lunedì, gennaio 24, 2005
Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata.
Se le sarebbe portate dietro per sempre. Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima
addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità.
Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel
suono, da quell'odore. Alla deriva. ( da Castelli di rabbia - A. Baricco)
Fino alla fine
Siamo arrivati fino alla fine.
Il viaggio è stato stupendo, emozionante, vero.
Non sempre si può continuare a vivere un sogno che da tempo non c'è più.
Si arriva ad un punto in cui si chiede a sè stessi di rialzarsi.
Il sogno forse non è poi così "sempre" come credevamo.
Ho amato quasto luogo piu di me stesso, perchè ero io, oltre gli ostacoli della vita.
Ci sono altri luoghi che parleranno di storie, di concerti, di applausi, di emozioni, di zainetti pieni di perchè.
E luoghi dove aleggerà ancora il vento di "O' Scià", quello stesso vento che mi ha portato fino a qui.
Ringrazio tutti coloro che sono passati anche solo per un sorriso di qua.
Mi scuso con chi non vi ha trovato ciò che sperava, faremo di meglio nei prossimi viaggi.
Si può sempre migliorare quando si viaggia.
Vogliate bene a questo luogo anche quando la porta si chiuderà.
Se c'è qualcuno che voglia raccoglierne la modesta eredità, si faccia avanti.
Io non ho più nulla da dire, sul sogno.
Passo e chiudo.
A tutti, BUONA VITA, dal più profondo del cuore.
Alex - O' Scià
Scritto
da alexdio alle ore: 17:55 |
commenti (17)
venerdì, gennaio 21, 2005
"No festa sia"
di CLAUDIO BAGLIONI
Sono molte le ragioni che possono "rovinare" una festa o, addirittura,
impedire che si svolga. Alcune gravi, altre meno gravi. Tutte, però,
ugualmente serie e importanti, se non altro per il fatto che producono
lo stesso risultato: nel nostro caso, il fatto che la festa non ci sia stata.
Conoscere queste ragioni non restituisce quello che si perde, ma aiuta
a capire. A farsi -come si dice- una ragione del disagio che coviamo dentro.
Per l'ultima data di "E festa sia!" è andata così. Il concerto, inizialmente
previsto, in Piazza San Giovanni a Roma, per la vigilia dell'Epifania,
e poi rinviato al 29 gennaio è stato, alla fine, annullato. Gravi sono state,
purtroppo, le ragioni che hanno inizialmente determinato il rinvio del
concerto; non gravi, ma serie e non superabili, quelle che ci hanno
costretti ad annullarlo. Il rinvio, infatti, è dovuto a quanto accaduto
nel Sud Est asiatico il giorno di S. Stefano. Una tragedia senza precedenti,
che ha sconvolto occhi, cuori e coscienze di tutto il pianeta ed ha portato
-per la prima volta nella sua storia- l'Europa a dichiarare il 5 di gennaio
giornata di lutto in tutti i Paesi dell'Unione. Il concerto di "E festa
sia!" sarebbe caduto proprio in quella data e il credo che modo migliore
di osservare il lutto e rispettare il dolore di quelle popolazioni e di tutti
i cittadini del mondo, sia stato proprio quello di non suonare, invitando
tutti a riflettere su quanto accaduto, avvolti dal "suono del silenzio".
Per l'annullamento del 29, invece, le ragioni non sono -per fortuna- altrettanto
gravi, ma sono ugualmente serie e vincolanti. Malgrado gli sforzi compiuti,
l'impegno e la determinazione di tutti, non è stato, infatti, materialmente
possibile organizzare il concerto per quella data. Portare "in scena" eventi
del genere, infatti, significa mettere in moto una notevolissima macchina
organizzativa, che vede impegnati -tra noleggiatori, trasportatori, operai,
tecnici, collaboratori, personale di staff, sicurezza, musicisti, ecc.-
tra i cento e i centocinquanta professionisti. E' evidente, quindi, che quando
eventi imponderabili finiscono per far "ballare" le date previste, non
è detto che sia possibile riuscire a riarmonizzare il calendario degli impegni
professionali di tutti. Capita, quindi -e, purtroppo, è stato così proprio
nel caso di "E festa sia!"- che non si riesca a dirottare sulla nuova data
tutte quelle professionalità alle quali non è proprio possibile rinunciare
per fare il concerto. Inutile che vi dica che l'amaro in bocca per quanto
accaduto è tanto mio quanto vostro e che, come non è passata a voi, la
voglia di incontrarci per festeggiare insieme, non è passata neanche a
me.
Ci tengo, quindi, a rassicurarvi che -per i romani e quanti desidereranno
aggiungersi a loro- non si tratta di un addio, ma di un arrivederci. La
festa ci sarà. Probabilmente dopo l'estate. E -anche se non posso
anticiparvi nulla- posso dire che stiamo lavorando, già da adesso, perché
far sì che sia una festa ancora più grande, da vivere tutti insieme. A
presto!
