
giovedì, aprile 28, 2005
Bisognerebbe incanalare le buone energie verso la porta giusta. La porta è girevole, se ti sfugge l'entrata quando sei pieno di valigie e pacchi e telefonini in mano e piove pure, allora devi in un millesimo di secondo ri-coordinarti. Per un istante non presterai attenzione a chi ti sta parlando, a chi ti spintona incurante. I neuroni si coordinano e puoi incanalarti. Col passo sicuro di chi non teme gli ingranaggi scricchiolanti. Siamo fatti di reti. L’eterno dilemma della coscienza rimarrà forse ancora a lungo irrisolto. Ma è certo che i neuroni si intrecciano e si scambiano parole fatte di sostanze chimiche. La comunicazione neuronale è certa, rapidissima, ed è ineluttabile quanto l’evoluzione della specie. Ed è inalienabile. E allora perchè la coscienza non segue le leggi della neurofisiologia? Se cosi fosse impareresti ad incanalare le buone energie nella porta giusta, nel momento stesso in cui essa si apre, per una sola volta, in modo deciso e sicuro. E inizierebbe quella reazione a catena che, come una fantastica fissione d’amore, ti porterebbe su e ancora su e poi lassù. Ma poi diventi troppo simile a Dio. Sei un uomo, dopotutto e devi sbattere in faccia alle ante della vita. E tornare a chiederti chi sei con tanta energia da sprecare nel vento. Ma di tutta l'energia che rimane cosi inespressa in te, chi ne beneficia? Ma non ti dissero un tempo che nulla si crea e nulla si distrugge? Forse ne beneficia chi non si fa queste seghe mentali mentre tu stai ad interrogarti sul tuo essere enigmatico, o stronzo, o moralista-bigotto-puritano e per giunta pure berlusconiano, roba da far invidia a Savonarola. Scritto
da alexdio alle ore: 20:49 | commenti (5)
mercoledì, aprile 27, 200521.55
Vorrei, a volte, che i pensieri siano talmente distratti,
come fra ciuffi d’erba, i moscerini, d’estate.
Vorrei, a volte, che i pensieri siano talmente vuoti,
come le bollicine d’aria tra le onde del mare.
Vorrei, a volte, che i pensieri, non tornino mai a casa,
la sera che piove e il giorno che alita la bufera.
Vorrei, a volte, che i pensieri, vadano a sbattere
sui muri di pietra crepati dal sole e una lucertola fugga via.
Vorrei, a volte, che i pensieri, abbiano paura della notte,
mentre vagano sotto i ponti come i diseredati del mondo.
E vorrei che i pensieri vadano a bussare alle case,
con forza, portandosi il fiele delle notti insonni,
ed entrando, gettino per terra il sacchettino dei sogni,
e qualcuno ne abbia cura e riconosca il volto per i quali hanno pensato invano.
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da alexdio alle ore: 22:01 | commenti (6)
giovedì, aprile 21, 2005
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da Cielismarginati alle ore: 10:51 | commenti (6)
mercoledì, aprile 13, 2005E’ curioso come abbia deciso di ripartire proprio da questa canzone. Succede che in giorni tempestosi, le emozioni si sostituiscono le une alle altre e quelle che fino a poco prima ti avevano accompagnato, lasciano il posto ad altre. Ma le vecchie si nascondono da qualche parte. E riposano adagiate in un piccolo antro della mente o del cuore, non so. Piano piano le note riprendono a farsi strada, con difficoltà. Ma è inevitabile che accada. L’animale che ci portiamo dentro è qualcosa di misterioso, forza, impeto e irrazionalità primordiale. Esso scaturisce improvviso e ti avverte quando stai per morire delle tue convinzioni. Si perchè di idee e certezze si può anche morire. Non è possibile non sentirne il richiamo se non vuoi spegnerti alla luce di una certezza fasulla. E guardi lì, in un cantuccio, accantonati ma non abbandonati, i tuoi problemi di sempre. E mi stupisco di come essi appaiano ai miei occhi come cenci umidi, inzuppati dalla pioggia incessante di questa primavera. Mentre le note riprendono corpo, lentamente così come se n’erano andate. Male di me.
