
martedì, maggio 31, 2005da http://www.patapan.it
31 Maggio 2005 alle ore 21:00 Claudio Baglioni parteciperà alla Partita del Cuore 2005 diretta su Rai 1
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da alexdio alle ore: 16:39 | commenti (5)
lunedì, maggio 30, 2005Quattro amici e una chitarra. Sfidare il caldo di uno strano mattino, luminoso quanto incerto. Scoprire quanto una piazza semivuota sa parlare di sè, all’ombra di un arco rivedere volti sorridenti e stupiti. Quattro amici e una chitarra, per sconfiggere i cavalli che scalpitano nel cuore buio, salire sulla pedana di una prato erboso, il sabato pomeriggio. Fare a pezzettini con gli occhi due ritagli di carta di giornale sbiaditi, e sorridere almeno per una volta al tempo che più non verrà, all’ombra sbilenca della vecchia torre. E tutti andare avanti, a passi lenti, a incontrare un sorriso familiare da uno schermo o da un pezzo di carta cosi luminoso come il cielo. Non voler andar più via perchè altri viaggi meno lievi attendono il cammino. Ma con qualche ruga in meno sulla fronte della vita.
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da alexdio alle ore: 21:04 | commenti (7)
domenica, maggio 22, 2005
Solo un attimo.
Il vento acerbo di una estate qualsiasi spazzava pochi residui di polvere sotto le ruote dell’auto. Finalmente potevano essere liberi per poche ora dai lacci che attanagliavano le loro caviglie e i loro occhi. E salivano lassù per ritrovare ciò che mai avevano assaporato ma che da sempre avevano nascosto sotto i cuscini della paura. Tra una curva e l’altra uno sguardo fugace che non poteva essere spinto oltre l’attimo. Nubi di piogge mai cadute vegliavano su due teste ancora inutili per il mondo. Non sapevano dove andavano, nudi alla morte o forse vestiti ancora dall’apatia di una vita assente. Partenza e già arrivo, come due cose in una. Una banda sbilenca di una sagra di un paesotto stinto e fasullo. Un gelato già sciolto fra le mani e si tenevano quelle stesse mani tra cui era colato l’ultimo rivolo di una speranza. Ma non lo sapevano. E la banda andava e veniva, rumore del nulla. Ma solo lassù in alto, dopo la spianata erbosa ancora umida di pioggia recente, cominciarono a sentire il suono. Quello del sole che accarezza la pelle. Attraverso un pascolo grande come la loro voglia di fermare il tempo, si fermarono. Per un attimo si amarono sotto un cespuglio. Ma i lacci erano già lì, a specchiarsi sul lago assieme agli occhi spauriti dal fango della vita. E si chiedevano se valeva la pena di spendere quella stessa esistenza che ora regalava attimi d’amore a chiedersi perchè le cose non andavano come le avrebbero sognate su un’isola deserta. Il tempo mostrò le sue piaghe rosse di sanguinolente vesti indossate per apparire migliori. Lei poggiò la testa sul cuscino, il rumore del treno le cullò il sonno quella notte e si rivide in quell’attimo d’amore, lassù al pascolo. Lui poggiò la testa sul cuscino, e un pensiero gli cullò il sonno quella notte. Che forse l’amore dura davvero un attimo.
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da alexdio alle ore: 00:27 | commenti (8)
lunedì, maggio 16, 2005ANCORA 9 MINUTI PER AUGURARE BUON COMPLEANNO A CLAUDIONE Scritto
da teoricamente alle ore: 23:51 | commenti (1)
domenica, maggio 15, 2005
Il Suono del Silenzio Sound of silence di Simon & Garfunkel Scritto
da graceTS alle ore: 09:48 | commenti (1)
venerdì, maggio 13, 2005
(dal sito web di "Vivaradiodue")
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da alexdio alle ore: 19:29 | commenti (3)
lunedì, maggio 09, 2005
Il Parco della Reggia Entrando nel monumentale cortile, che definirlo cortile mi pare quasi offensivo, lascio alle spalle il piazzale polveroso, di quella polvere bianca accecante che dà fastidio solo a pensarla, acciottolato minuto tra due teloni bucherellati su un prato verde incolto. Sgomitate, nella fila di pensionati ciarlieri, ma per trovare al più presto un pò di verde e di acqua dove far riposare i pensieri confusi. Il cammino si presenta più lungo che arduo, il colpo d’occhio prospettico è netto, senza fronzoli. I viali percorsi da giovanetti vocianti e carrozze fuori tempo, mi stanno già stretti. E percorrendo lento, con misurato passo, da un lato all’altro i camminamenti nell’erba ritrovo un pò di quiete. Più che calpestare l’asfalto, è bello affondare i piedi nell’erba e riparare, improvviso, nelle radure laterali dove non c’è altro rumore che quello dei merli saltellano di quercia in quercia. Intravedo ancora una carrozza, dalle finestrelle minuscole della querceta, e torno fuori a guardarla salire, sempre piu su. Il conducente, novello auriga dei tempi moderni, vociante e festoso, fa schioccare il frustino, mentre mena alla fonte, le comitive domenicali. Il cavallo, vecchio ronzino con la testa sbilenca, trotta impassibile, mentre bambini con gelati avvizziti alla mano sorridono felici. Si susseguono le rampe, si susseguono i passaggi delle