Claudio
Scritto
da alexdio alle ore: 15:46 |
commenti (3)
giovedì, gennaio 20, 2005
Il titolo della discordia
Apprezzo i contributi di tutti. Ho ritenuto di eliminare il titolo della discordia.
Credo che la tolleranza debba essere un valore universale, non a senso unico.
Nonostante ciò, mi scuso se ho arrecato disturbo a qualcuno.
Il senso non era nè offensivo nè becero.
Voleva esprimere uno stato d'animo contingente, di delusione e amarezza senza discutere di certo il valore dell'artista.
Chi mi conosce lo sa. E anche chi mi ha tollerato nella deificazione.
Chi non mi conosce può restarne disturbato.
Da ciò viene fuori una cosa che a molti sembrerà una banalità ma che, non lo è per me:
E' brutto quando tutto intorno è buio, quando l'unica porticina da cui filtra un pò di luce socchiude di più le proprie ante.
Tornerà ad aprirsi, o forse il lucernario della vita inonderà i passi pesanti.
Lo scopriremo solo vivendo.
Alex
Scritto
da alexdio alle ore: 16:41 |
commenti (5)
Mi corre obbligo di precisare che il titolo del precedente "post" non è legato in alcun modo alla latrice della lettera.
Di tale titolo mi assumo piena responsabilità.
Alex
Scritto
da alexdio alle ore: 01:27 |
commenti (5)
mercoledì, gennaio 19, 2005
SENZA TITOLO
Pubblico una delle tante e-mail di protesta giunte all'organizzazione "culturale" Clab (e tante altre ne giungeranno), in seguito all'inopinato e tuttora ingiustificato annullamento del concerto "Crescendo & Cercando" del 29 c.m. a Roma.
Carissimo Claudio, egregio CLAB,
mi corre l'obbligo di informarvi del disagio e della tristezza che
oggi hanno colpito me, e molti altri come me, dopo aver appreso, nei
modi più rocamboleschi ed ufficiosi immaginabili - a mio avviso per
nulla degni del nome "Claudio Baglioni" e di ciò che quel
nome rappresenta ed incarna da decenni - la notizia della
cancellazione del concerto "E festa sia" del 29 gennaio a
Piazza San Giovanni.
La nuova data del concerto era stata resa ufficiale ormai da ben due
settimane, il che aveva legittimato molti, anche dall'estero
(come ad esempio i miei 12 amici spagnoli del sito
http:///www.soloclaudio.es che tanto fanno per tenere alta la fama di
Claudio nei paesi di lingua latina, riuscendoci a meraviglia), a
prenotare e pagare voli aerei, camere di albergo, macchine a nolo e
quant'altro.
Non discuto la ben probabile estrema serietà dei motivi che vi avranno
condotti ad adottare una sì drastica decisione. Ciò tuttavia non vi
legittima - a mio avviso - a cancellare la data del 29 gennaio dalla
homepage del sito ufficiale www.patapan.it senza nemmeno un rigo di
spiegazione, addirittura ricorrendo, per diffondere la notizia,
unicamente ad una e-mail privata inviata dal vostro direttore
artistico sig. Guido Tognetti al titolare di un mero sito non
ufficiale qual è quello, pur curatissimo, creato e gestito da Tony
Assante.
Grazie alla sollecitudine del destinatario di tale e-mail (che con
l'occasione ringrazio) nel diffonderla online, finalmente
anche noi abbiamo potuto apprendere ciò che da www.patapan.it non può
a tutt'oggi ancora evincersi e che fino a stamane lo stesso Comune
di Roma, telefonicamente interpellato da più d'uno di noi,
dichiarava, cadendo dalle nuvole, di non sapere.
Sappiamo ora, ma solo grazie al sito di Radio Italia, che la notizia
della cancellazione e del rinvio "sine die" può considerarsi
davvero ufficiale, pur ignorandosene ancora le motivazioni (che forse
ignoreremo per sempre, e magari a ragione).
Comprenderete che un siffatto modo di procedere amareggia non poco.
Personalmente, in segno di piccola, sicuramente del tutto inutile ma
sentita protesta, ho deciso che non acquisterò nè il doppio CD nè il
triplo DVD ... nè il 28 gennaio nè mai.
Sarà la mia "prima volta" in 30 anni di affetto ed
apprezzamento per l'arte di quel meraviglioso talento di
musicista, poeta ed interprete che si chiama Claudio Baglioni, un nome
che purtroppo negli ultimi tempi in maniera preoccupante sembra
essere divenuto sempre più sinonimo di "cattiva
organizzazione" e "noncuranza per il legittimo desiderio di
informazione avvertito dai fans".
