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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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mercoledì, luglio 28, 2004

SOLTANTO...CERCANDO

S. LEUCIO 26/07/04

Da un castello ad un altro. Senza soluzione di continuità. Da un capo all’altro dell’Italia. Per raccogliere la lucina flebile ma cosi forte delle stelle che provano ad illuminare i nostri cieli bui. C’è chi ci prende per matti, per esauriti, per dei poveri sognatori di un domani che non si sa se verrà ma privi di un presente. In fondo siamo persone come tante. Non siamo forse tutti un po’ cosi? Noi poveri uomini in cerca dei perché, come in Cuore di Falco, come nei nostri viaggi.

Sono partito stavolta alla ricerca di un nuovo slancio del cuore, per conoscere daccapo un uomo attraverso la sua musica e non più un musicista attraverso il suo essere uomo. Ma no che non si potrà mai conoscere cosa si cela nel fondo del pozzo dell’animo di un uomo, ma solo tirar su dal secchio dei ricordi qualche piccolo frammento che ci fa star bene e che ci fa star male, ma che ci fa sentire meno soli.

Ancora “nubi di bucato sugli stenditoi dei cieli”, la notte precedente. E poi lampi nel cielo buio, sempre buio, ancora più buio del solito. Notti insonni ce ne sono state tante, risvegli sereni molto meno. Ma le nubi non si diradavano al mattino, poi ancora un sole e un vento a spazzar via le ultime incertezze. Chissà se stasera potrò conoscerlo ancora. E il filo diretto con chi, a due passi dal luogo dell’ennesimo incontro ma ad uno solo dal cuore, ridonava speranza e poi la spegneva. Come in una storia d’amore infelice, le nubi andavano e venivano per il cielo. E poi giù pioggia, come quando ci si lascia senza più aver il coraggio di scambiarsi gli occhi negli occhi, e il cielo piange.

L’ora di partire, ma dentro ci si sentiva sereni come non mai, alla tarda ora di un pomeriggio d’estate, perso nel solito traffico del lunedì, a guardare attraverso i vetri bagnati volti anonimi e vite felici, cercando… Cercando anche lì, come alienato nel barattolo di latta schiaffeggiato dalle gocce del cielo, facce amiche, di una amicizia sconosciuta tanto difficile da trovare ma cosi piena di calore quando ci sente soli con i propri pensieri. Cercando, mentre guidavo sul lungo nastro grigio di un asfalto percorso quante volte non lo so più, amicizia anche dai nuvolosi non più smarriti ma saldi nella loro certezza. Come invidiavo quella certezza di sé. Doveva piovere e pioveva. Il cielo doveva piangere per tanti amori finiti e piangeva. Io dovevo cercare e cercavo. Ma non trovavo. Più passavano i minuti scanditi dai rossi, dai gialli, dai fumi neri dei bisonti disperati che caricavano e scaricavano chissà dove, più l’acqua ribadiva che si stava andando incontro alla prossima delusione. Come un ciclo: prima la speranza, poi la delusione, come la vita a volte. Ma cosa sarebbe la vita senza una nuvola che ti scarica giù la sua rabbia? Ci deve essere come le code ai caselli, impenetrabili, come il parcheggio che non c’è e hai paura e tiri via da un posto del mondo come tanti la tua scatola di latta, macchina senza anima o forse con più anima di te. Troppi forse. Ecco perché si cerca. Poi parli con la gente, provi a tirare su un sorriso da uno sconosciuto e vedi che non è impresa facile. L’ombrello aperto ai piedi di un altro castello, abbarbicato come un vecchio nobile decaduto si aggrappa al suo passato che non esiste più, alla sua terra e dall’alto domina una pianura piena di cemento e di anime che viaggiano e guardi le tue scarpe marroni gia fradice e pensi che non potresti mica asciugarti se stai li.

