
giovedì, maggio 03, 2007"Il futuro è la parte migliore..." Questo sarà molto probabilmente l'ultimo dei concerti che io farò nei palasport. E poi speriamo di inaugurare un'epoca nuova. Nel 1966 eravamo qua, qualcuno di voi c'era. E speravamo che gli altri ci dessero un'occhiata, che le ragazze ci amassero per qualche motivo e magari i coetanei maschi ci rispettassero. E' stata una bella strada, lunghissima, e per nostra fortuna dura ancora. E finchè c'è un metro noi lo faremo, finchè c'è ancora un centimetro di strada andiamo avanti. Grazie per essere stati tutto questo tempo, per quelli che c'erano, per quelli che ci saranno. Grazie infinite e fate buon viaggio nella vita. Il futuro è la parte migliore della nostra esistenza. Sicuramente quando non avremo un palco ma magari saremo di nuovo a casa nostra, ricorderemo questi giorni, questi occhi, questa energia. Ma è stato giusto finire così, perchè cosi sono tornato a casa. *********************************************************************************************** Così Claudio Baglioni ci ha salutati a Centocelle, prima di intonare "Tutti qui", la canzone con cui si è congedato. E' difficile per noi che non abbiamo mai smesso di trasmettere, non restare colpiti da queste parole. Forse è un appuntamento nel futuro perchè è lì che giocheremo le nostre partite. Quand'anche ci fossero pochi attimi davanti a noi, "metri" o "centimetri" li percorreremo sempre con la certezza di aver vissuto qualcosa di speciale. E non importa se non saremo capiti. E' già molto aver compreso, per noi stessi, che con questi valori lasciati in eredità lungo le strade, sarà meno arduo costruire un mondo più a forma di noi e di tutti gli altri. A. Scritto
da alexdio alle ore: 22:30 | commenti (14)
venerdì, aprile 27, 2007Il Gran Finale Abbiamo finito di percorrere i chilometri per le strade d'Italia e in questo ...Ora che il nostro viaggio ferma qua e c'è un miraggio nuovo a illuderci fare naufragio sulla realtà e scrivere un messaggio e attenderci...
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da alexdio alle ore: 09:46 | commenti (5)
lunedì, aprile 23, 2007"Tour dei balconi 2007: io c'ero"
Così recitava, questo pomeriggio, la maglietta indossata dallo staff di Claudio.
Ho avuto il privilegio di assistere a questo evento, partendo senza pensarci due volte, con la data di Milano ancora sulle spalle e la data di domani a Roma che mi attende...
In via dei Noci, a Centocelle, c'è un camion grande che sbarra un lato della strada e dietro la gente che aspetta. C'è nell'aria un non so che di emozionate.
Quando alzo gli occhi e vedo quel balconcino al 4° piano, sì, mi emoziono. C'è un piccolo microfono "scotchato" sulla ringhierina arruginita e, delle signore affacciate che guardano in basso la piccola
folla che va assiepandosi all'ombra di due platani che rilasciano i loro pollini di primavera. Eh sì perchè in via dei Noci, di noci nemmeno l'ombra. C'è un mixer audio tra i due alberi e signore che guardano incuriosite
l'apparato del fonico, con al collo i pargoli appena racimolati da scuola. Ci sono i pensionati del quartiere, le massaie con le loro sporte della spesa (molte lasceranno, oggi, i mariti digiuno), i ragazzini con gli zainetti sulle spalle. Ci sono io col mio zainetto che non so dove guardare, per catturare ogni istante di un pomeriggio che si annuncia da ricordare. Fa caldo in via dei Noci, i termometri segnano 29 gradi. Sul terrazzino della palazzina, al primo piano, tra piante di gerani scostate , ci sono gli strumenti al completo e microfoni e cavi e uomini della security che vanno e vengono. Tante televisioni, c'è pure il "Mollicone" Vincenzo, pallido come un cencio e di ritorno sul luogo del suo servizio a mostrare i luoghi di Claudio. Ci sono i giornalisti con i taccuini che intervistano chi possono, dalla signora del palazzo al pizzicarolo, ma purché dichiarino sotto giuramento che ricordano il piccolo Cucaio che da qui partì in volo per abbracciare le sette note e le settanta date. C'è un atmosfera di festa. Alle 13.30 in punto partono le note di "51 Montesacro" e Claudio con la chitarra inizia ad intonare le prime parole del suo viaggio di note rimbalzanti tra le palazzine della suburbia romana, è emozionatissimo, la voce stenta ad uscire, guarda con i lucciconi agli occhi quella piccola folla che lo guarda incuriosita. Prende coraggio, esegue uno dopo l'altro per intero i pezzi che vogliono essere il suo omaggio alla sua terra natìa, "Con tutto l'amore che posso", addirittura "Piazza del Popolo", "Porta Portese" e scalda i cuori romani. E' commosso e un tantino imbarazzato, si asciuga il sudore e qualche lacrima, dopo aver detto che è contento di essere a casa e che non suonerà più nei palazzetti. Il suo viaggio terminerà domani nella sua Roma, con infine le due date da recuperare.