Già questo continuare a svilire un nome a noi tanto caro - la recente
cancellazione del già annunciato tour negli auditorium ha in effetti
seguito modalità "informative", o meglio
"disinformative", analoghe, provocando analoghe conseguenze
- è qualcosa che, quantomeno a chi come me segue Claudio da decenni,
fa davvero male al cuore.
Sono in ogni caso felicissima di apprendere almeno che
l'annullamento non è dovuto ad alcun problema personale di
Claudio, dal momento che due giorni dopo egli terrà un concerto alla
facoltà di architettura di Valle Giulia, come si legge - da oggi - nel
sito ufficiale della stessa facoltà.
Di ciò, tirando un sospirone di vero sollievo, mi rallegro enormemente,
visto che i più apprensivi tra noi (me compresa) si erano posti anche
questo interrogativo, non sapendo più che pensare.
Un abbraccio a Claudio e cordiali saluti al CLAB
Alberta Beccaro - Venezia
Scritto
da alexdio alle ore: 12:32 |
commenti (8)
mercoledì, gennaio 12, 2005
Un calcio dal fondo dell'oceano ha scaraventato il mare addosso alle coste più belle della terra, svuotandole di vita.
Torneranno a sfolgorare di bellezza perchè le mani non lasciano in pace le rovine.
Le mani non si arrendono al naufragio delle terre emerse.
Qui ripartono le mani operaie della specie umana, caparbie e capaci all'infinito di ripiantare un pò di paradiso in terra.
Buon compleanno mondo.
(Erri De Luca)
Scritto
da alexdio alle ore: 18:50 |
commenti (6)
lunedì, gennaio 10, 2005
dal Corriere della Sera - 03 Gen 2005
Guai a farsi schiacciare da chi dice: «Non si può» di Francesco Alberoni
|
Nessuno poteva prevedere la catastrofe dell'Oceano Indiano. Ma nessuno di noi ha saputo immaginare l'immensa emozione che ha suscitato nel mondo e la straordinaria gara di solidarietà, l'affratellamento di popoli così diversi. Oggi facciamo fatica a credere che questi Paesi si risolleveranno in brevissimo tempo, affluiranno i capitali e tutta l'economia locale tornerà più prospera di prima. Perché non teniamo conto delle straordinarie risorse dell'animo umano. Vi sono momenti della vita in cui le sciagure ci colpiscono con violenza. Quando va in rovina ciò che abbiamo costruito in anni ed anni, quando perdiamo le persone che amiamo, quando veniamo abbandonati, traditi. Allora vorremmo rannicchiarci, non pensare, non fare più nulla. Come durante una tormenta, quando il gelo ti invade e desideri solo distenderti in terra, dormire. Ma se lo fai muori. Lo sconforto è una tentazione contro cui dobbiamo continuamente combattere perché la vita ci pone sempre di fronte a difficoltà, ostacoli, delusioni, malattie, dolori. Vivere vuol dire trovare ogni mattino il desiderio di ricominciare. La capacità di sperare e di lottare è indispensabile per fare qualsiasi cosa. Per amare perché l'amore è sempre rischio, per mettere al mondo figli, perfino per affrontare un problema a scuola perché se non speri di risolverlo rinunci. È indispensabile per guarire da una malattia. Solo chi vuol guarire, solo chi intimamente sente che può farcela, solo chi lotta per vivere guarirà. La speranza è la più grande forza degli individui e dei popoli di fronte alle catastrofi, alle tragedie, alle guerre. Ricordiamo cosa è accaduto in Europa, da noi, dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale. La gente ha ripreso fiducia, si è messa a lavorare, inventare, costruire. L'hanno chiamato miracolo economico. È stata solo una risposta vitale. Ma guai a chi dà retta a chi gli dice «non si può». E sono tanti che lo dicono. Lo vediamo anche nella nostra vita privata. Il medico vi guarda con compatimento, l'ingegnere vi fa sentire un uomo dell'età della pietra, il giurista vi paralizza con citazioni di leggi, l'economista vi dimostra che il vostro progetto è irrealizzabile. Vi schiacciano con la loro sapienza. E spesso hanno torto. Perché si basano solo sulla fredda, arida, distaccata ragione, e sono incapaci di capire che gli esseri umani hanno risorse straordinarie e che la forza della fede è irresistibile. Siete nella disperazione più profonda, circondati da rovina e morte. Pensate di essere inutile. Ma ecco che arriva un bambino, un vostro nipotino piccolo, forse anche l'ultimo sopravvissuto, vi prende per mano e vi chiede di aiutarlo, di stare con voi. Allora tutto si trasforma. La vostra anima viene scossa e cambiate mentalità, visione del mondo. Avete uno scopo, un fine, un dovere, un futuro. Tra la disperazione e la speranza non vi sono gradi intermedi, vi è un salto abissale, dal niente al tutto, dalla morte alla vita. La speranza non è una vaga possibilità, un barlume incerto, un timoroso aspettare. È una luce che squarcia le tenebre, è un’onda di calore che ci riscalda, che ci fa rinascere.