Mi sembra cosi strano, mi sento solo li sotto quel castello, non ci sono più le facce che mi hanno accompagnato nel precedente viaggio. Ma non c’è tempo di pensare che un primo viso amico mi appare appena mi rendo conto di dove mi trovo. E tutti a dire: “se si farà”, “chissà se si farà” “forse domani” “forse mai più”. Nessuno mi da certezze, me le davo dare da me. Inizio a sentire dentro di me che si farà, ed è strano tutto ciò, io sempre cosi pessimista quando il solo è alto nel cielo come posso divenire ottimista quando un cielo cosi nero ti sovrasta? Sono i piccoli miracoli dell’animo umano, questo mio che amo cosi tanto o troppo poco, ma mai come dovrei.

Un vigile urbano con la divisa asciutta sotto tutta quell’acqua? Ma come farà? I ragazzi e le signore che iniziano l’arrampicata e più avanzano sulla dura salita, più sembrano felici. Non ci sono polveri, erbe che svolazzano, c’è solo quell’odore di asfalto bagnato che ti dà quella strana sensazione di pace interiore. Altri miracoli questi, mentre mi accorgo che non piove già più e quasi mi dispiace dover abbandonare il mio compagno di pensieri e riporlo nello zaino a inumidire altri pezzi di me assieme a me.

Sul terrazzo del Belvedere di S. Leucio due ragazze parlano come per farsi udire, come per testimoniare che anche loro saranno parte di un sogno grande come la paura di perdersi e di non essere piĂą capaci di cercare.

Cercando nei volti di chi monta a piedi lassù, più vicino alle nuvole oramai silenziose ma sempre nerissime, qualche gesto di disappunto, qualche moto di pentimento. E non li trovo, solo sorrisi dalle labbra ansanti e gioia nei volti sudati. Sembra quasi che il viaggio sia finito lì. Lì dove ci si ritrova in tanti e basta. E vagando tra le gente mentre autobus carichi di pellegrini al santuario dei sogni, cacciano i tuoi passi e quasi li invidiano. Perché sono lievi e sereni. Si respira già un’aria diversa, mentre tamburi rullano e scacciano le gocce di pioggia dagli ingranaggi. E un’improbabile balaustra alta e con tante bandiere che sventolando ti annunciando il ritorno delle fresche folate a spingere via le nubi da quel luogo sospeso nel tempo, ti preclude la vista da ciò che forse ancora non vorresti vedere.

Il circo è lì dentro. Il domatore o la fiera da domare pure. E Cercando la solitudine per godersi gli ultimi momenti di sonno dell’anima, quasi con la paura di entrare nell’arena, mentre ormai è già tardi per fuggire via che già le prime note ti hanno inchiodato li. E gli autobus vanno e vengono rombanti, non ti permettono di ascoltare qualche nota che vola nell’etere e qualche parola in musica che è li anche per te.

Brutti cancelli si aprono ma nessuno sembra muoversi troppo velocemente. Ci si gode ancora il fresco vento e già il cielo diviene di un pallido latteo punteggiato come una mucca pezzata che bruca i fili della terra. Ecco, le lucine che cercavo, le stelline, si accendono una ad una, mentre quei volti che guardavo non c’erano più. Ci si attarda ancora ma non c’è più tempo che per un ultimo fugace sguardo triste alla pianura oramai buia e ad un altro castello, laggiù, disabitato dalla vita e dai cuori innamorati.

Non c’è più tempo per pensare, devo entrare nell’arena. E lì non si può più sfuggire. Le sedie davanti al palco strette strette nelle loro infauste file a serrare i ranghi di coloro che prendono posto e che ancora si cercano, si abbracciano e si trovano lì sotto quel castello cosi strano ma cosi bello. E tutti si assiepano in quel cortile che sa d’antico ma che rivive cosi, per un incanto inspiegabile. Chiuso sui tre lati dalle mura in cui si aprono finestre con tende bianche che celavano il re che tornava dalla caccia. E di lato attraverso altri cortili in un dedalo di spazi sempre piu intimi, vivevano ieri tante storie di uomini e chissà se erano migliori delle nostre. E alle spalle il belvedere sul mondo. A volte nella vita ci si pente di cose non fatte, non vissute, che posto incantevole, bisogna tornare presto per vedere se le magie si ripetono con altri animi. O se non è piuttosto l’uomo che sa produrre la magia. Che sa incantare le pietre aride, che sa tirare fuori la vita dal deserto, quando non c’è più speranza, quando non c’è più ragione per andare avanti. La mia acqua dalla luna inizio a trovarla lì, prima che cominci a battere il tamburo della musica.

