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E' il blog dei viaggiatori, dei sognatori, come Claudio Baglioni, come tanti, come me, di chi crede che oltre non c'è il nulla nè un totale, ma solo un altro sogno da inseguire...

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mercoledì, marzo 31, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: e andiamo a cominciare...******

Come non commuoversi di fronte a tutto ciò. Come non imparare la lezione che La Vita è Adesso più che mai.

Grazie Claudio per trasmettere per l'ennesima volta i valori della vita.

**************************************************************************************

Baglioni regala il sorriso ad Alessandro

Il cantante incontra il disabile che sta aiutando con la raccolta fondi e suona per lui "E tu" e "Avrai"

Padova - Due laghi gemelli, verdi come i laghi di montagna, fissano un punto nel vuoto. Sono gli occhi di Alessandro. E dalle labbra esce un suono, a fatica, come emergendo dalle profondità di una sofferenza che nessuno fino ad ora aveva condiviso. Sono le parole di una canzone d'amore. Vicino al letto c'è un uomo coi capelli d'argento. Imbraccia una chitarra ed asseconda quel
soffio, rallentando gli accordi, con un filo di voce. Cantano insieme "Questo piccolo grande amore". Lui l'uomo degli stadi e l'altro, un piccolo grande uomo di 27 anni immobile come una pietra che pensa e sa ancora sorridere. Anche se quell'infezione, quindici anni fa, gli ha distrutto il midollo e lo ha lasciato paralizzato e cieco. Era un ragazzo come tanti. Sarebbe bastato un antibiotico per guarirlo. Non gliel'hanno dato. Lui e la sua famiglia hanno cercato giustizia, invano.
L'errore di un avvocato nelle procedure ha fatto perdere la causa ad Alessandro Manzella contro la Sai che difendeva l'ospedale. Ma qualcosa è successo. Il caso è andato al Maurizio Costanzo Show e la Sai ha deciso di sponsorizzare sei concerti di Baglioni il quale a sua volta devolverà la cifra, circa 500mila euro ad Alessandro Manzella.
Non si erano mai incontrati. È successo ieri poco dopo le quattro e mezzo di pomeriggio. Baglioni, a Padova per due concerti, gliel'aveva promesso.
Alessandro aspettava il suo idolo nel letto della casetta dove vive coi genitori. Indosso una maglietta azzurra con un autografo del musicista fatto alla sua infermiera. Fra i due è stata subito intesa.«Mi hai fatto un regalo che non mi sarei mai aspettato, questa è una giornata diversa per me» esordisce Alessandro, girandosi col collo per cercarlo. E l'altro,
accarezzandogli una spalla: «Ti porto i saluti di tanti ragazzi che ieri al palasport ti hanno applaudito».
Baglioni si siede su una sedia accanto al letto e gli chiede qual è la sua canzone preferita. "E tu". «Datemi la chitarra che c'è in auto». E comincia una dolcissima serenata con Claudio che si scusa: «Perdonami se la canto male» e Alessandro che invece se la canta dentro, ma tra i denti si vede che gli escono le parole. Mamma Annamaria piange dalla commozione, non può fare
altro. Papà Antonio li guarda rapito.
Alessandro fa un sospiro: «Sei un grande» E Claudio risponde: «No, siamo tutti medi, sei tu che ci fai sentire grandi e dai valore al mestiere che faccio». «Spero che ai tuoi concerti vada sempre tutto per il meglio, si possono contare sulla dita di una mano le persone di cuore come te» pronuncia a fatica Alessandro. Ma è l'ora di un'altra canzone, "Avrai" con
un applauso speciale. Alessandro non muove un muscolo ma batte le mani schioccando la lingua...
Restano un po' da soli, a parlare: prendono timidamente confidenza.
Alessandro ha una lettera da consegnare a Claudio che lo incoraggia. «Ora non sarai più solo, io ti faccio da scudiero». «Beh, potrei diventare come Alessandro Magno» ride l'altro. C'è tempo anche per un miracolo, stavolta è lui che canta, con una voce arrochita, in una fiammella di fiato che sembra si debba sempre spezzare. Il divo lo accompagna e tutti alla fine applaudono, ovviamente facendo schioccare la lingua.
Si lasciano non senza una promessa: «Stasera prima del concerto ti chiamo». Fuori cartelloni e scritte inneggiano a Claudio. Ma vincono quei laghi gemelli, per sempre nei nostri occhi.