Superata l'emozione iniziale che è la stessa di tanti, giù in strada, me compreso, ricorda che quando era bambino mancava la tettoia sul balcone e che avrebbe voluto portare tutti e sei i muscicisti li su quel piccolo angolino affacciato sulla via, ma non ci sarebbero stati tutti insieme e non avrebbero potuto suonare. La gente si diverte ad ascoltarlo raccontare i suoi anneddoti.
Scende al primo piano ed ha inizio un vero e proprio concerto, con "Strada facendo", "Noi no" passando per "Via", "Mille giorni di te e di me", "Io sono qui", il solito medley di "antichi" successi e poi tanti aneddoti divertenti tra un pezzo e l'altro.
Anche la signora Teresa, che gentilmente ha ospitato il caravanserraglio baglioniano sul balcone di casa, stralunata per l'improvvisa celebrità è chiamata da Claudio al microfono. La simpatica vecchietta che Claudio definisce "grandissima amica di mia madre che però si è nascosta da qualche parte", prende la parola imbarazzata e salutando alla maniera papale, invita tutti a venirrla a trovare la prossima volta sotto il balcone, sottolineando però "quando torna Claudio!". Claudio sorridente la rimbrotta "non si metta a fare discorsi dal balcone che porta male" e poi dice a tutti i presenti di tornare tutti i giorni alle ore 14.00 "che la signora Teresa farà un discorso".
Claudio saltella sul terrazzino mentre esgue impeccabile il suo concerto da strada, saluta con la mano tutti coloro che lo cercano. Dalla strada, dai balconi in alto. Persino un cane sul davanzale assiste all'happening e un piccolo di pochi mesi che la mamma impietosa porta al sole romano per salutare il cantante.
Fa caldo, si suda ma si salta sulla vita e Claudio dice "il futuro è quello che conta", forse perchè è consapevole di essere giunto ad un suo personale bivio di artista ma ancor più di uomo.
Oggi, vederlo affacciato e divertendosi nel farlo, è stato come trovare un Baglioni più umano dopo il confezionamento preciso delle sue settanta-date-settanta. Sotto il balcone di Centocelle non c'era un canovaccio da seguire, c'erano occhi bambini che con tanta nostalgia guardavano al passato, e aprivano forse per l'ultima volta sotto casa, quell'imenso baule dei ricordi, ma con la forza di augurare a sè stesso e a quanti lo abbiamo in questi anni seguito con passione, "buona fortuna" per guardare al futuro perché in fondo, anche quando le note cesseranno, il sogno rimarrà sempre.
Alex
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da alexdio alle ore: 22:52 | commenti (12)
venerdì, marzo 30, 2007Bisogna saper tornare nel proprio recinto ogni tanto, lasciarsi chiudere tra le porte senza vento, che ti sbattono in faccia un momento ritrovato. E la gente continuerà a non capirci niente, perchè siamo solo noi, soli, su questa strada. O forse non capiamo più niente noi. Ma importa veramente chi ha ragione? Tanto lo so che la mia ragione è il torto di poter sognare.
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da alexdio alle ore: 22:25 | commenti (8)
martedì, marzo 20, 2007Trieste 11 Marzo 2007 - Tutti qui
C'è stato un vento tiepido che ci ha accompagnato, ci ha spinto le ali nei piedi incerti, a salire lungo le erte della vecchia città dormiente.
Ci ha portati ancora una volta a ritrovarci, nel dolce sapore di un incontro, nell'amaro calice da bere che era già tardi per restare.
