che parteciperanno al Live 8 romano:

Biagio Antonacci, Articolo 31, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Elisa, Gemelli Diversi, Irene Grandi, Faith Hill, Jovanotti, Le Vibrazioni, Luciano Ligabue, Tim Mc Graw, Negramaro, Negrita, Nek, Noa, Laura Pausini, Piero Pelu', Max Pezzali, Povia, Tiromancino, Velvet, Antonello Venditti, Renato Zero.

Francesco De Gregori aprirà il concerto.

 

giovedì, giugno 23, 2005

BAGLIONI: SARO' AL CIRCO MASSIMO PER LIVE 8
ANNULLAMENTO DEBITO PRIORITA' ASSOLUTA, GUARDIAMO LA LUNA E NON IL DITO

Roma, 23 giu. (Adnkronos) - ''Smettiamola di guardare il dito e, per una volta, guardiamo la luna. L'annullamento del debito e' una priorita' assoluta: per questo saro' al Circo Massimo. Senza se e senza ma''. Con queste parole Claudio Baglioni -cancellati tutti gli impegni promozionali esteri- annuncia la propria partecipazione al ''Live 8'', il concerto di sabato 2 luglio al Circo Massimo per l'annullamento del debito dei paesi in via di sviluppo.

  • Antonello Venditti
  • Articolo 31
  • Biagio Antonacci
  • CLAUDIO BAGLIONI
  • martedì, giugno 21, 2005

    Inquietudini

    Aula deserta. Aula semi-deserta. Aula piena. Cuore semi-vuoto. Non c’è il verde sulle foglie. Pallido come la morte che stende il suo velo sulla gota più rosea, il cielo. Sudato e sciatto come un vagabondo miserevole, il sole. Salgo scale, senza un perchè. Un sorriso mi accompagna, ma vedo il pianto di quelle lacrime sciolte nella pioggia, un giorno di dicembre. Tessere magnetiche, passi sul selciato, polvere. Il caffè amaro. La ringhiera di un colore rosso-ruggine, recinto di strani sussurri e sguardi. Sta lì. Tutto è fermo. Un vecchio custode e il suo televisore con le antenne sbieche a catturar la luce. Su una panchina fatta di ferro anonimo costruimmo un castello di carta. Volò via al primo vento. Ma era più saldo che mai. Aveva le fondamenta piantate nella terra e nel fuoco. E la terra se lo porterà via. Rinasceremo nell’acqua e di noi parlerà l’aria che ci condurrà via con sè, per mano.

     

    sabato, giugno 18, 2005

    Un capello

    C'era una barca chinata su di un fianco. Ruggine attorno a un'anima non più giovane. Ogni tanto un'onda sospingeva verso l'aria ancora calda del tramonto la sua chiglia. Un tempo la prua solcava le acque salate, le acque gelide, le acque di mari e di soli addormentati. Sul ponte un vecchio nocchiero innamorato del tramonto. Ora il vecchio e il mare sembrano, senza più nulla da dirsi, come due palline su prato verde di biliardo che schizzano in buche di velluto. Una di quà e una di là.
    E c'era una donna dai capelli ricci e dagli occhi d'oro. Solo lei camminava così. Le anche asciutte ancora acerbe su un viso pulito di bambina. Non piangeva mai quel viso, ma tenero come il burro, sulle mani, liscie gocce di rugiada di pianti altrui.
    Si amarono in silenzio, piangevano nel cuore per l'amore che non si dissero mai. La testa di lei affondava all'alba nel cuscino rosa, stringeva fra le dita calde pugni di sabbia amara.
    Sognava, il vecchio nocchiero, capelli biondi, capelli neri, e non amava che lui stesso, lì sui mari che solcava la barca, scoppiettando i suoi perchè sulle onde fragili.
    C'era l'asola di una vecchia camicia stordita da baci rubati al buio della notte, sotto il vecchio caco, fra le verdi fronde che non avevano orecchie.
    Su quell'asola, una sera, un capello della donna si attorcigliò, e con esso la sua anima.
    E il piccolo crine di seta disse al bottone: sempre con te resterò, in eterno.
    Ora la barca affonda, resta solo l'ultima piccola luce intermittente che alita nel buio i suoi richiami alla luna piena, come un lupo fiuta l'aria affamato.
    Quando la lucina sarà spenta, un vecchio straccio, bandiera improvvisata di un'anima morta, galleggerà sull'acqua nera e, approdando sulla rena di un mattino qualunque, lascerà dormire un pò il capello, lì, solo, a godersi il primo tiepido sole.
    E a chi un giorno resterà attaccato sulla pelle, il capello donerà l'anima di quel battello, di quel vecchio nocchiero sognatore, ora in fondo al mare, e la donna dormirà per sempre assieme a lui, come quella notte, mani bagnate di lacrime altrui, all'ombra di piante che non udirono, ma conobbero il loro amore.