Mauro Giacon - Il Gazzettino del Nord-est del 28-03-2004





















martedì, marzo 30, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 1 ******

non c'è mai fine al viaggio...perchè lui ci sarà sempre...nelle anime che ha sfiorato...in quelle in cui è entrato come un uragano di emozioni e brividi di poesia ....negli attimi vissuti...visti...respirati...ricordati...nelle storie d'amore nate e finite con lui...nei mille viaggi della vita....accanto ad un finestrino a guardare fuori il tempo che scorre... fra gomiti di treno...nelle serrande abbassate...nelle notti insonni...fra i tavolini dei caffè all'aperto...in mille fotografie rimaste tra le dita....fra le stelle bruciate di questo cielo...nella luna che si nasconde....nel fiato che manca di una corsa verso un faro...nei giorni che ci separano dall'inizio...in quelli che ci saranno domani...in tutti i palloncini volati sù... dietro i vetri di una finestra....nelle estati a dividere il cielo dal mare....nelle albe seduti sulle scale a mangiare pane appena sfornato....negli addii immaginati ..vissuti tra facchini e treni...in tutti gli occhi ..olive dolci ..mandorle amare..e quando si corre o si da il via....nel volo di gabbiani o di aghi di pini...nei mille aghi nella mente.....e mai risposte....nelle sere di lampade...di appuntamenti alla stazione...di file di tassì...di calche sopra i tram...nei giorni di neve....nei pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate....nelle notti lunghe e scure di caffè....e pioggia a catinelle....nei fustini del dixan!!!!.....nei primi baci a denti stretti....nelle feste di tavoli contro la parete......nei cartoni a strisce blu....nel verde di Agordo....fra le voci di Portaportese....nelle volte in cui scalceremo un fango di cioccolato....o ci sarà qualcuno intorno a dirci come ci sta quel cappotto nuovo....al ritorno delle gite....o quando c'è un viaggio che si fa solo con sè.....per un piatto di allegria ....per una nuova compagnia.....negli orologi che segnano la stessa ora chissà da quanto tempo....le volte che ci chiederemo quanto tempo ho.....o quelle incui ci diremo non c'è più tempo per pregare Dio...nel buio delle case in costruzioni....nei" vieni qui...ti prendo in braccio io"....negli alberi di natale...agrifogli e candeline rosse...nela prima sigaretta...che ci fuma in bocca un pò di tosse....nelle donne che dormono....che sono bambine che hanno negli occhi la purezza dell'impossibile ........le volte in cui non sarà cambiato niente...e il tempo non è mai passato fra di noi....le sere di locali in cui qualcuno ci dirà signori si chiude.....nelle insegne al neon delle farmacie.....ed i lampioni impallidiscono....e aspettare che il semaforo dia il via...nella melodia di un vecchio carillon che non va più.....quando ci sarà qualcuno che sarà di più...più dell'estate...più dell'inverno.....nelle anime bianche di calce in controluce....nei vecchi sulle panchine dei giardini.... in una cartolina rosa...e dai che perdi il treno....nelle corse a Porta Pia.....dall'amore che si impara dentro i baci perugina....nelle volte in cui non è niente e tutto sta in quel niente....nei titoli di coda e nei vuoti di bottiglia da restituire....nelle case con mille e più fumaioli....quando sarà già un pò tornare...un pò nostalgia....negli incontri in cui anche se sono passati degli anni c'è qualcuno che ti dice...ti amo ancora.....nell'odore aspro di un'arancia....nel disordine di fogli e armadi.....nei visi e nelle voci di chi abbiamo amato...che prima o poi vanno via...di cassetti di ricordi e di indirizzi.... nelle carezze per parlare con i cani...nelle ore vuote come uova di cioccolato...persi dentro un vento di uccelli che cambiano stagione....per tutte le volte in cui diremo a domani..... in un tam tam di tamburi...a dare il resto e poi sorridere...nei giri in macchina...e guida tu.... nella comune solitudine che noi mettemmo insieme per starci un poco accanto.... finisce tutto e non finisce niente...... le volte in cui si perderà lontano...fermerà il suo sogno qui....perchè quel sogno è sempre stato qui.....