Ci ha spinti lungo la brulla costiera, sul serpente snodato tra le forre del Carso insanguinato ma verde ancora per una nuova primavera.
Ci ha parlato tra le foglie spazzate di azzurro e di nubi rossastre di un tramonto.
Ci ha spinti a fare scale, salire sulle terrazze, scendere nelle cantine, restare lì fermi a mezz'aria a guardare da un parapetto arruginito di sudore.
Ci ha aperto il cuore sui silenzi, la mente sui perchè, il corpo alla vita.
Ci ha alitato la sua voce, tenuti stretti in un abbraccio, ha asciugato poi le nostre lacrime stranite per esserci stati ancora.
Ci ha detto, infine, che sarà più bello tornare, quando risalirà a soffiarci dalle rocce, e ci porterà verso il mare.
Alex
PS: Grazie a chi ha fatto con me, questo viaggio nel vento...
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da alexdio alle ore: 14:10 | commenti (3)
mercoledì, marzo 14, 2007"Seduti con le mani in mano..." Cominciammo a scrivere un romanzo, fatto di carta leggera come una folata di vento e ci ritrovammo lì...seduti con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò... Passavano i treni carichi di pendolari e quella carta che sembrava sbiadirsi, tornò a prendere un colorito più autentico, color pastello di due guance rosa, color carne di due labbra screpolate, il colore di un sole caldo. E poi umido nelle ossa, e alzare gli occhi al cielo di un tramonto tardivo e star fermi a guardare scivolare un aliante dopo l'altro, seguendo la pista del cuore. Su di noi l'alito di un sogno, continuare a scrivere fino a fondo pagina, tra l'amaro sapore di un caffè, come la vita, e il triste declinare del giorno, come le stazioni. Le stazioni della vita non sono tutte uguali, a volte ci si ferma a riflettere su cosa fummo, perchè ci accadde ciò che non meritavamo. E starsene lì, su quella panchina mezza viola e mezza sporca, forse aveva un senso. Qualcuno ha capito che non valeva la pena farsi del male per una vita che non apparteneva ad altri che agli altri e che era meglio star ad accompagnare i treni e gli alianti sul cuscino del tramonto. In fondo è stata quella la pagina più bella, scritta per un romanzo che nessuno mai leggerà ma che sta li tra le mani e parlerà di noi. E il senso è quello: girare sempre la pagina, e scoprire cosa ci sarà domani, altre strade da incrociare, altre mani da tenere, altri baci inattesi, altri silenzi, altri sorrisi. E la fortuna di essersi incontrati, seduti con le mani in mano, quella, portarla sempre con sè.
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da alexdio alle ore: 23:08 | commenti (5)
domenica, febbraio 18, 2007Tutti qui - Pescara 17-02-2007 Filtrando il concerto di Pescara, quello del 17, con una tara di malessere Scritto
da alexdio alle ore: 22:20 | commenti (6)
lunedì, febbraio 05, 2007
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da alexdio alle ore: 20:48 | commenti (12)
venerdì, febbraio 02, 2007Joy
Un timido affabulatore, un piccolo grande uomo della musica che ha saputo farci attraversare le fasi della vita, che era la sua e che era anche un pò quella di ciascuno di noi. Risvegliarsi dal panico dei momenti bui e lasciarsi portare via da chi ci ama e da chi amiamo o abbiamo amato, attraversando la città, la nostra, quella che ci è stata a volte ostile ma che custodisce le nostre membra a volte provate ed le intimità dell'anima che a volte nemmeno noi stessi conosciamo. Basta un pianoforte nero, e un pò sollevare gli occhi tra le quinte, lassù in alto, attraversare il tetto e fingere di volare su un piccolo aereo che è poi quello che noi tutti possiamo pilotare attraversando il mare infinito di nuvole di pensieri. Sentire il ticchettìo di un orologio, quello che ci portiamo dentro, perchè in noi c'è un pò di Dio e siamo molto migliori di quanto pensiamo se sappiamo tornare alla vita dopo essere precipitati nell'abisso. Back to life. E questo ciò che conta. Avere anmcora la capacità di dare un bacio, e di rinascere portandosi dal passato i fardelli pesanti dei ricordi. E su tutto le mani a legare la storia, che poi sono le nostre storie, ciascuno usa quelle mani cosi lievi per costruirsi le sue emozioni, sperando che alla vita cui siamo tornati, possiamo restarci a lungo. Il più che si può. Abbiamo preso in prestito questa notte, parole che non avremmo mai saputo dire, perchè cosi è la musica. Parla per noi. Sempre e soltanto di vita.