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da alexdio alle ore: 20:57 | commenti (3)
lunedì, aprile 11, 2005Il filo rosso Camminando ancora, spesso non trovi più il senso delle cose. Il viaggio da solo non basta talvolta a costituire quel filo che ti aiuta a ricongiungere i pensieri. Capita che confusamente si affacciano i ricordi. Vedi la gente sorridere, ma di un sorriso amaro. Vedi, impietoso, piangere il cielo, ma sono come gocce di piombo che ti scavano il viso. E non sai più se sono lacrime o pioggia. La grande piazza non è piu battuta dal vento. E pensi all’eternità, le colonne di marmo ti schiacciano con il loro secolare respiro e, sotto il peso dei tuoi pensieri, le senti persino lievi come alberelli che hanno vinto la tempesta. Alberelli come quello che dimora sotto il cielo ormai chiuso al silenzio di un canto lontano. E’ un ulivo sbilenco, la terra rossiccia e umida in cui affondano incerte radici. Su di un rametto i bambini hanno lasciato una ghirlanda di cartoncini colorati tutti legati assieme da un filino rosso. La pioggia li ha scolorati e sembra che abbiano pianto persino le letterine lasciate sulla carta. L’inchiostro è scivolato giù ed i colori si sono mescolati, giallo, rosso, verdino, blu, ma puoi ancora leggere nei cuori dei bimbi che lasciano impressi gli aliti dei loro cuori per il vecchio nonno che non c’è più. Ti fai coraggio, e vedi ancora poster che sorridono dalle vetrine bucherellate da goccioloni sporchi. Le ante della finestra sono fissate, la tendina bianca che tante volte ci ha mostrato sorriso e speranza, gioia e sofferenza, rimane a celare un mistero profondo. E ti ci appigli più volte, ma irrompe nell’anima il canto lontano. Ti porta via sui prati assolati e ti conduce per mano a pochi passi dal mare dove lo strano nocchiero ti spiana la via e ti sorride con gli occhi premurosi e sicuri. Una spinta e tu vai. Ma tornerai tante volte indietro. Nel buio, e ancora cercherai. Senti che i passi diventano piu pesanti per scavare pozzanghere sempre più fonde. Non ci si può fermare così. Ci hanno insegnato ad andare avanti, a percorrere il mondo per intenerirsi col sorriso di un bambino. Un neonato dagli occhi celesti e intensi ti guarda dalla culla e sembra dirti che la vita comincia adesso, non solo per lui ma anche per te. La culla scompare tra la folla, il cielo grigio non aiuta a scorgere luce che non sia riflessa. Ecco ci vorrebbe ora quel filino rosso di quella ghirlanda di pensieri colorati pastello. Per capire e provare a riannodare, cuore, mente, anima e corpo, tutti i pensieri.
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da alexdio alle ore: 21:19 | commenti (4)
sabato, aprile 09, 2005“Vi ho cercati e voi siete venuti:per questo vi ringrazio... “
Chi ci ha insegnato ad amare anche la polvere dei nostri passi, la fatica che disegnava i nostri volti, i sorrisi degli sconosciuti sulle strade impaurite? Partimmo con uno zaino carico di speranze. Senza neanche sapere a cosa andavamo incontro. Faceva caldo in quei giorni. L’afa era insopprimibile. Per le strade di Roma cercavamo acqua fresca e visi sorridenti. Una porta dopo l’altra. Sotto gli archi della fede millenaria, il rumore delle scarpe bollenti mutava in un suono alto e tenebroso all’ombra delle volte. E cercavamo. Ma cosa? I giovani sciamavano da una strada ad un vicolo, sorridenti e incrociando i loro sguardi e ci chiedevamo cosa avesse spinto braccia e gambe come le nostre a mettere in moto anime e cuori sulle vie dell’ignoto. Come noi. Faceva sempre più caldo. Nel cortile alberato di una basilica pensavamo a come sarebbe stato bello il mondo se fosse stato tutti i giorni cosi, con la leggerezza di poter dire: ho sbagliato e chiedo perdono a te fratello mio. Non importava la lingua, e raccontavamo noi stessi e le nostre piccole storie di miserie e di luci, ma ci ascoltavi, lo sapevamo. Anche tu cercavi. Sui tram affollati guardavamo fuori le