(clab417)

lunedì, marzo 29, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 2 ******

Crescendo ultimo atto

Siamo all’epilogo. La mia tournèe si avvia alla conclusione. Per me, l’ultimo atto. Si concluderà emblematicamente a Eboli un’avventura iniziata non so neanche io quando. Forse a Trieste, forse a Roma, forse a Napoli, forse prima ancora. Un ciclo continuo, non chiuso. Piuttosto da definirsi un’onda, a volte debole ma altre volte gigantesca., che mi ha travolto. Mare in burrasca che si infrange sugli scogli fermi, statici della coscienza. Duri a morire si sa, ma quando l’onda erode, alla lunga, il tempo porta via alla pietra piccole particelle di materia e all’animo piccoli atomi di durezza.

Non c’è nulla per cui valga la pena di perdersi queste emozioni. Chi non capisce non amerà così, forse meglio forse peggio, ma mai così. Una tournèe è un circo. Io, spettatore a volte assonnato, altre volte esaltato, dagli uomini-giocolieri e dal mago in fiamme. Da sfondo le miserie di un giorno che muore, concime del sogno che nasce e non-nasce. Ogni volta temo che sia l’ultimo viaggio e soffro a pensare un domani senza la possibilità di immergermi in tutto ciò. Una persona mi ha detto: "Attendilo pensando che lo potrai vivere ancora...non che possa essere l’ultimo".

Un sorriso, tra l’amarezza di chi fugge da un sè da scaricare per sempre e un sogno infranto ma sempre vivo. Per ritrovarsi domani, senza più chiedere il permesso per essere sè stesso.

Andiamo a cominciare...

venerdì, marzo 26, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 5 ******

Ho capito anche il vantaggio della immobilità in un punto del mondo.
Guardando il passare delle stagioni da uno stesso punto si viaggia, comunque, insieme alla terra.
Il bisogno del viaggio resta imperioso come un desiderio carnale;
e allora ho ripreso ad andare e lo farò ancora, in un modo o nell’altro finché ne avrò la forza.

(Marguerite Yourcenair)




giovedì, marzo 25, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 6 ******

Il Tam Tam che si fa vita

Si avvicina quel suono, cupo e deciso.

Battono i tamburi battono, scacciano via i fantasmi del passato.

O li riportano alla mente per l'ennesima volta?

Non c'è più un passato da scacciare.

C'è solo un presente da plasmare.

Il suono si fa materia, la materia entra nella forma evanescente.

Mani ritmate al suono dei tamburi.

Tornerò ad ascoltare Tam Tam Tam Tam.

Il Tam Tam che si fa vita.

martedì, marzo 23, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 8 ******

Il vento al crepuscolo. Avremmo dovuto essere quanto di più leggero al mondo, lui e io, librarci l’un l’altro al di sopra della pesantezza della vita. Proprio perchè sapevamo che la gravità fa sempre parte dell’equazione cercavamo di sconfiggerla. Più leggeri dela luce nell’atmosfera del nostro amore.Fu un esperimento fugace, ben presto invischiato nella convenzionalità a cui cercavamo di opporci: le nostre trasformazioni alchemiche, come quelle degli alchimisti prima di noi, si trovarono sempre più appesantite dalle bassezze della vita di tutti i giorni. Bugie, segreti, silenzi, la moneta corrente dell’inganno.Dì alchemia alla maggior parte delle persone e loro diranno :"Trasformare il metallo in oro". Eppure quello che volevano Paracelso e gli alchimisti era trasformare sè stessi in oro vivente. Il tesoro senza ruggine o tarli, spirito (pneuma) allo stato puro.Dì fisica teorica alla maggior parte delle persone fra cinquecento anni e loro forse diranno: "Bombe e rovina". Come spiegare che quando noi ci vedevamo, oscuramente, e di sfuggita erano un nuovo cielo e una nuova terra?La grossolanità deve per forza trionfare? Vivere in modo diverso, amare in modo diverso, pensare in modo diverso, o cercare di farlo. Il pericolo della bellezza è forse così grande che è meglio vivere senza? Oppure cadere nelle sue braccia fuoco con fuoco? Non si dà scoperta senza rischio e quello che rischi rivela a cosa attribuisci valore. Nell’orrore di Nagasaki e di Hiroshima c’è la bellezza della formula di Einstein: E=mc2.