    lunedì, giugno 13, 2005

    Da zero

    Ricordo poco. Le prime luci dell’alba. Sono rincasato. Giravo la chiave nella toppa, la mia mente si figurava strani rumori di catene. Udivo voci, tenui, confuse, confabulare. C’era mio padre in vestaglia che vagava nel salone. Avevi avvilupppato il televisore con una rete. Luci intermittenti, suoni di vecchie giostre abbandonate dove non sognano più che bambinetti svogliati. Ridevi. Io ero paralizzato. Non sentivo più suoni e voci, non vedevo le luci. Tentavo di capire, avanzando in modo fasullo e timido, cosa stesse succedendo. Una persiana arrugginita ha filtrato le prime luci del mattino ad accarezzare il lume impolverato. Anche io volevo le carezze. Ma mi son svegliato. Ricominciamo da zero.

     

     

     

    sabato, giugno 11, 2005

    La magia delle parole

    La magia delle parole. Ha sempre esercitato un fascino su di me. Forse perchè con la parola ho cercato di dare un senso alle cose, quando quel senso mi sfuggiva. Forse perchè mi piacevano tutte quelle parole che non ho mai saputo dire agli altri. Mai a fondo ho saputo raccontarmi e raccontare la mia vita. Una vita forse normale, forse meno interessante di tante altre, però unica perchè mia e di nessun’altro. Ho scelto il mezzo forse più comodo per farlo. Usare delle particelle di inchiostro, oggi fotoni di luce su di un monitor (ma sono solo i tempi che cambiano) e richiudermi nel mondo che non era di nessuno se non mio. Mi chiedesti quali erano i miei sogni. Ora forse mi sorge naturale una risposta alla tua domanda, i miei sogni erano di trasporre il mio mondo di parole in quello reale. Parole sono anche silenzi. Alcune parole non fanno rumore e sono le più belle talvolta. Esse trovano la loro forza in un gesto, silenzioso come il volo di una piuma, in un pudore discreto che sa ascoltare, che sa amare forse per questo. Ho cercato così, spesso non riuscendoci, di costruirmi un essere nutrito di parole mie e silenzi miei che gli altri avrebbero dovuto capire a tutti i costi. Era ed è tuttora il mio modo di comunicare. E’ come quando qualcuno privato della capacità di comunicare come un neonato, sbatte i piedini e le manine e cerca di dire che esiste a chi gli sta attorno. Cosi, facevo io. Per mascherare un fallimento di una vita che non ho mai amato fino a pochi anni fa. E mi sono costruito uno scheletro corporeo con mattoni sbilenchi privi di regolare geometria a circondare un anima mai in grado di darsi uno scopo, capace di slanci generosi talvolta, ma anche di precipitare nel buio e nei suoi miseri regressi. Mi sono nutrito di parole, ora, le tue.

    sabato, giugno 04, 2005

    Uscii nel buio della notte, i polsi fasciati dal dolore,

    e tutto attorno ricordo del futuro, vaticinio del passato,

    il presente solo luci di deboli venti lontani.

    Illuminarsi di nulla e rabbuiarsi di cuore.

    giovedì, giugno 02, 2005

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