Transenne che vorrebbero bloccarti anche i più elementari bisogni fisiologici, e ancora code ma qui l’unico semaforo è quello del tempo.

Guardo finalmente negli occhi il mio incontro. E la paura c’è ancora ma via via svanisce. Non bisogna cercare di capire l’uomo, cosi mi hanno detto, e cosi faccio. E’ sempre la stesso brivido quando vedi l’omino bianco, cosi vicino e cosi lontano dai tuoi mondi, che ti chiedi perché. Questa volta è diverso, è un brivido di cuore, è come quando guidando al tramonto sei felice e non sai se è perché torni a casa dopo un giorno sudato o perché Dio ha creato il solo rosso che va a dormire dietro le rocce. Sai solo che è cosi. Domani ti chiederai perché. Ora sogni sotto un cielo calmo.

E uno alla volta, gli attori arrivano e con incredibili sorrisi e gioia ti comunicano che andrai avanti a cercare le tue strade se lo vorrai. Poi iniziano le storie.

Quelle che ti vengono narrate da un cantastorie e che tu a volte non ascolti. Stavolta le senti più tue, proprio perché ripensi a quando nella stanza buia o nella scatola di latta vai verso l’ignoto di te, ti fanno compagnia.

Ascolto l’uomo senza provare a conoscere altro che la sua musica, attraverso cui ci parla di sé ma soprattutto parla di me come tanti altri.

E tornano alle mente le volte in cui vorresti il futuro qui per la paura di non esserci, e guardi la donna che ami con tenerezza e ancora con la paura che venga distrutta nei tuoi stupidi ingranaggi e la lasci andar via, e poi ancora torni ad entrare in te per trovare in te il tuo universo, e cerchi nel buio della notte i tuoi perché, senza nessuno che possa darti un sorriso. E le volte in cui vorresti saltare, saltare, saltare sulla vita e non ne hai la forza e poi ti stupisci di quanta forza sia capace di dare altri nelle cose più piccole del mondo.

Scattano le istantanee, la gente si accalca per vedere, piangere e non so cos’altro.

L’uomo con le rughe non si rivela a tutti, forse non a chi lo vuole capire, ma solo a chi Cercando sulle salite e tra le mura dei castelli, ha la volontà di fermare il tempo e vuol ritrovare anche un po’ di sé.

Si rompono i cordoni, la marea è lì sotto a due passi. Mi ritrovo non so come, con le mani sul palco a saltare, saltare, saltare sulla vita. Quando passa l’uomo cerca mani, sorrisi. Non sento le spinte dietro di me, il cerchio si stringe attorno a me e attorno al mio Cercando. Sfioro timidamente senza troppa convinzione la fredda mano. Quando si ha freddo si cerca il calore dell’amore.

Siamo capaci di donare un po’ d’amore ad altri che non siamo noi stessi? Da qui ripartendo con il groppo in gola e gli occhi sbarrati, osservo seduto senza la solita frenesia di non restare ingabbiato nella trappola delle scatole di latta, le vite che se ne vanno. Mano nella mano, sciamano verso il domani e chissà se qualcuno di quei volti sudati all’inizio per la salita e sudati alla fine, suderanno nelle loro vite come me, come l’uomo dalle rughe, triste incantatore, ingabbiato da sé stesso, ma poeta delle mie solitudini e dei miei incontri, fino alla fine del tempo, fino a che ancora ce ne sarà un po’, per cercare, senza mai smettere.

Cercando la via di casa, lentissimo, mi attardo in discesa, fischiettando sui miei passi Arrivederci o Addio scendo verso un nuovo ignoto ancor più. Con la solita paura di “fare naufragio sulla realtà”, ma almeno sentirsi più vivo per averci provato. E mi attardo ancora sulle strade deserte, guardo le macchine sfrecciarmi addosso, fredde, vorrei tornare indietro a chiedere alla gente cosa ha provato a starsene lì, nonostante l’insipienza di molti, l’energia andata via, la rabbia, il freddo, le cariatidi di cera immobili nelle prime file come quei “guerrieri della luce”. Ma anche loro andranno a dormire felici di esserci stati, cosi mi piace pensare. Come me. Cercando…

Alex

Locandina ufficiale del

X° Raduno Clab

"Generale" Walter !!!