da "Simmetrie amorose" di Jeanette Winterson

domenica, marzo 21, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 10 ******

Ci sono momenti di sofferenza alla fine di qualcosa, in cui gli amici fedeli sono la musica, un cantautore misconosciuto, un disco jazz impolverato, e i libri e quasi ti ci ritrovi nelle storie (di fantasia o reali) narrate. Questi pazienti amici sono sempre in attesa che tu possa aver bisogno di loro: una nota malinconica e consolatoria, una frase con le parole giuste non le negano mai. E non ti rimproverano quando, invece, nei momenti di sole, la vita non la stai pensando, scandagliando, sezionando pezzo pezzo, struggendoti per cosa il destino ti ha riservato, ma la stai vivendo, divorando, con la voracità di un povero cane che dopo stenti e ricerche trova finalmente un boccone di fortuna. Beh, in quei momenti, quei tuoi amici lasciati da parte, non ti rimproverano di trascurarli, ma sono con te, creature esse stesse di percorsi bui in cui non hai voglia di socialità ma di introspezione e riflessione, non hai voglia di divorarla la vita, ma da essa stessa farti condurre nelle sue pieghe più nascoste e insondate.

(Un Amico)

Ricordo di una giornata con un Amico

venerdì, marzo 19, 2004

****** CRESCENDO...IL TEMPO DI ATTESA: - 12 ******

Forse solo un tramonto...

Mi piace pensare che in fondo a quei due palazzi ci sia un altro motivo per cui valga la pena vivere.

E allora accelero. Poi rallento. Poi mi fermo al semaforo. Poi metto la freccia. Ho bucato. Riparto. Accelero ancora. Supero il limite.

Ci arriverò stanco, forse li dietro ci sarà solo un tramonto. Ma sono certo che sarà valsa la pena di aver corso tanto.

mercoledì, marzo 17, 2004

A ciascuno il proprio Hangar
L'uomo che sa di sbagliare e continua a sbagliare. 
La donna si immola per l'uomo, inconsapevole di essere parte 
di un disegno più grande. Muore, parte di lei, in esso.
Ma l'uomo sa che la donna volerà trasportata dal suo stesso 
vento contrario, prima o poi. L'uomo resta solo a contemplarne 
la perduta bellezza. La prigione, le cui sbarre lasciano passare 
ancora il suo profumo, emblema di un sogno perduto, 
non impedisce di vincere premi di cartone.
Presto il cartone diverrà cenere e l'uomo, 
riconquistando la sua libertà di stare con i liberi, 
uscirà dal suo Hangar e comincerà bambino a volare.
E intanto sta a guardare.
 
 
...a te che sei la fantasia nell'asfissia dei cieli miei
tu sei la sola cosa nobile dei miei giorni plebei
perché tu sei la mia eresia in questa idolatria agli dei
potrò lasciarti sposa immobile io che non ho trofei
dentro i miei musei nei tornei che non ho vinto
certo o incerto se ogni dì è un addio che ripeto tra un avvio e un rinvio
ho coperto il mio segreto con un telo dentro un hangar
me ne andrò un mattino quieto senza che nessuno pianga
il domani di ogni dì è un addio che mi segno tra un avvio e un rinvio
mentre lucido il mio sogno che mi spinge giù a valanga

dentro un ruvido bisogno di lasciare un giorno questo hangar

 

sabato, marzo 13, 2004

TIENIAMENTE

...mille aghi nella mente e niente mai risposte...