|
Scritto
da alexdio alle ore: 23:44 |
commenti (2)
lunedì, gennaio 03, 2005
Da “Il Messaggero†del 02 Gennaio 2005
LA MUSICA PUÃ’ AIUTARE I DISPERATI
di CLAUDIO BAGLIONI
MUTO il mondo. Muto l'uomo. L'onda che ha cambiato per sempre i connotati alla fisica della terra e alle nostre coscienze, ci ha lasciati così. Senza parole. Perché l'apocalisse semina e miete silenzio. Fuori e dentro di noi. Un silenzio che brucia e taglia come ghiaccio e, come un macigno, schiaccia e soffoca anime e cuori. E se, di fronte ad un dolore troppo forte, l'uomo sviene, di fronte a queste cose rimane senza parole.
Sia perché alla ricerca del senso delle cose nella riflessione o nella preghiera; sia perché non esistono parole in grado di "contenere", "spiegare", "risolvere" tutto questo.. Ci sono scale capaci di misurare la potenza distruttrice degli elementi, ma non ce ne sono per misurare l'intensità del dolore per un passato che non passerà più, un presente in cui tutto rischia di farsi nuova tragedia e un futuro che in troppi non vedranno mai, che milioni e milioni lottano nella speranza di vederlo arrivare e che per tutti noi non sarà mai più ciò a cui pensavamo quando pensavamo alla parola "futuro".
Per tutti noi, perché quello che è successo non è successo "là ".. E' successo "qui". Non esiste un'altra terra. La terra è tutta qui. Un unico corpo ferito, ora in ginocchio. E non è possibile pensare che un infarto di questa gravità non avrà conseguenze sulle braccia, le gambe o la testa, solo perché queste ci sembrano lontane dal cuore. Non esiste un'altra terra, né esiste un altro tempo. Tutto il tempo che abbiamo è qui, oggi. E se gli tsunami non dipendono dall'uomo, il tempo sì.. Almeno lui, dipende da noi. Per questo non c'è un "futuro migliore", ma uomini che possono rendere migliore il futuro. E, mai come oggi, siamo chiamati ad appartenere a questa umanità , con tutte le energie che possediamo. Senza parole, infatti, non significa senza pensieri. Al contrario, significa pensieri troppo grandi per le parole di cui disponiamo.
Ed è anche per dar voce a questi pensieri e spezzare questo silenzio che mercoledì 5 gennaio, in piazza San Giovanni, chi vorrà potrà unire la propria voce alla nostra. Data e luogo non sono casuali e, dopo quanto è successo, sono chiamati a esprimere, se possibile con ancora più forza, il loro profondo valore simbolico. La piazza: simbolo dell'incontro, della partecipazione, del fondere pensieri e azioni nella solidarietà , nel riconoscersi, sentirsi e muoversi come un unico corpo. La data l'Epifania come simbolo di un donare e un donarsi che dovremmo trovare il coraggio di far diventare regola e non eccezione.
Per questo abbiamo scelto la vigilia dell'Epifania e piazza San Giovanni per l'ultimo di una serie di concerti che "Crescendo" e "Cercando" hanno provato a raccontare la metafora del viaggio della vita, alla ricerca del sé racchiuso in ciascuno di noi e del senso del nostro essere tra gli altri e per gli altri. Un piccolo viaggio che può farsi grande nell'incontro con tutti voi, ma ancora più grande nella speranza che, unendo voce a voce, il compleanno del mondo celebrato pochi giorni fa con inedito pudore possa segnare la nascita di un uomo nuovo. Un uomo capace di coltivare, dentro di sé, il valore del silenzio, ma, soprattutto, di dare voce alla speranza. Una voce, un volto, e ancora di più gambe e braccia capaci di far giungere quella speranza ovunque le onde del mare o quelle dell'ingiustizia, dell'intolleranza, della violenza, della povertà , della prevaricazione, della stupidità avranno lasciato, sulla spiaggia deserta dell'umanità , anime disperate.
ATTENZIONE - NOTIZIA DI OGGI DIRAMATA DA CLAB:
A causa della giornata di lutto nazionale proclamata per il 5 gennaio in
memoria delle vittime del sud-est asiatico, CLAUDIO BAGLIONI, non terrà il
concerto in p.zza S. Giovanni in Laterano. Il concerto sarà recuperato forse il 7
gennaio.
Scritto
da alexdio alle ore: 17:27 |
commenti (5)