Il sito web del nostro amico Walter Savelli (www.waltersavelli.it) partecipa al Premio www2004 indetto da "Il Sole 24 Ore".

Invito tutti coloro che conoscono questo grande artista a dargli una mano e a votare il suo sito inviando un sms al n. 48224 e scrivendo:

VOTA www.waltersavelli.it

Sono previsti premi settimanali per chi vota (per info http://premiowww.ilsole24ore.com/premiowww/votaeVinci.shtml?sez=0 )

A Walter auguro di continuare a mietere soddisfazioni nella sua carriera come nella vita...sperando di ritrovarlo presto nei prossimi viaggi...ancorassieme...

lunedì, luglio 26, 2004

Este ... le immagini dell'incantesimo

Alcune istantanee per ricordare ciò che è stato...

a cavallo di un girello
sempre a caccia di tesori
piccole dita di mela sul castello
con le carte e un vento
abbatte quadri e cuori

...

...

...





sabato, luglio 24, 2004

Cercando a Este - 18 Luglio 2004

"E si torna a scendere in pista, un’altro viaggio..." Da Cernobbio a Firenze, passando per l’incredibilmente suggestivo scenario del Castello Marchionale di Este, a due passi da Padova.

Ho avuto la fortuna di seguire il concerto di Este, ma ancor più particolare è stato il poter seguire da vicino la fase preparatoria dell’evento accanto agli organizzatori locali dell’Associazione Giacomo Spanò. E a questo va aggiunta la gioia per aver partecipato, col mio piccolo bagaglio di entusiasmo e passione, ad alcuni momenti organizzativi nell’immediata fase precedente l’evento musicale. Este si presenta al viaggiatore che vi giunge dal versante adriatico, attraversando l’immensa pianura flagellata dalla grande arsura, come una cittadina sonnecchiante. Ma non appena ci si addentra per le viuzze pulite e quasi deserte del sabato pomeriggio, ci si accorge che c’è un luogo dove graviteranno per le prossime ore tutti gli interessi, le passioni, gli intenti operosi, le voglie di sognare, dei suoi abitanti ma ancor piu della moltitudine di convenuti per il concerto di Baglioni. E’ il Castello estense, le cui mura merlate si aprono allo sguardo quando meno te l’aspetti e ti invitano ad una salita faticosa sotto il sole per lasciarsi scoprire in tutti i suoi angoli piu misteriosi, tra i suoi portoni di legno massiccio sprangati, tra le erbacce che crescono e sembrano voler celare chissà quali misteriosi arcani del passato. I decespugliatori dell’adiacente parco comunale lavorano sollevando un polverone di erbe e sabbie che rendono l’atmosfera ancor più suggestiva, forse poco indicata agli allergici, ma di certo non priva di fascino per chi vuole scoprire cosa potrà rendere alla musica quel luogo misterioso quando le note si prenderanno gli aliti del passato che non c’è più ma che è dentro ogni sasso, ogni albero, ogni sguardo pronto a sognare e a raccontare. Gli abitanti si sentono forse invasi dall’uragano di volti nuovi che sta per abbattersi su di loro, ma ti accolgono, come prassi delle genti venete già da secoli avvezze a prodigare il dono dell’ospitalità, sempre con un sorriso sulle labbra, con una parola gradita, con una domanda discreta, con un incoraggiamento sincero. Il caldo si fa soffocante, pochi refoli di vento che arrivano da Nord, dai Colli Euganei, fanno sperare che l’indomani il tempo sia perfetto per l’incontro musicale che si prepara. Al mattino della domenica, qualche nube minacciosa, prontamente scacciata da strani e divertenti riti dei miei compagni di viaggio, ci fa meditare sul nostro modo di chiamare le cose. Un modo che è solo nostro e di nessun altro. E li penso che forse chiamare le cose con il loro nome e meno bello che definirle con la poesia di chi sa donare alla parola un senso profondo. "Nubi di bucato sugli stenditoi dei cieli" e si sorride, sudati, ma felici di essere sospesi tra il passato e il futuro ma incapaci di impadronirci di un presente cosi sfuggente, si aspetta. Forse si crede di aspettare il giocoliere o le note di una cornamusa che ci anticipa sotto il palco in costruzione che cresce ardito a sfidare la possente archittetura del castello, i suoni che di li a poco saranno per tutti. In quel momento il passato ritorna imperioso a dettare la sua eterna legge. In realtà si aspetta sè stessi. Ma il tempo vola, tra una bottiglia d’acqua calda ed un improbabile bianco gazebo semovente forse simile a quello dove il signore del maniero, che noi senza armi usurpiamo, riposava le sue regali membra dopo una giornata di caccia. La caccia all’oggetto, la caccia al feticcio, la caccia al giocoliere, c’è spazio anche per questo. Ma ci sentiamo poveri e già tutto ciò forse non ci appartiene più, prima che comincino le danze. Si perchè ci capisce che un certo tipo di sogno è teminato quando le urla di qualcuno annunciano l’arrivo del cavaliere bianco. I pesanti portoni lignei si spalancano e il toro fa il suo ingresso nell’arena. Un altro tipo di sogno inizierà di li a poco, nè più nè meno che altri gia vissuti, ma non con quell’ingobrante e stupenda presenza che sovrasta le menti e i cuori. Forse non ne siamo degni. Mi sento come un privilegiato viziato che sta lì come ingabbiato e vuole starsene li ingabbiato per paura di perdere un incantesimo. Ma altri incantesimi più belli sarebbero stati là fuori, fra la gente che appena ti vede ti sorride, ti abbraccia, ti fa capire che sta capendo con un solo sguardo tutto ciò che vivi dentro di te. E te lo dimostra senza chiederti nulla in cambio, sopportando anche i tuoi egosmi, i tuoi capricci, la tua stanchezza. Sono momenti di felicità, si chiamano incontri. Qualcuno aveva detto che "la vita è l’arte dell’incontro". Sotto quelle mura si incontrano tanti incontri. Il proprio personale, con il bagaglio di vita che pesa come un fardello sulle spalle, quello con gli altri, quello con il cavaliere bianco.