giovedì, marzo 11, 2004

La tragedia di Madrid

...anche quei pazzi che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo e il sonno fosse lieve
hanno guardato l'aeroplano e poi l'imboccano
e son rimasti così senza inghiottire ne sputare
su una stradina e quattro case in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve
anche questi cristi caduti giù senza nome e senza croci
son stati marinai dietro gli occhiali storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani
le caramelle ciucciate nelle mani di tutti gli uomini persi dal mondo
di tutti i cuori dispersi nel mondo ...



Per chi volesse far giungere una parola di solidarietà agli amici spagnoli per la tragedia immensa che stanno vivendo, può lasciare un messaggio sul sito dell'amica Carmen che da due anni raccoglie a sè tutti i fans spagnoli di Claudio.

Il link del sito è: www.audio.ya.com/soloclaudio/principal-news.htm

Per accedere alla messaggeria, entrare nel sito e cliccare su "libro-fans".

Grazie a tutti.





















E se potesse fermare l'urgenza di quel suo cuore il cuore di un uomo a metà. Cucaio s'accorge d'essere immobile. Accovacciato con il tamburo. Solo il tempo si muove e porta le persone le storie e quando il suo tamburo suona lo stesso ritmo lo stesso canto di un altro allora si prova amore si diventa amici compagni fratelli figli padri si vuole bene a un luogo a un momento. Alberi si fanno incontro presentimenti ombre fantasmi della strada figure fisionomie care da prendere e lasciare. E tutto torna e tutto passa anche le cose cambiano per vivere e vivono per cambiare il mare si alza e si abbassa e mai una goccia si va a perdere. E una storia è già finita quando c'è più paura di perdersi che voglia d'aversi così diversi sulla soglia dell'abbandono. Cambiano gli attori le scene cambiano le battute e i battuti. E la banda sfila via. Il suono si sfalsa si distacca si dissolve. Battono i tamburi battono più lontani. Il tempo se li riprende senza aspettare. Cucaio potrà incontrarli ancora in un altro luogo in un'altra età'? Così resta con il pulsare del suo unico tamburo. Un sogno di tam tam e di pestelli che segnano il ritmo di battaglia e della fame scacciata.

venerdì, marzo 05, 2004

IL VIAGGIO

Il viaggio mi porta via sensazioni

e le regala al mare,

in un lento ondeggiare di colori.

I miei occhi si riempiono

dei riflessi ramati dell’aria

e il cielo è soltanto rosa

è lievemente azzurro.

È Invisibile in un modo impercettibile,

scogli scuri le attese,

amore pieno di sangue

stretto dalla velocità delle piccole imbarcazioni.

Il viaggio iniziato fa dormire i sogni.

Densità, fugace parlare, silenzioso respiro:

all’orizzonte tutto il mio mondo.

L’anima mi è stato in parte risucchiata,

inseguo il mio cuore, scomparso...

nell’immensità dell’attesa.

E il viaggio è dire: volo

Sfiorando le linearità dei paesaggi,

del folto creare e ricreare dell’uomo.

Il viaggio e la lontananza del mare,

il veder ritornare le montagne stregate,

le vie che sorvegliano i nostri passi

e che lanciano un incantesimo

sulla mia infanzia.

Il viaggio diritto verso la meta,

come queste rotaie. Vorrei si spezzassero,

ma ho paura che il viaggio si fermi, allora. . .

Continuo a tremare di fronte al sortilegio

di questo giorno.