monotone carozzelle, e di tanto in tanto, la bucolica quiete, è rotta da vecchi torpedoni cigolanti che spazzano i viali, rombanti. Mi appendo alla ringhierina che dà sull’acqua, dove pesci di tutte le dimensioni nuotano famelici, dribblando pezzi di cicche e pollini stagnanti. Basta sedersi un pò, tra un zig-zag e l’altro, per buttare giù righe e scrivo poesie che nessuno leggerà o nessuno amerà. Sulle righe delle brutte panche di metallo, i giovani scrivono di amicizie e di amori. Con mestizia riprendo il cammino, non sapendo dove mi fermerò ed ecco che una donna osserva le anitre appolaiate in bilico sulla cascatella d’acqua che apre la seconda rampa. Butto gli occhi qua e là ai vialoni abbandonati, per cercare di nuovo vie di fuga al passo vociante. Poche anime si lasciano perdere dove il sole del pomeriggio calante non scalda il vento che soffia da nord. Non si sa dove si va, ma si avanza, e la salita diviene meno dolce, attraversando fontane e zampilli e cascate e prati. E mi viene voglia di attraversare a nuoto la vasca per risalire ad aggrapparmi sulla ringhiera all’ombra, quasi un bagno catartico dei pensieri piu oscuri. Come se i pensieri potessero scender giù con la prima cascatella e sfiorare la bottiglietta di plastica che pende dal salto, aspettando la prossima piena. Sibila il vento sulle spalle pesanti e non so se è caldo, se è freddo, se è nuvolo o sereno. Variegati percorsi si dispiegano al passo, scalette, sentieri, gocciolatoi di acqua piovana, cornicioni sconnessi e lastroni pietrosi. Le statue, ripulite dall’odore del tempo, guardano con visi austeri la reggia maestosa e si scherniscono quasi, memori di recenti offese d’inchiostro, dai turisti che deviano il cammino. Ormai il tempo corre e, alla sommità levo lo sguardo sulla cascata, alla fonte. Piccoli arbusti dividono in cento frange dalla schiuma biancastra, il getto che scende dal poggiolo, dominando due grandi sculture con scene di caccia. Mi siedo sui gradoni e guardo. Il respiro è affannoso, la mente affannata. Non basta guardare il sole che, lieve, tramonta, per capire che è ora. Quell’ora di tornar giù, con passo più svelto, perchè aspetta la notte e ancora un giorno per rimandarla indietro.
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da alexdio alle ore: 00:27 | commenti (1)
mercoledì, maggio 04, 2005Ho visto le gocce di pioggia sporche cadere dalle tegole annerite dal fumo, una sera di maggio qualunque. Ho ascoltato una voce che parlava di sorrisi mai spenti. Ho provato a guardare al di là del buio di un attimo grande come una vita. E ho visto tutta la vita nella luce di un attimo. Passeggiando, ancora una volta, non ho fissato gli sguardi degli uomini, tristi senz’altro come i miei che accarezzavano i ciottoli sbilenchi. Ho capito che le persone passano e poi tornano, e chissà quante volte le incontrerò. Quelle stesse facce, anonime, felici, disperate, belle, brutte, come la mia o tanto diverse da sembrare altri visi di pianeti lontani. Ho camminato lungo le strada pensieroso, le mani nelle tasche vuote di sogni. Ho pensato al sole che scalda la faccia nascosta delle nubi. E che le nubi prima o poi scappano via da qualche parte. Ed mi è piaciuto immaginare un pò di gioia ad attendermi sulla soglia di casa. Ho visto la faccia di uomo sfigurata dal piombo. Era vivo come me ed è stramazzato al suolo in un pomeriggio di maggio qualunque. Ho visto il sangue rappreso, gli occhi che più non guardavano, le mani che più non tremavano. E intorno la gente passava. Pochi metri più in là, tutto sembrava finto. E mi sentivo lontano. E mentre tornavo a casa, per trovare un’attesa di un non so che di gioioso, mi son dovuto fermare. Ed ho lasciato il sangue sull’asfalto a guardare il cielo.
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da alexdio alle ore: 19:05 | commenti (2)
lunedì, maggio 02, 2005Lo stupore di Karol Wojtyla Seno di bosco discende
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da alexdio alle ore: 17:25 | commenti (1)
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova;
tardi ti ho amato.
Ecco, eri dentro di me, e io fuori, fuori di me ti cercavo, e informe nella mia irruenza mi gettavo su queste belle forme che tu hai dato alle cose.
Eri con me, ma io non ero con te.
Le cose mi tenevano lontano, e le cose che non ci sarebbero se non fossero in te.
Mi hai chiamato, e il tuo grido ha lacerato la mia sordità;
hai lanciato segnali di luce e il tuo splendore ha fugato la mia cecità,
ti sei effuso in essenza fragrante e ti ho aspirato e mi manca il respiro se mi manchi,
ho conosciuto il tuo sapore e ora ho fame e sete,
mi hai sfiorato e mi sono incendiato per la tua pace.
(Agostino - Confessioni)
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da alexdio alle ore: 10:22 | commenti
domenica, maggio 01, 2005
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da graceTS alle ore: 09:51 | commenti (1)
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