Inizia il concerto, ed è già un’altra dimensione. Anche mentre le luci proiettano ombre e luci di incredibile bellezza sulle mura già stanche, il passato si riapproria di tutto e sta lì a ricordare che nulla siamo senza chi è stato prima di noi. Bella la musica, ma stavolta è stata più bella. Emerge anche la tecnica di chi da una vita di mestiere sa confezionare un piatto di emozioni pure. Non è solo la voce che stavolta risalta su tutto, c’è altro. E’ il gruppo. Ed anche quello è un incontro. E poi tanti piccoli incontri privati come voltarsi a cercare visi felici che ti danno la carica, andare sotto il palco "Fianco a fianco" a pochi metri da chi è stato artefice di un incantesimo ma non il solo. E starsene lì a lungo senza parlare, veder le lacrime degli altri nelle tue, star zitti a bocca aperta e non voler più andar via quando il circo sbaracca. Gli altri li chiamerò semplicemente sognatori come me, viaggiatori come me, pellegrini da lontano, sudati ma felici, a coprir distanze per ritrovare il senso di questa vita che smarrisce cosi spesso il proprio significato. Ma basta veramente poco a ritrovarlo e a ritrovarsi, basta saper dare il giusto valore alle cose, osservarle con gli occhi di un bambino, magari anche senza capirle, e sotto i merli di un antico castello saper ritrovare, attraversando il passato, il sapore autentico di tanti incontri. Alex

*******************************************************************************************

Un grazie immenso per la stupenda esperienza vissuta ancorassieme ai tanti compagni di viaggio, incontrati, rivisti, vissuti in questi due giorni: Alberta di Venezia, Claudia di Firenze, Silvia e Sandro di Pisa, Grace e consorte di Trieste, Orietta di Treviso, Paolina di Trieste, Giospecial di Sassari, MariCarmen con Alberto e Andres di Valencia, Francesca di Este e dulcis in fundo le mitiche persone dell’Associazione Spanò: Marco, Lucia, Matteo, Diletta, Vanessa e perdonatemi ma i nomi di tutti gli altri non li ricordo...a presto per i prossimi viaggi nelle "cento e mille strade della vita". Alex

venerdì, luglio 16, 2004

Il miracolo che si ripete

Finalmente si parte.