Il viaggio: compenetrazione dei miei e dei tuoi pensieri,

del nostro riempirci e del nostro svuotarci

Nient’altro ha più senso

(di Catia Pinto - "Dislocazioni - Racconti e Poesie")

giovedì, marzo 04, 2004

Una profonda riflessione apparsa oggi sul Corriere della Sera sul rapporto tra musica e poesia, dimostra ancora una volta la sensibilità di un animo alla ricerca di un qualcosa che forse non troverà mai, ma che per il solo fatto di avvenire dà un pieno e compiuto senso alla vita. Così, oltre che sentendo dentro di me certe note e certi versi, mi muovo sulla stessa lunghezza d’onda per ribadire ancora a me stesso che in fondo è anche la vita ad essere come una moneta, ma con qualche faccia in più. Ma con un valore immenso che non bisognerebbe mai disconoscere anche quando l’inflazione delle proprie paure tenta di deprezzarne l’essenza. Alex

*******************************

Parole in Musica, il suono del Mistero

*******************************

di Claudio Baglioni

Non so cosa sia la poesia, né quale sia l’ingrediente miracoloso, la spezia misteriosa o il particolare - e assai raro - allineamento dei pianeti cuore-sensi-cervello capace di trasformare in poesia una parola o una nota (o il loro insieme), come anche un gesto, uno sguardo, un sorriso, un luogo dello spazio o del tempo. Non lo so e credo che se migliaia di anni di domande non sono riusciti a partorire «La risposta», né ad avvicinarci alla soluzione, probabilmente significa che si tratta di una di quelle domande destinate a rimanere senza risposta. Di più: una di quelle questioni il cui valore non sta nel guidarci verso una risposta, ma nel non esaurire mai la spinta interrogativa (e quindi la carica creativa) e non saziare la nostra voglia di ricerca, il nostro bisogno di capire. Un mistero il cui fascino risiede nel rimanere tale; uno di quei viaggi il cui valore non sta nel raggiungere la meta, ma nel viaggiare.Il rapporto tra musica e poesia poi, è tra i più difficili da indagare. E anche circoscrivendo il campo della riflessione a quel frammento dell’universo-musica che più frequento - la canzone popolare - non è facile dire cosa sia e cosa non sia poesia o, ancora prima, se questa forma-canzone sia mai stata (o si sia mai avvicinata alla) poesia e, se sì, per merito o colpa di chi. Confesso di non aver mai amato quella visione (molto in voga negli anni Settanta, ma ancora oggi non completamente superata) che pretendeva di scomporre la canzone in due compartimenti stagni - testo e melodia - e di valutare le parti e non l’insieme. Di volta in volta, si buttava dalla torre la melodia priva del sostegno di un testo sensato o un testo ricco di significato, ma colpevole di viaggiare in compagnia di una melodia fin troppo «facile».
Così come non saprei dire fino a che punto abbia senso proporre per il Nobel della letteratura autori come Bob Dylan o Paul Simon (ma la lista è molto più lunga), che meriterebbero di certo, se esistesse, quello per la canzone d’autore.
La canzone è come una moneta.

Le due facce sono indissolubilmente legate l’una all’altra. Se mai riuscissimo a separarle e a eliminarne una, non perderemmo la metà, ma l’intero valore della moneta.
Testo e musica nascono per vivere insieme e, quale che sia il destino - felice o infelice - che li lega, devono essere ascoltati e «giudicati» insieme. Anzi, per l’insieme che generano. Divenendo canzone infatti, testo e musica perdono la loro identità originaria. Abbandonano la «famiglia di provenienza» e assumono una nuova natura per cogliere il valore della quale non è possibile utilizzare le categorie con le quali si valutavano parole e note nella loro vita precedente. Nuova identità e nuovo senso, e non è raro il caso nel quale parole e note che, separatamente, faticherebbero a interessare e appassionare, riescono, viceversa, a suscitare emozioni tra le più intense che l’uomo riconosca.
Non ha quindi molto senso stabilire il «peso» di una canzone (o la sua «poeticità») attribuendo un valore al testo e uno alla melodia per poi calcolarne «l’area», guidati magari da quello stesso spirito di geometria che ispirava l’illuminato preside del college de «L’attimo fuggente».
Non «le migliori parole, nel loro ordine migliore» adagiate sulla melodia migliore dunque, ma la migliore fusione tra melodia e testo. Fusione di metro, di verso, di lessico, di senso, di «suono». Anche qui, pur condividendo i principali elementi strutturali, poesia e musica differiscono profondamente, come piatti diversi costruiti intorno ai medesimi ingredienti, essenzialmente per il fatto che diverse sono la loro natura e la loro funzione, come diversi i colori nei quali la loro luce si scompone attraversando il prisma della coscienza dell’uomo. Non lo so cosa sia la poesia - scrivevo all’inizio - ma so cosa sarebbe la vita senza poesia, ridotta alla meccanica che unisce tendini, muscoli, ossa, cuore, nervi e polmoni.
Amo la poesia - qualunque sia la forma che sceglie per manifestarsi - perché credo che sia, per la vita, ciò che l’anima è per il corpo: i «21 grammi» che danno senso al resto. A tutto il resto, anche se, a volte, ho la tentazione di pensare che per lei valga la differenza che c'è tra stelle e costellazioni: le stelle esistono di per sé, le costellazioni soltanto negli occhi dell’uomo. Quali che siano le cose, musica e poesia condividono, se non altro, il fatto di rappresentare uno tra i più affascinanti (e insondabili) misteri che legano, come poche altre cose, altri due misteri (altrettanto insondabili e affascinanti): l’uomo che dona e quello che riceve poesia. E tanto ci deve bastare.