allegre bandiere passare, i cappellini per ripararsi dal sole impietoso, i foulard colorati che non avevano vento per volare, le voci che ridevano sotto il cielo azzurro pallido. Ci sedevamo sui gradoni di una chiesa a riposare e alle nostre spalle la Croce vegliava su di noi, ombra e ristoro di anime stanche, acqua di sorgente per aridi pensieri. Ci fu un momento per immergersi nel buio, ad ammirare l’arte di una grande dipinto, la luce si accendeva e si spegneva e, ad intermittenza ci appariva il mistero di Dio attraverso l’uomo. E uomini eravamo tutti noi. Ma giovani, non tutti uguali ma più uguali di sempre, e tutti più giovani dentro di quando eravamo partiti. Anche tu cercavi. I cittadini scappavano e caricavano auto di valigie mentre noi scappavamo dalle nostre corse ad ostacoli quotidiane. Era tutta una fuga da qualcosa, ma mai cosi lieta e gioiosa. I minuti scorrevano e la gioia sui volti diventava più vera, cosi come la stanchezza più muta. C’era una fila infinita, ci voltammo a guardare e quasi non volevamo credere ai nostri occhi. Quanti eravamo, ci rendevamo conto che eravamo tanti ma mai cosi pieni di unità nei cuori feriti. Salivamo i gradini lunghi e grigi verso la porta della salvezza, con fiducia immensa in noi stessi. E ci fu un momento in cui capimmo la nostra solitudine in mezzo al mondo. Ma non c’era tempo, bisognava andare incontro a te. Anche tu cercavi. Quella mattina poi ci mettemmo in marcia, eravamo pieni di speranze sul lungo cammino. Non sentivamo più il caldo, seguivamo uno le impronte dell’altro come trascinati da una forza misteriosa che invisibile ci asciugava il sudore. Portavamo i vessilli di noi stessi levandoli verso il cielo. Pregavamo. Arrivammo sulla spianata verde. Mai più intenso avemmo in un solo istante il senso dell’infinito. Dovevamo immaginare in poco tempo che altri come noi erano accanto a noi, invisibili agli occhi ma presenti come noi. E capivamo l’importanza della terra, dell’acqua, della luce, di quegli elementi che ci circondano e di cui siamo fatti. Anche tu cercavi. Sei sceso dal cielo sull’elicottero bianco quando ormai la stanchezza si stava impadronendo di noi. E noi levando gli sguardi smarriti verso l’alto, gli occhi riparati dal sole, abbiamo visto la luce per noi. Poi vedevamo un puntino bianco che passava tra le file di gente lontana, ma eravamo sempre noi lì con te. Mai la lontananza fu cosi vicina, mai le lacrime furono così gioiose. Cercavamo con lo sguardo e con il cuore ci ricambiavi. Sentivamo parlare uno di noi. Anche tu cercavi. Non sapevamo cosa cercavamo, forse un’uomo, forse il Cristo. C’eri tu e abbiamo sorriso. Alex ...Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti...
(Giovanni Paolo II, 16 Agosto 2000, GMG)”
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da alexdio alle ore: 21:14 | commenti (2)
martedì, aprile 05, 2005Per chi volesse lasciare un messaggio di ricordo per il nostro caro Papa, lo può fare a questo indirizzo http://www.barfrank.com/guestbook/index.asp?user=giospecial è un semplice e banale modo per ricordarlo. Scritto
da giospecial alle ore: 18:52 | commenti
lunedì, aprile 04, 2005"....non cedere alla tentazione di fermarsi è ciò che da senso all'andare, ciò che lo rende veramente utile e veramente bello. Agli occhi di Dio, agli occhi dell'Universo, agli occhi di chi incontri nel cammino......" da "Il viaggiatore notturno" di Maurizio Maggiani Scritto
da matyb alle ore: 22:41 | commenti
venerdì, aprile 01, 2005Leggendo il post precedente, mi e' tornata in mente una frase del "De amicitia" di Cicerone che ho tradotto ai tempi del liceo e ho sempre conservato in un vecchio diario. " L'amicizia e' nient'altro se non un perfetto accordo nelle cose divine e umane. Di essa non so se, eccettuata la sapienza, dagli dei sia stata data all'uomo cosa migliore " Cicerone Scritto
da egyprof alle ore: 12:09 | commenti
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