Non è passato tanto tempo stavolta da quando riponemmo le magliette sudate, i nostri pass, e perché no anche qualche lacrima in fondo al cuore.

Ma il tempo non ci può dare la misura di un amore.

Il tempo non può nemmeno dilatare le emozioni rendendole più o meno vive, ma lo scrigno dei ricordi è pronto a riaprirsi forse anche quando meno ce lo aspettiamo.

Domattina parto anche io. Il viaggio sarà lungo ma come sempre lieve perché è chiaro l’obiettivo.

Vivere ancora qualche momento di spensieratezza. Condividere i ricordi passati con tanta gente che incontrerò per le “cento e mille strade”. Le note, anche se già ascoltate, sempre nuove, sempre diverse, ad ogni istante.

Ed ogni volta è un piccolo miracolo che si ripete.

Cercherò di osservare per poi narrare.

E’ questo che aiuterà a mantenere vivi i ricordi di quanto avrò visto e fatto mio, anche se, la carta o il monitor mai potranno sostituire la pergamena del cuore.

“A domani”…

Alex

giovedì, luglio 15, 2004

Concerto di Este - NO CANDELE

L'amica Alberta di Venezia ci passa l'informazione che:

L'Associazione Spanò, organizzatrice del concerto di Claudio Baglioni ad Este del prossimo 18 Luglio,

PREGA VIVAMENTE TUTTI DI NON ACCENDERE NEANCHE UNA SINGOLA CANDELA

durante la serata.

Trattasi infatti di un'area verde e l' utilizzo di fiamme libere è severamente vietato.

Ci si può divertire anche senza dar fuoco ai luoghi storici, tuttavia speriamo che una sigarettina ogni tanto ce la facciano fumare :-))

Pratolino, ultimo avviso...

Ci risono con le ultime dritte.
Le candeline andrebbero accese sulle note di "tienimi con te", mentre i
palloncini andrebbero sventolati quando Claudio ci regala "grand'uomo".
Purtroppo le candeline sono un'incognita, durante "Crescendo" in alcuni
posti hanno permesso di tenerle accese, in altri no. Eventualmente, nel caso
in cui non fosse possibile accenderle, ripieghiamo su accendini e cellulari,
che fanno cmq luce!
Io ho cercato di divulgare il piĂą possibile la notizia, fra le mie amiche a
Firenze e fra tutti i vari siti e blog. Ci saranno però persone ignare del
tutto, perchè magari non hanno internet, non frequentano i siti non
ufficiali ecc.ecc.
X questo ho chiesto a chi vuole partecipare, cosa che spero farete anche
voi, di portare qualche candelina e qualche palloncino in piĂą in modo che
alla fine tutti i presenti (o quasi) possano unirsi a noi.Non
dimentichiamoci l'accendino eh!
Io ho ad esempio X ORA acquistato 30 candeline e 3 pacchetti di
palloncini...
Le candeline ho preso quelle semplici, bianche; i palloncini quelli medi. è
meglio se sono bianchi o cmq chiari perchè al buio sono gli unici che si
vedono bene.
Mentre aspetteremo l'inizio del concerto farò PASSARE un foglio dove c'è
scritto tutto daccapo.
Se avete bisogno di me...sono una diciottenne, sarò con mio fratello (che mi
somiglia),mia cognata e mia mamma nel II settore, avrò il pass di
unaparolaperte al collo ed indosserò una maglia nera con scritto davanti in
bianco Claudio Baglioni (IO scritto in arancione)

Vi ringrazio fin da ora per avermi letta e spero che ripagherete i miei
sforzi, collaborando e spargendo la voce fra le persone che martedì vivranno
una magica notte di note a Villa Demidoff.
Grazie moltissime.
Claudia
lapo.tris@tin.it


































mercoledì, luglio 14, 2004

Coreografie

Pubblico volentieri l'appello dell'amica Claudina di Firenze:

Ciao a tutti,
sono Claudia di Firenze e con questa e-mail mi rivolgo a chi sarĂ  al
concerto di Pratolino (FI) martedì 20 luglio.
Sarebbe bello poter organizzare una coreografia con candeline e/o palloncini
da sventolare "a tempo di musica", durante alcune canzoni...Purtroppo ancora
non si sa la scaletta, ma il 18 luglio sarò ad Este, quindi saprò le canzoni
della scaletta ed il 19 tornerò a comunicarvele, x accordarmi con voi sulle
canzoni durante le quali "farci notare".
Mi piacerebbe che ognuno di noi accendesse una candelina e/o sventolasse un
palloncino durante canzoni come "tienimi con te", "mai piĂą come te", "mille
giorni di te e di me", canzoni molto probabili.
Claudio ama moltissimo la nostra cittĂ  e noi dobbiamo dimostrargli, oltre
che con la nostra presenza, di ricambiarlo in pieno.
Comprare una confezione di candeline e/o una di palloncini, x fare in modo
che anche chi non legge questo avviso possa partecipare, è una spesa
veramente piccola....
Se volete contattarmi in privato, il mio indirizzo e-mail è lapo.tris@tin.it
Grazie - Claudia


















giovedì, luglio 08, 2004

CERCANDO...il Gazometro

Secondo alcune indiscrezioni, alcune date della tourneè estiva CERCANDO, saranno prettamente ad inviti e precisamente quelle da definire (o definite in gran segreto) in "aree dismesse", come il Gazometro di Roma o il Gazometro di Venezia.

Il tour si propone infatti di conciliare luoghi d’arte e storici d’Italia (anfiteatri, teatri,castelli etc...) con aree dimesse e architettonicamente da rivalutare.

Intanto la prima indiscrezione "vedrebbe" Baglioni aprire il tour CERCANDO 2004 proprio al Gazometro di Roma marted’ prossimo 13 Luglio, con serata ad inviti e quindi non aperta al pubblico.

Beh, chi ha visto il film "Le Fate Ignoranti" di Ozpetek ricorderĂ  certamente questa suggestiva ambientazione...

mercoledì, luglio 07, 2004

CERCANDO...aggiornamenti date

16 Luglio - Cernobbio (CO) - Villa Erba

18 Luglio - Este (PD) - Anfiteatro del Castello

20 Luglio - Pratolino (FI) - Parco di Villa Demidoff

22 Luglio - Viareggio (LU) - Cittadella del Carnevale

26 Luglio - San Leucio (CE) - Cortile del Belvedere

27 Luglio - Potenza - La Grancia

29 Luglio - Paestum (SA) - I Templi

31 Luglio - Manduria (TA) - Parco Archeologico

01 Agosto - Lecce - Cave del Duca

03 Agosto - Trani (BA) - Piazza della Cattedrale

04 Agosto - Lucera (FG) - Il Castello

06 Agosto - Nettuno (Roma) - Villa Borghese

07 Agosto - Terracina (LT) - Arena Il Molo

09 Agosto - Cagliari - Anfiteatro Romano

11 Agosto - Alghero - Anfiteatro

17 Agosto - Ischia (NA) - Terme Antiche

18 Agosto - Diamante (CS) - Anfiteatro Cirella

20 Agosto - Catanzaro - Area Magna Grecia

22 Agosto - Taormina (CT)- Teatro Antico

23 Agosto - Siracusa - Anfiteatro

25 Agosto - Palermo - Velodromo

26 Agosto - Agrigento - Valle dei Templi

28 Agosto - Matera - I Sassi - Castello

30 Agosto - Siena - Fortezza Medicea

31 Agosto - Macerata - Sferisterio

02 Settembre - Udine - Il Castello

03 Settembre - Vicenza - Piazzale Monte Berico

Per info: www.friendsandpartners.net

Per tickets:

http://www.ticketone.it/Templates/CONCERTI_EVENTI.asp?idChannel=410&idNews=10523&idUser=0

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