(Da Il Corriere della Sera del 03 Marzo 2004)











martedì, marzo 02, 2004

La febbre sta ...CRESCENDO !!!

Prosegue incessante il tour di Claudio Baglioni. L'enorme richiesta da parte del pubblico costringe gli organizzatori a rivedere settimana dopo settimana il programma delle date e ad aggiungerne sempre di nuove. I prossimi concerti toccheranno le seguenti località: Milano (4 e 5 marzo), Varese (7 marzo), Firenze (9 e 10 Marzo), Modena (12 marzo), Genova (15 marzo), Pavia (17 marzo), Forlì (19 marzo), Livorno (22 marzo), Pordenone (24 marzo), Padova (26 marzo). Ed ecco le ultime date appena aggiunte:

29 Marzo - PERUGIA - Palaevangelisti (replica)

31 Marzo - EBOLI (SA) - Palasele (replica)

02 Aprile - CHIETI - Palatricalle (replica)

06 Aprile - ANCONA - Palarossini

08 Aprile - TORINO - Mazdapalace (replica)

lunedì, marzo 01, 2004

Devo dire che non mi aspettavo che l'argomento di cui sotto catalizzasse così tanto l'attenzione di tutti. Belllissime le riflessioni di Alberta, di Clab417, di Paola, di Claudia, di Potty, di Diana, di Sillina.Tutti alla fine hanno speso una parte del loro tempo per riflettere. E riflettere forse è già un pò sognare, specialmente quando i pensieri edi ognuno entrano in sintonia con quelli dell'altro. Pensieri pensati e già compresi. Immagini evocate da due corpi che sulla spiaggia si sfiorano appena. E poi storie che si intrecciano su queste frequenze, vite che si attraversano, luoghi familiari, suoni e parole comuni. Questa è la cosa che veramente mi ha reso felice leggendovi.

Cucaio sa che le radici della nostalgia non si fanno strappare. Che ci si resta attaccati per sempre. Cucaio aveva desiderato volare solitario alto come un falco là dove solo il falco va. Ma era ancora un pulcino bagnato arruffato che appena rotto l'uovo fa i primi passi incerti a percorrere la vita e subito vorrebbe rientrare nel guscio. Così del falco pur non avendo le ali ebbe il naso. Cuore all'assalto saliva sugli alberi in un tempo freccia e arco per vedere oltre i confini del mondo. Dove un sogno era libero e l'aria non era cenere e non c'erano strade per perdersi come nel mare e nel cielo. Adesso pensa a una casa in alto magari avere una sedia sopra tutto il resto e lui sentinella. A vegliare con la sua lancia sul sonno degli uomini e della sua donna. Cucaio è più vecchio ha dormito qualche anno in più. Quando lei si sveglierà smetterà per un po' di attendere. Intanto la spia per tenerla con lui prima ancora che lei il suo animaletto ci sia.

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