![]() Giovanni Allevi
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da alexdio alle ore: 00:00 | commenti (3)
martedì, gennaio 16, 2007Tienianiente. Cucaio non vuole scordare. I suoi ricordi sono acqua e l'acqua è memoria. Dovunque passi ogni cosa sfiori bagni l'acqua porta via con sè l'aver saputo e lo conserva. Anche le lacrime sono acqua. E il pianto non si beve mai in compagnia. Se non ci fosse il ricordo non ci sarebbe il dolore. E il dolore è come lo sforzo e il vino. Fa male il giorno dopo. Cucaio il giorno dopo un anno un secolo dopo tieneamente. Tienanmen. E uno sparo nel petto. Non sa più niente. Non ha parole. (da "i gusci" di Oltre)
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da alexdio alle ore: 17:40 | commenti (10)
sabato, dicembre 23, 2006Tutti qui - Roma - 22 Dicembre 2006
C'era una magìa speciale ieri sera a Roma, per l'ultimo atto di Tutti qui 2006. Un freddo pungente ha accompganato la lunga fila (i cancelli sono stati aperti per i Clabbers quasi alle 18.45) ma l'attesa è stata ripagata con una sorpresa che porterò nel cuore in questo tempo di festa e oltre.
Un piccolo regalo da scartare con gli occhi era pronto per noi sugli spalti del palazzetto, la calda voce di Claudio già giungeva nitida e rassicurante, ma era la sua presenza fisica a stupirci e a lasciarci quasi basiti.
Era seduto sugli spalti, maglietta a mezze maniche e pantaloni neri, con il microfono davanti e a sè e l'inseparabile chitarra e cantava dispensando a tutti sorrisi, divertendosi a vedere le nostre facce stupite.
Gli uomini della security ci hanno fatto disporre piano piano in cerchio attorno a lui, seduti sugli spalti ed un silenzio rispettoso e ammirato ha accompagnato la sua esibizione, breve, ma densa di emozioni.
Per me è stato come sospendere per qualche minuto i pensieri, il gelo addosso, uno stato fisico non proprio ottimale, la stanchezza del tanto viaggiare. Stare seduto tre sedie accanto a Claudio, guardandolo strimpellare la chitarra, non capita tutti i giorni. Ha cantato "Stai su" e per concludere la sua esibizione che, probabilmente era già iniziata a porte chiuse tra pochi intimi, gli è stato chiesto di eseguire un pezzo non incluso nella scaletta del concerto. Lui, con lo sguardo tra l'imbarazzato e il divertito, ha scelto Lampada Osram, eseguita con una voce come sempre cristallina ed emozionante e una faccia e un gesto irripetibili hanno accompagnato la fine della sua esibizione come per dire :visto come sono stato bravo :-) per poi esclamare, guardando l'orologio:-"Grazie a tutti, il concerto è finito. Ora andiamo sul palco, dobbiamo cantare!".
Poi andando via, prelevato dai suoi secondi, scherzando ha detto: "mi raccomando firmate la liberatoria", riferendosi al fatto che il tutto è stato ripreso da svariati operatori, con tanto di interviste finali ai fans, che probabilmente andrà a finire in qualche prossimo dvd.
Voglio sottolineare che tutto si è svolto con una calma quasi irreale, una correttezza esemplare che credo facciano onore al pubblico dei Clabbers. Non vi sono state scene di inutile isterismo ma il rispetto per l'artista è stato veramente encomiabile. Penso che occasioni simili, rare perle di contatto vero fra l'artista ed il suo pubblico, costituiscano occasioni da preservare in uno scrigno e stavolta, va dato atto ai clabbers presenti di essersi saputo meritare un momento cosi bello.
L'ultima data romana è stata veramente straordinaria in termini di voce, di spettacolo, di calore del pubblico, con tanto di gran finale natalizio con coriandoli colorati che scendevano dall'alto e tutti gli artisti a centro palco a ringraziare per questa ennesima avventura conclusa. E' stato bello anche vedere l'entusiasmo della signora Silvia che, seduta in prima fila, ha tenuto il tempo con le mani per tutto il concerto cantando molte canzoni. Chissà cosa sarà passato per la sua mente quando ha visto scorrere le immagini di Claudio bambino che oggi, come allora, continua a dispensare soprese e doni dal sapore unico a chi ha la fortuna di incrociare anche per un attimo la sua strada.
Alex
![]() Scritto
da alexdio alle ore: 15:21 | commenti (21)
martedì, dicembre 19, 2006Io e voi, amici per la musica di Claudio Baglioni Ma sa anche tacere.Se la ascoltiamo con attenzione ci rendiamo conto che, spesso, i silenzi sono importanti quanto i suoni. Proprio come in una di quelle conversazioni che ci mettono in gioco, quando le pause contano come o addirittura più delle parole, perché ci danno il tempo di mettere meglio a fuoco i pensieri, riorganizzare le emozioni e suturare certe ferite. E, cosa ancor più importante: la musica sa ascoltare. Sembra un paradosso, ma non è così. Al contrario. Credo sia proprio questa la sua qualità più intima e più nascosta. La sua qualità migliore. Mentre lei va, dentro di noi la materia sconosciuta e affascinante che dà vita ai pensieri si mette al lavoro. A volte è proprio sotto la spinta della sua sublime maieutica che prendono vita le nostre intuizioni migliori. Di quanti tra gli amici che conosciamo possiamo dire le stesse cose?
da http://iltirreno-blog.temi.quotidianiespresso.it/2006/11/27/baglioni-ai-lettori Scritto
da alexdio alle ore: 18:17 | commenti (2)
martedì, dicembre 05, 2006HERBERT MARSHALL
Herbert non aveva voce per parlare. La vita che era finita gli fece capire l'odio, forse l'amore, il tempo che tutto si portò via, la mano del destino che donava le sue carezze. Non a lui, non a lei. Sempre agli altri. Ma chi non è stato un pò Herbert, Louise e Annabelle? Ed è forse meno dura l'attesa di un attimo sentito come un'eternità, se l'eternità sa trasfigurarsi in un attimo? O è forse questo il suo pecorso, questa la sua missione, questa la sua massima aspirazione possibile. Il salto più lungo da fare è quello che non spiccò mai. Però in fondo fu meglio per Herbert ritrovarsi a parlare al cielo stellato, stando sdraiato nella nuda terra, che non aver mai vissuto ciò che perse. Scritto
da alexdio alle ore: 23:32 | commenti (2)
martedì, novembre 21, 2006Ho fatto correre i tasti per lunghissimi minuti, come ad inseguire degli spazi da colmare. Fissavo lo schermo come inebetito e ripensavo ad una notte in cui parlai delle mie ossessioni. Avevo scritto tutto ciò che ho provato, rivivendole. Poi ho sollevato lo sguardo, fissando il muro che mi separa dal mondo e dal tempo. Ho digitato ancora qualche stanca parola. Ed ho cancellato, con un gesto, tante volte ripetuto. Mi risuonano suoni metallici, mentre spio lo schermo e lo vedo inghiottire l'ennesima parte inespressa. E nessuno saprà mai il motivo. Scritto
da alexdio alle ore: 19:01 | commenti (8)
venerdì, novembre 10, 2006Segni Ti ho persa mia piccola poesia, scritta in un luminoso giorno di maggio, non sapevi dove ti avrei messa, stavi lì su un foglio stropicciato, persa nelle ombre di una tasca bucata. E da lì forse sei fuggita via, per sottrarre l'aria agli alberi, per volare su di un'onda di velluto, per vivere la tua vita semplice e vera, per prenderti piogge e grandini sul viso. Non potevi parlarle, sentire i suoi respiri, domare le sue notti di lacrime e fiele, sentire il tocco delle sue mani ambrate, facendoti cullare nelle linee della vita, nè avresti mai potuto morire in una scatola buia. Ti sei rubata la vita che volevo donarle, la morte che avrei voluto sottrarle, e come un biglietto nella bottiglia di mari sconosciuti, a un vecchio saggio parlerai di noi, e non avrai altre parole per cibo che la nostra sabbia bagnata.
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da alexdio alle ore: 00:50 | commenti (6)
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